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Spirulina e mosca soldato, coppia vincente per un futuro eco-sostenibile

spirulina
Immagine da Depositphotos

Valorizzare le matrici organiche e rispondere alla sfida della gestione dei rifiuti organici urbani combinando due strategie consolidate e indipendenti: così l’impresa IsGreen vuole coniugare l’utilizzo delle mosche soldato con la coltivazione di spirulina, in un modello virtuoso di economia circolare

Da un lato, un microrganismo utilissimo per le sue notevoli proprietà nutrizionali e i benefici che offre per la salute: la spirulina, microalga unicellulare verde-azzurra molto nota per il suo impiego nel campo alimentare, gode di una crescente popolarità ed è ormai coltivata su larga scala per le finalità più disparate, che vanno dagli integratori alimentari alla cosmesi.

Dall’altro, un insetto dalle dimensioni ben più sviluppate, che da parte sua è invece oggetto di forte interesse per il suo potenziale nell’ambito della gestione dei rifiuti organici: la mosca soldato (Hermetia illucens, per essere scientificamente accurati) è un insetto con notevoli applicazioni nel campo dell’economia circolare e dell’alimentazione animale sostenibile.

Al centro, la volontà di rispondere in maniera efficace alle sfide ambientali ancora capillarmente diffuse sul nostro territorio aderendo, appunto, ai principi di economia circolare.

Da qui l’intuizione dell’impresa IsGreen, che in Calabria opera nel campo della progettazione integrata delle green building e per la gestione virtuosa dei rifiuti e della valorizzazione delle materie prime seconde.

Spirulina e mosca soldato al servizio dell’economia circolare

Si va così a chiudere il cerchio della produzione di spirulina affiancandovi il ciclo biologico di Hermetia illucens, in un sistema integrato, unico e vantaggioso, alimentato dai rifiuti organici che ciascuno di noi genera quotidianamente e che i comuni sono chiamati in qualche modo a smaltire, con fatica e costi.

In che modo mosca soldato e spirulina possono collaborare alla gestione dei rifiuti organici?

Due organismi biologicamente distanti, dunque; due circuiti indipendenti, ma altrettanto consolidati nei rispettivi campi di applicazione. La mosca soldato è stata studiata e testata già in numerosi settori e sono ormai diffuse nel mondo diverse realtà che sfruttano questo insetto, dalle cui larve è possibile produrre mangimi ad alto valore aggiunto o materie prime seconde spendibili nel campo delle biotecnologie.

Proprio le larve di questo dittero, che nonostante il nome che porta è assolutamente innocuo, costituiscono un’importante funzione tecnologica: si tratta di organismi saprofagi e eterofagi (mangiano, cioè, un po’ di tutto) e convertono poi questo cibo in proteine, lipidi e chitina, componenti essenziali della struttura della mosca in stadio larvale, ma anche molecole utilissime dal punto di vista biologico.

Si tratta, dunque, di una risorsa importante a cui dare in pasto (letteralmente) rifiuti organici che derivano dal consumo urbano, scarti e sottoprodotti della filiera agroalimentare, che saranno poi valorizzati in ammendanti per il terreno e biomassa (le larve di mosca soldato stesse).

Esistono, tuttavia, ancora criticità legate all’allevamento della mosca soldato nera: tra queste l’anidride carbonica generata dal metabolismo dell’insetto, prodotta quindi nel corso dell’allevamento e rilasciata inevitabilmente in atmosfera. Non proprio inevitabilmente, a dire il vero: è qui che si inserisce l’intuizione di IsGreen.

L’idea è quella di sviluppare dei fotobioreattori, alternativa alle più comuni e qualitativamente meno performanti vasche di coltivazione, per la produzione di spirulina e porli in continuità con la tecnologia di smaltimento dei rifiuti organici.

Questo sistema, integrando le due tecnologie di produzione, potrà così catturare la CO2 prodotta dalle biocelle di allevamento della mosca soldato  e utilizzarla come nutrimento per le microalghe, per produrre alimenti di altissima qualità o molecole bioattive di interesse farmaceutico. Si genera valore, quindi, ma si tutela anche l’ambiente.

“L’obiettivo era chiudere il cerchio, creare un sistema integrato a emissioni zero e in grado di trasformare qualsiasi scarto in risorsa – ha commentato Jacopo Liotti, project manager dell’azienda – le caratteristiche biologiche della mosca soldato la rendono un alleato utilissimo per la gestione dei rifiuti: le larve, con la loro voracità, fanno sì che si possa gestire una quantità anche elevata di frazione organica in tempi più rapidi e in spazi ridotti rispetto alla via del compostaggio classica”.

Numeri e dimensioni della gestione degli scarti organici

D’altra parte, il problema del trattamento dei rifiuti organici è una sfida tutt’altro che chiusa nel nostro Paese: secondo i dati Ispra aggiornati al 2023, la componente organica dei rifiuti costituisce la frazione merceologica maggiormente conferita nella raccolta differenziata e la sua quantità complessiva raggiunge un totale di oltre 7 milioni di tonnellate raccolti annualmente sul territorio nazionale.

Stando alle stesse fonti, la frazione organica costituisce il 34,7% dei rifiuti urbani (circa 10,1 milioni di tonnellate, divise tra quota della raccolta differenziata e quota conferita nell’indifferenziato); di questo ammontare, però, il trattamento della frazione organica della raccolta differenziata copre solo 6,7 tonnellate, gestite principalmente attraverso impianti di trattamento integrato (anaerobico/aerobico), settore del compostaggio e impianti di digestione anaerobica.

Senza considerare che al problema del trattamento dei rifiuti si aggiunge il problema dei trasporti: molto spesso, infatti, questi rifiuti fanno moltissima strada prima di essere conferiti nei centri di trattamento, i quali – come se non bastasse – sono generalmente ben dislocati rispetto al contesto montano e collinare, che domina invece buona parte del nostro Paese.

Va da sé, scorrendo questi dati, che ci troviamo di fronte a un problema non più rimandabile: stabilire alternative efficaci, sostenibili e facilmente gestibili che permettano di ampliare e raggiungere capillarmente i centri in cui si generano i rifiuti per trattarne la frazione organica rappresenta una necessità e un’urgenza per allinearsi quanto prima agli obiettivi sfidanti che ci impone l’Unione europea.

IsGreen, in questo senso, fa la sua parte: l’impianto di gestione dei rifiuti organici utilizzando la mosca soldato si adatta benissimo solo alle realtà che contano meno di 10mila abitanti, che sono proprio la gran parte dei comuni rurali e appenninici.

Per l’azienda, la prima metà del 2024 sarà dedicata ancora alla fase di ricerca e sviluppo, per sviluppare membrane in grado di isolare dalla spirulina molecole biologiche ad alto grado di purezza.

L’obiettivo, dopodiché, è quello di stabilire entro la fine dell’anno un primo impianto di produzione di composti bioattivi ad alto valore aggiunto, coniugando come illustrato il circuito della mosca soldato e quello della spirulina.

La struttura sorgerà a Lamezia Terme, in Calabria, dove l’azienda ha già mosso i suoi primi passi in questi ultimi anni, dapprima come startup innovativa e ora in qualità di piccola impresa.

Il cambiamento climatico purtroppo ormai è una realtà – dichiara ancora LiottiNoi siamo pronti a fare la nostra parte per invertire questa tendenza e per lasciare un mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato“.

Crediti immagine: Depositphotos

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