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Carne coltivata: il dibattito si inasprisce a livello europeo

carne coltivata - discussione bioetica
Immagine da Depositphotos

La discussione sulla carne coltivata è animata e, in questo momento, affrontata più a livello di pancia che attraverso una discussione seria e completa su pro, contro, benefici e controindicazioni. Certo non aiuta la mozione portata alla Commssione europea da parte di Austria, Italia e Francia

Cosa sta succedendo intorno al dibattito sulla carne coltivata? I ministri dell’agricoltura dei Paesi membri dell’Unione hanno discusso un punto messo all’ordine del giorno da Austria, Italia e Francia contro la carne coltivata e le proteine alternative.

La nota congiunta discussa a Bruxelles – a cui si sono opposte Germania, Danimarca e Paesi Bassi, si concentra sulla richiesta di modifiche chiave al processo di approvazione normativa dell’Ue per la carne coltivata. 

Carne coltivata: agevolare un dibattito scientifico e non ideologico

La nota presentata e su cui si dovrà discutere in sede europea ha un titolo che lascia chiaramente intendere la connotazione ideologica del dibattimento: Il ruolo della politica agricola comune nella salvaguardia di una produzione alimentare di alta qualità.

In particolare, i Paesi promotori dell’ordine del giorno portano alla Commissione europea una serie di proposte che, si evince leggendo il documento, si basano su informazioni scientifiche errate. Nella nota si chiede di:

  • presentare una valutazione sull’impatto delle carni coltivate prima di qualsiasi autorizzazione normativa, per includere considerazioni etiche, economiche, sociali
  • di creare da parte della Efsa linee guida sulla regolamentazione delle carni coltivate, ispirandosi al processo normativo per i nuovi prodotti farmaceutici, compresa la necessità di studi preclinici e clinici
  • lanciare una consultazione pubblica sulle carni coltivate
    ● garantire che l’etichettatura delle carni coltivate sia limitata per evitare l’uso del termine carne

A questo proposito riceviamo e pubblichiamo su GreenPlanner.it la lettera aperta del Consiglio Agrifish. Secondo Claudio Pomo, responsabile sviluppo di Essere animali, è “evidente il contrasto tra l’atteggiamento ragionevole ed equilibrato di Germania, Danimarca e Paesi Bassi di ieri a fronte di quello a dir poco paradossale del ministro Lollobrigida che insieme a Francia e Austria chiede a Bruxelles un approccio scientifico e trasparente, mentre in Italia ha introdotto un divieto basato su una visione ideologica e del tutto anti-scientifica sul tema“.

Le richieste presentate nel documento si basano su una serie di informazioni che sono fuorvianti, inesatte e in alcuni casi del tutto false, come illustrato dalla scheda informativa diffusa da Cellular Agricolture Europe – Gfi.

Per esempio viene affermato che la carne coltivata non sarebbe più ecologica di quella convenzionale, in quanto genera fino a 25 volte più CO2 equivalente per chilogrammo di carne prodotta.

Il dato citato nella nota proviene da uno studio del Clear center della University of California, Davis, finanziato dall’industria della carne. L’utilizzo di questo studio è parte di una campagna di disinformazione che viene da mesi presentato come affidabile nonostante non sia stato ancora sottoposto al processo di peer-review, un passaggio fondamentale per quanto riguarda gli studi scientifici.

In realtà, se prodotta con energia rinnovabile, la carne coltivata potrebbe ridurre l’impatto climatico della carne fino al 92%, l’inquinamento atmosferico fino al 94% e utilizzare fino al 90% in meno di terreno rispetto alla carne bovina. E ad affermarlo è uno studio, in questo caso, peer-reviewed.

La nota mette inoltre in discussione l’attuale processo per l’autorizzazione dei cosiddetti novel food, nonostante il quadro normativo attuale sia in realtà tra i più solidi al mondo, con un’attenzione rigorosa alla trasparenza e alla sicurezza dei consumatori.

Il processo di approvazione dei prodotti a base di carne coltivata richiederà almeno 18 mesi e i tentativi di imporre barriere o di limitare la capacità della carne coltivata di arrivare sul mercato – prima che l’Efsa abbia avuto l’opportunità di esaminarne la sicurezza – minerebbero invece la legislazione alimentare vigente nell’Ue.

Inoltre, non terrebbe conto della ricerca sulla sicurezza di questo alimento già realizzata, come lo studio dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao).

Un’altra affermazione a dir poco paradossale presente nella nota è che la carne coltivata non prevederebbe standard di benessere animale più elevati rispetto alla carne convenzionale.

La dichiarazione fa riferimento al siero fetale bovino, utilizzato in passato per coltivare le cellule – e nel frattempo superato da formulazioni a base vegetale – e omette il dato che nei macelli europei vengano uccisi 8,4 miliardi di animali ogni anno (escludendo i pesci).

Il documento parla inoltre di un rischio elevato di monopolio da parte di pochi produttori industriali su larga scala, che produrrebbero carne coltivata ai danni dei piccoli allevatori con aziende a conduzione familiare.

Al contrario, aziende di ogni forma e dimensione possono decidere di dedicarsi a questa produzione, a patto che i governi finanzino la ricerca open-access, anziché lasciare l’innovazione nelle mani di aziende private.

“Sul tema della carne coltivata e delle proteine vegetali la lobby dell’industria zootecnica sta portando in Unione europea la stessa disinformazione che negli ultimi anni abbiamo visto circolare in Italia […]” conclude Pomo.

Crediti immagine: Depositphotos

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