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Dai probiotici ai postbiotici: il futuro della salute passa dall’intestino

benessere intestino
Immagine da Depositphotos

Nel vasto panorama della salute e del benessere si apre una nuova frontiera attraverso la scoperta dei postbiotici e del loro impatto rivoluzionario sul microbiota intestinale. Vediamo le differenze rispetto a probiotici e prebiotici

Le evidenze scientifiche sull’importanza di prendersi cura del nostro microbiota intestinale (così è più correttamente definito l’insieme dei minuscoli abitanti che popolano il nostro tratto digerente) stanno facendo passi da giganti e nei laboratori si sta già parlando di postbiotici.

I presupposti sono chiari: esiste una correlazione tra il profilo delle comunità di microrganismi che vivono nell’intestino e le patologie che interessano non soltanto l’infiammazione del tratto gastro-intestinale, ma anche distretti e meccanismi più distanti come le malattie neurodegenerative, la depressione e, più in generale, la nostra capacità di difenderci dalle minacce alla salute attraverso le risposte immunitarie.

Negli ultimi anni, complice forse anche la divulgazione di tali scoperte, l’attenzione del consumatore nel prendersi cura della propria salute a tavola ha registrato una forte crescita: il mercato degli integratori alimentari (tra cui rientrano pre e probiotici) viene alimentato anno dopo anno da un peso economico crescente oltre che da nuovi e continui passi avanti nella ricerca.

Tra le due categorie, però, la vera frontiera su cui investire per il futuro sembra essere una terza: quella dei postbiotici.

La scienza dei postbiotici: il caso di Akkermansia muciniphila

Anche in questo caso, va detto, grandi poteri chiamano con sé grandi responsabilità. La crescente popolarità e l’uso diffuso di questi prodotti rendono imperativo da un lato valutarne la sicurezza insieme ai vantaggi pubblicizzati prima di consentirne la commercializzazione, dall’altro definire in maniera chiara i confini di ciascuna categoria a cui appartiene ciascun supplemento, per evitare una confusione di mercato che possa mettere a rischio il consumatore.

Il concetto di postbiotico, in qualche maniera, nasce proprio da questa esigenza.

I postbiotici, ovvero tutte quelle preparazioni costituite da microorganismi inanimati e/o da loro componenti che conferiscono un beneficio per la salute all’organismo che li assume, sono un concetto nuovo.

Un concetto utile certamente per riempire un vuoto normativo nel campo dell’approvazione di nuovi additivi alimentari, ma anche un tassello recente nel panorama scientifico, che ne sta scoprendo le potenzialità soltanto ora.

Per rendere l’idea, prendiamo per esempio il caso di Akkermansia muciniphila, un microrganismo identificato soltanto nel 2004, che popola il nostro intestino ed è generalmente considerato un inquilino benefico per il nostro tratto digerente.

A seguito della sua scoperta, la capacità osservata di questo batterio di alleviare con la sua presenza nell’intestino una serie quadri patologici, spinse un cospicuo numero di ricercatori a sperimentarne le sue potenzialità come probiotico.

Per definizione, probiotici sono tutti quei microorganismi vivi che, quando somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute all’ospite: per dimostrare la sua efficacia in questo senso, nel 2013 alcuni scienziati provarono allora a testare gli effetti benefici della somministrazione del batterio vivo sui topi e, per comprovare i risultati,  scelsero di utilizzare come riferimento parallelo i risultati ottenuti dalla somministrazione dello stesso microrganismo, ma in forma pastorizzata (ucciso, cioè, attraverso le alte temperature).

Con grande sorpresa, al momento di analizzare i risultati, ci si rese conto che questo secondo esperimento aveva in realtà generato effetti benefici ancora maggiori rispetto a quelli indotti dal batterio in forma viva.

La scoperta, per quanto casuale, è servita ad aprire gli scienziati all’idea che non tutti i meccanismi e vantaggi clinici siano necessariamente legati alla vitalità dei batteri nel microbiota.

Postbiotici anziché probiotici: quali sono i vantaggi?

Una frontiera recente, quella dei postbiotici, e in quanto tale la strada della ricerca ha ancora numerosi passi da muovere: gli studi attuali sulle funzioni fisiologiche dei postbiotici si sono principalmente concentrate sull’analisi e la valutazione a livello macroscopico, mentre i meccanismi d’azione dei postbiotici a livello più basso devono ancora essere completamente chiariti.

I vantaggi che potrebbe portare un approccio postbiotico verso il mercato, tuttavia, sono già evidenti. E non riguardano soltanto la portata maggiore degli effetti benefici sulla salute che potrebbero esercitare rispetto alla controparte probiotica, ma anche già la semplicità offerta da questa alternativa.

Le formulazioni di tipo postbiotico attualmente sembrano superare i probiotici vivi in termini di tecnologia, sicurezza e costo di produzione per tutta una serie di fattori, tra cui il loro buona assorbimento, metabolismo e distribuzione all’interno dell’organismo.

Basti pensare che la produzione di probiotici ha ovviamente bisogno di numerose accortezze che riguardano la gestione di microrganismi vivi, che per essere efficaci devono rimanere tali fino alla ingestione del prodotto (e anche oltre, fino al loro insediamento nel nostro intestino).

Senza considerare tutta la fase di approvazione del prodotto da parte delle autorità regolatorie: va da sé che, in presenza di una nuova formulazione da proporre sul mercato, sia generalmente molto più facile dimostrare la sicurezza di prodotti che contengano elementi inanimati piuttosto che microrganismi in perfetto stato di salute, per quanto benefici possano essere.

Che, in verità, è proprio quel che è successo alla nostra precedente conoscenza, Akkermansia muciniphila: nel 2022 la Commissione europea ha autorizzato l’utilizzo della forma pastorizzata (postbiotica) del batterio come novel food e questa potrà quindi ora essere inclusa negli integratori alimentari e negli alimenti destinati a scopi medici speciali.

La formulazione probiotica, che consiste cioè di batteri vivi, resta esclusa invece da questa delibera. I primi segnali, dunque, ci sono già: investire su un approccio postbiotico in futuro può essere una strategia vincente non soltanto in un’ottica di promozione della salute, ma anche a livello economico in vista di un road to market più semplice e veloce.

Crediti immagine: Depositphotos

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