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Il costo economico e sociale dei cambiamenti climatici è altissimo

costi della crisi climatica
Immagine da Depositphotos

Il cambiamento climatico è già qui e i suoi impatti non si misurano solo con i termometri, ma anche con l’andamento dei nostri conti in banca. Che, sempre più spesso, rischiano di andare in rosso a causa degli aumenti delle spese per la salute, il cibo e l’energia legati alle variazioni del clima. Uno studio li ha quantificati e anche per il nostro Paese il messaggio è chiaro: bisogna agire adesso, senza lasciarci travolgere dalle preoccupazioni

Il cambiamento climatico, oltre a rendere più frequenti gli eventi meteorologici estremi, a intensificare le ondate di calore e a contribuire allo scioglimento delle grandi masse ghiacciate, è anche un potentissimo moltiplicatore di disuguaglianze.

I suoi impatti non sono, infatti, distribuiti in modo uniforme sulla popolazione e colpiscono di più le fasce più povere, che già oggi spendono una frazione importante del proprio reddito per soddisfare le necessità di base, come il cibo, le forniture energetiche e la salute.

Con un paradosso crudele, considerato che proprio le fasce più povere sono, sia oggi sia in prospettiva storica, quelle che emettono meno gas serra.

Adesso, uno studio condotto dal Centro euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici per conto dell’European Economic and Social Committee ha quantificato gli impatti economici dei cambiamenti climatici, delle politiche di adattamento e mitigazione per le famiglie dell’Ue27.

Per farlo, gli autori dello studio hanno usato i dati statistici forniti dall’Eurostat e i dati climatici provenienti principalmente da Era5 (il dataset del Copernicus Climate Change Service) e li hanno combinati con le proiezioni dai modelli Cimp6 e dagli Shared Socioeconomic Pathways (Ssps).

I costi del cambiamento climatico si riverseranno maggiormente sui Paesi del Sud Europa

In particolare, lo studio, che ha come orizzonte il 2050, ha preso in esame i tre canali attraverso i quali i costi del cambiamento climatico possono influire sulle famiglie: le variazioni nei modelli di spesa, le riduzioni o gli aumenti della produttività del lavoro, le riduzioni o aumenti della disponibilità e del valore del lavoro.

Il primo dato che emerge dalla ricerca è il divario Nord-Sud, che indica come le spese per la salute, l’alimentazione e l’elettricità siano destinate ad aumentare soprattutto nell’area meridionale dell’Unione.

In particolare, si stima che tra queste tre spese quella sanitaria farà segnare l’incremento più elevato: le perdite agli impatti sulla salute, aggregate per l’Ue più il Regno Unito, sono quantificate in 36 miliardi di euro per lo scenario di 1,5°C, rispetto a oggi, 65 miliardi di euro nello scenario di 2°C e oltre 122 miliardi di euro nello scenario di 3°C.

Oltre l’80% delle perdite si registrano nell’Europa meridionale e l’aumento maggiore della spesa sanitaria è previsto a Cipro e in Grecia, seguite da Spagna, Croazia, Italia e Portogallo.

Nelle regioni meridionali l’effetto sarà regressivo, il che significa che le famiglie più povere dovranno affrontare un aumento della spesa sanitaria maggiore rispetto ai gruppi socio-economici più ricchi.

Stessa dinamica anche per quanto riguarda l’alimentazione. I cambiamenti climatici causeranno infatti un aumento della spesa media delle famiglie nella maggior parte dei Paesi dell’Ue compresa tra lo 0,81% e lo 0,74% (a seconda dello scenario climatico considerato).

L’incremento maggiore della spesa alimentare è previsto a Cipro, in Grecia, Spagna, Italia e Portogallo. In particolare, gli autori della ricerca stimano che l’aumento della spesa alimentare legato ai cambiamenti climatici sarà regressivo nell’Ue orientale, dove le famiglie più povere dovranno affrontare un aumento significativamente maggiore della spesa per il cibo.

La buona notizia è che, secondo lo studio, la spesa energetica diminuirà leggermente nell’Ue, tra lo 0,5% e l’1% a seconda dei vari livelli di innalzamento delle temperature.

Ciò è dovuto principalmente a una contrazione della spesa per il gas osservata in tutta l’Ue, ma questo risultato nasconde un moderato aumento (di circa il 4%) della spesa per l’elettricità.

Anche in questo caso, la spesa per le famiglie povere dovrebbe aumentare in misura relativamente maggiore rispetto a quelle ricche, perlomeno nell’Ue settentrionale e meridionale.

Cambiamenti climatici: sotto la lente i costi del loro impatto sulle famiglie

Lo studio colma una lacuna importante, dato che fino a oggi gran parte delle valutazioni di impatto economico erano concentrate sui costi degli impatti del cambiamento climatico o delle azioni di adattamento o di mitigazione e mancavano studi che quantificassero le tre dimensioni in modo congiunto.

Inoltre, nelle valutazioni d’impatto a livello economico, i costi dei cambiamenti climatici erano di solito misurati in termini di riduzioni del Pil o della produzione, mentre l’impatto sulle famiglie era scarsamente considerato.

Considerati questi risultati, non stupisce che i cambiamenti climatici siano tra i primi motivi di preoccupazione nel nostro Paese.

Secondo un sondaggio condotto dal Dipartimento di Scienze del Sistema Nervoso e del Comportamento dell’Università di Pavia su un campione di 1.000 persone, le sfide globali che più preoccupano i cittadini sono i cambiamenti climatici e la perdita della biodiversità (indicati da 7 italiani su 10), la violenza e i conflitti (indicati da 7 italiani su 10), e la diffusione di malattie e il peggioramento dello stato di salute (indicati da 1 italiano su 2).

In generale, le donne risultano più preoccupate per il futuro del pianeta, mentre per gli under 30 il tema centrale sono i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità.

Sono invece i cittadini tra i 30 e i 40 anni quelli più preoccupati per le condizioni di lavoro e la disponibilità di beni primari come acqua, cibo e alloggi sicuri.

Secondo gli intervistati l’educazione e l’istruzione potrebbero essere determinanti per affrontare le crisi e le difficoltà e un contributo rilevante potrebbe arrivare anche dalla cooperazione internazionale.

Tuttavia, nonostante la maggioranza degli intervistati concordi sul valore di queste soluzioni, solo 1 su 5 ha dichiarato di essere fiducioso sul fatto che la comunità globale sia davvero in grado di cooperare per raggiungere questi obiettivi e solo 1 intervistato su 4 ritiene di poter contribuire in prima persona ad affrontare le sfide globali più preoccupanti.

Crediti immagine: Depositphotos

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