Le tempeste solari estreme, un fenomeno legato ai cambiamenti magnetici della superficie del Sole, possono provocare blackout energetici a livello globale; una ricerca ha verificato la conoscenza di questo evento e la conseguente reazione dei cittadini
Il Sole è la nostra fonte di vita, perché ci fornisce calore e ci consente di generare energia. Tuttavia, a causa dei potenti fenomeni fisici che avvengono all’interno di questa stella, è anche fonte di preoccupazioni e di potenziali problemi.
In particolare a causa delle tempeste solari estreme, o super tempeste, eventi intensi caratterizzati da cambiamenti magnetici sulla superficie del Sole, che causano esplosioni di gas ionizzato e particelle cariche, con rilascio di enormi quantità di energia.
Il fenomeno, influenzato dal ciclo solare con picchi di attività di circa 11 anni, può interferire con le attività terrestri, provocando fenomeni aurorali, distorsioni magnetiche e interruzioni nelle comunicazioni elettroniche, con potenziali impatti sulle reti elettriche ed energetiche, sui satelliti e sulle infrastrutture di comunicazione dati.
Accettare il fenomeno delle super tempeste solari, preparandosi al futuro
Blackout a livello globale e compromissioni nella rete energetica mondiale possono avere pesanti ripercussioni per la civiltà moderna, sempre più data driven e dipendente dal digitale.
Siamo pronti, quindi, ad affrontare le conseguenze pratiche e psicologiche di una minaccia simile? Lo ha chiesto Geonode, azienda che si occupa di gestione delle reti di dati e del loro accesso sicuro, ai suoi clienti ricevendo risposte che indicano che le aziende sono ancora impreparate a un evento del genere.
Certo, è difficile immaginarsi soluzioni e preparare una difesa verso qualunque minaccia. Tuttavia, lo dobbiamo fare proprio in virtù del fatto che oggi siamo indissolubilmente legati ai dati e alla infrastrutture di distribuzione delle informazioni e dell’energia.
Il primo di settembre del 1859 si verificò la più grande tempesta solare mai osservata dagli astronomi: all’epoca, fortunatamente, le aziende e i cittadini non erano dipendenti come oggi dalla tecnologia e l’evento, pur causando danni ingenti, non ebbe conseguenze.
Un evento del genere – c’è una probabilità del 12% che possa ripetersi nel prossimo decennio – nella società attuale potrebbe invece causare danni per trilioni di euro. Come dovremmo allora proteggerci?
Olesia Komarov, meteorologa presso Geonode, suggerisce di prestare attenzione ai seguenti passaggi:
- valutazione del rischio, esamindo attentamente la vulnerabilità dell’azienda al clima spaziale
- rafforzare le infrastrutture, aumentando la resilienza delle infrastrutture a rischio, in particolare le reti elettriche e i sistemi di comunicazione satellitare
- sensibilizzazione del pubblico, aumentando gli sforzi per educare cittadini, dipendenti e stakelhoder al clima spaziale e ai suoi potenziali impatti
Ecco come le super tempeste solari possono influenzare la nostra vita quotidiana
Un evento simile a quello del 1859 potrebbe danneggiare i trasformatori dell’intera rete elettrica. Questo scenario comporterebbe interruzioni di corrente e avrebbe conseguenze economiche a causa del tempo necessario per la manutenzione.
Le conseguenze potrebbero essere pesanti, lasciando milioni di persone al buio e disconnesse da app e dalla rete di dati.
Le tempeste solari possono infatti causare un blackout digitale. Studi scientifici hanno verificato che intense tempeste solari possono bloccare i nostri smartphone, interrompere il servizio Gps e interrompere le linee di comunicazione.
Le grandi tempeste solari rappresentano quindi una minaccia esistenziale dal punto di vista socio-economico, colpendo tutti, dai negozi locali alle aziende internazionali.
Eventi estremi di questo tipo potrebbero interrompere le catene di approvvigionamento, fermare le industrie e mettere al tappeto l’economia globale.
“Invece di reagire a una minaccia, le aziende possono proteggere le loro operazioni dalla minaccia delle tempeste solari includendole nei loro piani di gestione del rischio” conclude Josh Gordon, esperto di clima spaziale in Geonode.












