Home Eco Lifestyle Presenza degli uccelli nelle zone agricole, il drammatico declino non si ferma

Presenza degli uccelli nelle zone agricole, il drammatico declino non si ferma

rondine in pianura padana
Immagine di Roberto Parmiggiani per Lipu

La presenza di specie comuni di volatili in Pianura Padana continua a diminuire, insesorabilmente e drammaticamente perché ogni perdita di biodiversità porta con sé conseguenze anche per le altre specie, animali e vegetali, ma anche per l’uomo

Troppo semplice schierarsi a favore o contro le misure a difesa dell’ambiente senza avere il conforto di tutte le informazioni al contorno. La cattiva informazione fa più male della mancanza di informazione.

Così gli appoggi alla protesta degli agricoltori alle misure del Green Deal non possono prescindere da valutazioni legate alla salute delle persone e alla difesa della biodiversità: in Pianura Padana, infatti, il Farmland Bird Index 2023 (indice sugli uccelli di ambiente agricolo) mostra che la scomparsa dei volatili raggiunge ormai il 50%.

L’indice è calcolato dalla Lipu su incarico del ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle foreste, nell’ambito della Rete rurale nazionale.

Secondo la Lipu, Lega italiana protezione uccelli, “meno 36% nel complesso degli ambienti agricoli in Italia, addirittura meno 50% in Pianura Padana. Sono ancora peggiori dell’anno precedente i nuovi dati 2023 sulla presenza di uccelli nelle zone agricole, a conferma che il Green Deal e la transizione ecologica devono proseguire senza indugi e anzi rafforzarsi, sapendo conciliare le esigenze della produzione agricola con l’indispensabile tutela della biodiversità“.

I dati del nuovo Farmland Bird Index sono drammatici – spiega Federica Luoni, responsabile Agricoltura della Lipu – con 20 delle 28 specie prese in esame, ossia oltre il 70% del totale delle specie, con indici di popolazione in declino significativo. Si tratta, tuttavia, di numeri purtroppo attesi, poiché nessuna delle politiche e delle misure che avevano lo scopo di invertire la tendenza è stata messa in atto“.

Nonostante il quadro negativo, le possibilità di ripresa ci sono – conclude Luoniin particolare in quelle aree agricole dove la produzione è meno intensiva e industriale, e dove la biodiversità ancora è presente.

Per questo è importantissimo incentivare le misure naturalistiche, in Europa e in Italia, dalle quali l’agricoltura non può che trarre beneficio in termini di salute del suolo, presenza di impollinatori, ricchezza dei servizi ecosistemici, qualità del cibo e del paesaggio. Il futuro è questo“.

I dati della scomparsa dei volatili in Pianura Padana

Lo studio del Farmland Bird Index descrive l’andamento delle popolazioni degli uccelli comuni delle aree agricole.

L’agricoltura intensiva degli ultimi decenni, secondo questi dati, ha portato al crollo di specie in passato molto presenti, come la rondine (-51%), l’allodola (-54%) o la passera d’Italia (-64%), più che dimezzate, la quasi scomparsa di specie come l’averla piccola (-72%), il saltimpalo (-73%), il torcicollo (-78%), il calandro (-78%),

Il degrado non colpisce soltanto le zone di pianura ma anche i mosaici mediterranei e gli ambienti collinari, specialmente delle zone del centro e del sud Italia, dove otto specie su nove (torcicollo, upupa, usignolo, saltimpalo, verdone, cardellino, verzellino e ortolano, mentre la nona, il rigogolo, ha un trend in aumento) stanno vivendo un calo numero consistente a causa della banalizzazione dei paesaggi agricoli e dell’uso di prodotti chimici.

In leggera ripresa appare invece l’indice per le specie delle praterie montane, come stiaccino, culbianco e altre, pur attestandosi però su un -24% complessivo.

L’analisi della Lipu si conclude con una constatazione che non lascia spazio alla soggettività: “Se le popolazioni degli uccelli agricoli sono diminuite del 36% dal 2000 al 2023, e se nelle aree di maggiore pressione dell’agricoltura intensiva e di urbanizzazione, ossia in pianura, la metà degli uccelli è andata persa (-50%), allora urge l’approvazione di quelle norme europee che possono ridare spazio alla biodiversità prevedendo il ripristino di ambienti andati distrutti (elementi del paesaggio, zone umide di pianura) e un rafforzamento della Pac in difesa dell’ambiente, ripristinando per esempio l’opzione del 4% dei terreni da lasciare incolti, troppo frettolosamente posticipata“.

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