Home Green Jobs Olio vegetale esausto: da problema ambientale a nuova risorsa attraverso le biotecnologie

Olio vegetale esausto: da problema ambientale a nuova risorsa attraverso le biotecnologie

recupero olio esausto
Foto di Rdne Stock project da Pexels

Trasformare l’olio vegetale esausto, notoriamente difficile da smaltire, in una risorsa sostenibile a cui dare nuovo valore: in Puglia, ha raccolto questa sfida Rewow, startup innovativa che studia come gestire lo scarto delle nostre cucine e restituirlo sul mercato sotto forma di nuovi prodotti

Il punto di partenza è quello di un problema ambientale spesso sottovalutato, che riguarda ciascuna delle nostre case, ma le cui dimensioni sfuggono nella maggior parte dei casi alla nostra conoscenza: l’olio esausto, cui non fa eccezione quello alimentare prodotto negli ambienti domestici.

L’olio esausto è considerato generalmente un rifiuto pericoloso e richiede una gestione di smaltimento speciale per via del suo elevatissimo potenziale inquinante.

In un perfetto approccio di economia circolare, si dimostra così vincente e provvidenziale l’idea che muove Rewow, startup innovativa pugliese, di sviluppare una tecnologia che consenta di recuperare questo scarto per renderlo non soltanto innocuo, ma per trasformarlo soprattutto in una nuova materia prima da cui generare valore.

La startup, nata nel dicembre 2020, prende le mosse da un contesto biotecnologico già vivace e da questa base solida attinge per sviluppare una soluzione innovativa che non solo gestisca il rifiuto, ma che lo converta in risorse utili.

“Tutto è nato durante il mio periodo di postdoc all’estero, in Svezia, dove lavoravo sulla valorizzazione della filiera della carta – racconta Antonino Biundo, Ceo e co-founder di Rewow, ma anche postdoc Marie Skłodowska Curie Actions (Msca) all’Università di Bari nel campo delle biotecnologie – Lì, mentre ero in cucina per preparare delle patatine fritte, ho pensato che l’olio esausto, che viene utilizzato per la produzione di biocarburante, potesse essere usato per la produzione di qualcosa a più alto valore aggiunto.

Da qui, con colleghi, abbiamo cominciato a testare la possibilità di usare delle tecnologie innovative per trasformare questo scarto in un prodotto che possa essere utilizzato in diversi campi”.

L’impatto ambientale dell’olio alimentare esausto

Le conseguenze di una gestione irresponsabile di questo rifiuto, d’altra parte, dovrebbero destare più di qualche preoccupazione a livello ambientale e lasciano così campo aperto per chiunque sia in grado di trovare soluzioni innovative per rispondere alla domanda: se non smaltito correttamente e disperso in fiumi, mari e bacini idrici, un solo chilogrammo di olio vegetale esausto è infatti in grado di inquinare una superficie d’acqua pari a 1.000 m2.

Questo per via delle sue proprietà chimiche e fisiche, che fanno sì che l’olio, immiscibile in acqua, finisca per creare una sottile patina superficiale che da un lato impedisce l’ossigenazione dell’acqua, dall’altro si oppone alla penetrazione dei raggi solari in profondità nell’ambiente acquatico.

In questo modo la vita sott’acqua viene messa a rischio e l’equilibrio ecologico fortemente compromesso.

Ugualmente problematico è il destino dell’olio da cucina quando viene smaltito nella rete fognaria, pratica purtroppo assai comune nell’ambiente domestico: in questo caso la natura viscosa del rifiuto fa sì che esso intasi condutture e depuratori, minando il buon funzionamento della rete fognaria stessa.

Da rifiuto pericoloso a nuova risorsa: l’idea di Rewow

Da questo punto di vista, l’applicazione tecnologica sviluppata da Rewow è versatile e promettente, poiché contribuisce a rispondere ai problemi legati allo smaltimento non corretto degli oli esausti, promuovendo al contempo l’uso responsabile delle risorse.

Attraverso un enzima appartenente alla famiglia delle oleato idratasi, Rewow riesce a trasformare gli acidi grassi insaturi contenuti in questi oli in nuove molecole, utili per la costruzione di polimeri da destinare allo sviluppo di biomateriali o all’industria cosmetica come ingredienti funzionali.

È proprio in questa seconda nicchia che si posiziona principalmente la startup attualmente: sebbene l’idea iniziale fosse quella di sviluppare materiali plastici per fare packaging, l’impresa ha effettuato presto un riposizionamento delle sue mire di mercato quando le analisi effettuate sulla tecnologia hanno mostrato benefici e qualità maggiori e costi più sostenibili nella produzione di ingredienti funzionali in cosmetica, utili per la formulazione di creme solari e prodotti di make-up.

Spesso per lo stesso scopo sono utilizzate molecole come i poliacrilati, di origine fossile e non biodegradabili, oppure disperdenti derivati dall’olio di ricino, che viene però importato per lo più da Paesi Asiatici.

L’eventualità di poter ottenere componenti di ottima qualità a partire da una risorsa non soltanto recuperata, ma anche prodotta in gran quantità sul nostro territorio (dove la frittura in cucina è trasversale da Nord a Sud) rappresenterebbe dunque un’idea vincente non soltanto dal punto di vista della sostenibilità, ma anche a livello dei costi di produzione.

Per far sì che questo accada, il progetto Rewow, che al momento è ancora su scala di laboratorio, non disdegna la collaborazione di iniziative biotecnologiche simili, sviluppatesi soprattutto in Europa: possibili competitor, che anziché considerare minacce diventano invece utili partner per procedere velocemente verso livelli di maturità e Trl (Technology Readiness Level) più elevati.

“Il nostro obiettivo è quello di creare una società sostenibile e per questo motivo siamo sempre più convinti che le collaborazioni con diversi attori del settore possano dare una spinta all’innovazione per arrivare sul mercato. Questo ci ha permesso di creare contatti con aziende nazionali e internazionali così da poter implementare sempre di più la nostra tecnologia” sostiene di nuovo Biundo.

Il quale, ci sembra, nutre in effetti un alto giudizio sul valore della collaborazione e del coinvolgimento tra e di più parti in questo percorso di sostenibilità. Lo dimostra il fatto che la rete di partner con i quali crescere in questa scala verso il mercato sia destinato ad ampliarsi ulteriormente.

“I prossimi obiettivi sono quelli di portare avanti progetti pilota con aziende cosmetiche per testare i nostri prodotti e identificare possibili cambiamenti nella formulazione o nella filiera di valore, così da creare processi completamente sostenibili supportando anche la filiera locale.

Sul lungo termine prospettiamo la possibilità anche di dare valore alla società creando posti di lavoro anche grazie alla costruzione di un nostro laboratorio e impianto per implementare le nostre tecnologie e lavorare in un’ottica di innovazione costante. Questo permetterebbe di rispondere direttamente ed essere in prima linea per salvaguardare il nostro Pianeta“.

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