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Pendolaria 2024, il trasporto ferroviario in Italia non migliora

treni pendolari
Immagine da Depositphotos

Legambiente ha pubblicato il Rapporto Pendolaria 2024 che fotografa una situazione statica del trasporto ferroviario in Italia, con differenze marcate sulla qualità e quantità del servizio, confermando un netto divario di livello dei servizi tra nord e sud e tra linee principali e secondarie

Il rapporto appena pubblicato da Legambiente sulla situazione del trasporto ferroviario in Italia – Pendolaria 2024 – fotografa una situazione stantia del servizio, con problematiche conosciute e non risolte e con un netto divario prestazionale e di qualità tra le linee del nord Italia e quelle del sud.

Ci sono, inoltre, differenze evidenti anche tra i convogli che transitano sulle linee principali e quelli delle linee secondarie, che impattano soprattutto sui viaggiatori pendolari, che devono recarsi omgni giorno al lavoro tra ritardi, cancellazioni, convogli vecchi e servizi degradati.

Ci sono tuttavia anche note positive, che preferiamo elencare prima di evidenziare i punti negativi. In primo luogo continua la ripresa del numero dei viaggiatori giornalieri: nel 2023 Trenitalia ha dichiarato per i Frecciarossa un +7% rispetto al 2019, per gli Intercity +10% rispetto al 2019 e per il trasporto regionale +18% sempre rispetto al 2019.

Continua anche il piano di elettrificazioni di Rfi che ha terminato la Roccaravindola-Isernia in Molise e ha in previsione di attivare circa 1.200 km di linea entro il 2026, per un investimento complessivo che supera i 2 miliardi di euro.

Tuttavia, nonostante gli investimenti effettuati tramite risorse europee, nazionali, regionali e di Trenitalia attraverso i contratti di servizio, l’età media dei treni circolanti torna a salire, seppur di poco, a 15,8 anni.

Purtroppo le note negative sono molto più pesanti delle poche positive. Le corse dei treni regionali e l’età media dei treni nel sud Italia sono distanti dai livelli del resto del Paese; inoltre, la media di 18,1 anni di età dei convogli, in calo rispetto a 19,2 anni del 2020 e dei 18,5 del 2021, è ancora molto più elevata dei 14,6 anni del nord.

Sempre al sud ci sono ancora situazioni critiche, come quella della linea Palermo-Trapani via Milo (chiusa dal 2013 a causa di alcuni smottamenti di terreno), della Caltagirone-Gela (chiusa a causa del crollo del Ponte Carbone l’8 maggio 2011) o quelle delle linee a scartamento ridotto che da Gioia Tauro portano a Palmi e a Cinquefrondi in Calabria, il cui servizio è sospeso da 11 anni e dove non vi è alcun progetto concreto di riattivazione.

Infine, cosa davvero grave, per la prima volta dal 2017, la legge di Bilancio non prevede fondi né per il trasporto rapido di massa, il cui fondo è stato definanziato, né per la ciclabilità e la mobilità dolce, né per il rifinanziamento del fondo destinato alla copertura del caro materiali per i progetti finanziati o in via di realizzazione e neanche per il fondo di progettazione, con gravi conseguenze sui lavori in corso e futuri.

Bisogna – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – invertire la rotta e puntare su importanti investimenti per il nostro Paese, a partire dal Mezzogiorno, finanziando le prioritarie infrastrutture: ossia nuove linee ferroviarie a doppio binario ed elettrificate, treni moderni, veloci, interconnessioni tra i vari mezzi di trasporto e con la mobilità dolce, garantendo accessibilità e uno spostamento dignitoso e civile.

Il Governo Meloni non rincorra inutili opere come il Ponte sullo Stretto di Messina, ma pensi ai reali problemi di mobilità del Sud Italia e dell’intero Paese. Oggi la vera sfida da realizzare al 2030 è quella di un cambiamento profondo della mobilità nella direzione della decarbonizzazione e del recupero di ritardi e disuguaglianze territoriali“.

Se si vogliono rispettare gli obiettivi del Green Deal, secondo Legambiente, si devono invece prevedere fino al 2030 nuovi finanziamenti pari a 500 milioni l’anno per rafforzare il servizio ferroviario regionale con l’acquisto e il revamping dei treni; 200 milioni l’anno per migliorare il servizio Intercity o l’aumento di almeno 1 miliardo del Fondo Nazionale Trasporti.

Crediti immagine: Depositphotos

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