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L’insostenibile leggerezza… del carrello della spesa

carrello spesa
Immagine da Depositphotos

Fare la spesa costa sempre di più e con gli stipendi che non si allineano agli aumenti dei prezzi i consumatori prestano più attenzione a cosa comprano e a evitare gli sprechi. Se comunque la priorità rimane il costo, l’attenzione alle questioni ambientali continua a rimanere elevata

Quando si tratta di aumenti dei prezzi dei generi alimentari, non c’è bisogno di leggere studi e statistiche. Basta confrontare quello che oggi, spendendo la stessa cifra, mettiamo nel carrello della spesa con quello che riuscivamo a farci stare un anno fa: meno e non di poco.

Questo perché il settore agroalimentare è al centro di una tempesta perfetta in cui si intrecciano guerre e conflitti, gli aumenti dei prezzi delle materie prime, gli impatti dei cambiamenti climatici e le follie dei mercati speculativi.

Risultato? Secondo i dati di Coldiretti, nei primi tre mesi del 2023 gli italiani hanno acquistato in media il 4,7% in meno di prodotti alimentari spendendo però quasi l’8% in più.

È chiaro quindi che i consumatori abbiano provato a correre ai ripari, modificando i propri comportamenti d’acquisto e prestando più attenzione a cosa comprano e quando.

Un’indagine condotta dall’Istituto di ricerca internazionale YouGov per conto di Readly su un campione di quasi 1.000 persone ha provato a quantificare questi cambiamenti.

Che sono, com’era prevedibile, molto diffusi: il 79% degli intervistati ha infatti dichiarato di aver modificato le proprie abitudini di consumo. In particolare, il 44% sceglie ora di acquistare generi alimentari in offerta; quasi uno su quattro ha ridotto carne e pesce e l’11% compra meno frutta e verdura.

Un terzo ha inoltre tagliato le spese per i ristoranti. Per fortuna, anche in un contesto segnato da una contrazione dei consumi, solo l’11% evita di acquistare biologico per motivi di costo e quasi la metà degli intervistati compra solo quello che è sicuro di riuscire a mangiare.

Se è vero che gli italiani prestano più attenzione a quello che comprano, non dimostrano però altrettanta consapevolezza quando si tratta delle implicazioni ambientali delle proprie scelte alimentari.

È il dato che emerge da una ricerca condotta dal Centro Alimenti e Nutrizione del Crea su un campione di oltre 800 persone e pubblicata sulla rivista Nutrients.

In effetti, oltre la metà degli intervistati ha deciso di ridurre il consumo della carne per questioni ambientali, mentre il 27% non lo ha fatto e non intende farlo in futuro, almeno non per regioni legate alla salvaguardia dell’ambiente.

Altro dato rilevante, gli intervistati accettano come alternative alla carne i legumi, le uova, il pesce, i formaggi e la frutta secca, ma in quasi tre casi su quattro respingono altri cibi come gli insetti.

Di poco più bassa (intorno al 60%) la percentuale di quelli che rifiutano prodotti di origine vegetale che mimano la carne con derivati Ogm sia la carne sintetica.

E proprio le innovazioni che stanno trasformando il settore agroalimentare e i loro legami con la sostenibilità sono state al centro di un’altra indagine, questa volta condotta dall’agenzia di ricerca Appinio su un campione di quasi 600 persone.

Per quasi tre quarti degli intervistati gli alimenti sostenibili hanno un basso impatto ambientale e gli alimenti sani vengono associati principalmente ai cibi freschi e/o non trasformati (per il 63% del campione) e a quelli biologici (51%) e con scarso contenuto di grassi.

Oltre i tre quarti non conoscono o hanno una scarsa conoscenza delle tecniche di miglioramento genetico, ma maggiore è il livello di istruzione, maggiore è la loro conoscenza.

Tra gli obiettivi delle modificazioni genetiche, quasi la metà degli intervistati indicano l’aumento della resistenza delle piante alle malattie e agli insetti (48%).

Crediti immagine: Depositphotos

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