Home Eco Lifestyle Rischi climatici: l’Europa è il continente più esposto ed è poco preparata...

Rischi climatici: l’Europa è il continente più esposto ed è poco preparata ad affrontarli

crisi climatica
Immagine di Depositphotos

Secondo una valutazione dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (Aea), insieme al Cmcc, i rischi climatici in Europa hanno già raggiunto livelli critici, che potrebbero diventare catastrofici in assenza di interventi urgenti e decisivi. Un tema da attenzionare al meglio anche in vista dell’obbligo per le imprese italiane di assicurarsi per i rischi catastrofali 

Caldo estremo, siccità, incendi boschivi e, allo stesso tempo, inondazioni e piogge monsoniche violente: effetti del cambiamento climatico che si acuiranno nei prossimi anni. Una previsione che prende forma anche negli scenari più ottimistici e che può incidere pesantemente sulle condizioni di vita in Europa.

Sono i risultati della prima edizione dell’European Climate Risk Assessment (Eucra) effettuata da Aea, con il coordinamento di Cmcc e con la partecipazione di 23 esperti dei tre istituti di ricerca del Cmcc, per contribuire all’individuazione delle priorità politiche in materia di adattamento ai cambiamenti climatici e in supporto ai settori sensibili al clima.

Il dato più preoccupante è che in Europa le politiche e gli interventi di adattamento non tengono il ritmo con la rapida evoluzione dei rischi climatici e, in molti casi, un adattamento incrementale non sarà sufficiente.

Inoltre, poiché numerose misure per migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici richiedono molto tempo, possono essere necessari interventi urgenti anche per rischi non ancora critici.

In particolare, l’Europa meridionale è in pericolo per gli incendi boschivi e per gli effetti disastrosi delle ondate di calore e della scarsità di acqua sulla produzione agricola, sul lavoro all’aria aperta e sulla salute umana.

Le inondazioni, l’erosione e l’infiltrazione di acqua salata minacciano le regioni costiere europee a bassa quota, comprese molte città densamente popolate.

Che fare dunque? Secondo la valutazione di Aea, per affrontare e limitare i rischi climatici in Europa, gli Stati membri devono collaborare coinvolgendo anche i livelli regionali e locali laddove si rivelino necessari interventi urgenti e coordinati.

La valutazione individua in Europa 36 principali rischi climatici nell’ambito di cinque grandi gruppi: ecosistemi, alimenti, salute, infrastrutture, economia e finanza.

Sono già necessari interventi più incisivi per oltre la metà dei principali rischi climatici individuati dalla relazione, di cui otto da attuare con particolare urgenza, principalmente per preservare gli ecosistemi, limitare l’esposizione umana al calore, proteggere la popolazione e le infrastrutture da inondazioni e incendi boschivi e garantire la sostenibilità dei meccanismi di solidarietà europei, come il Fondo di solidarietà dell’Ue.

Intanto l’ultima legge di bilancio obbliga le imprese ad assicurarsi contro gli eventi catastrofali: le imprese italiane dovranno, infatti, stipulare contratti assicurativi a copertura dei danni che potrebbero derivare a terreni e fabbricati, impianti e macchinari nonché attrezzature industriali e commerciali, in occasione del verificarsi di eventi catastrofali.

“Gli eventi naturali dello scorso luglio, ancor più di quelli catastrofali – spiega Elisabetta Pinciroli, presidente di Adenes Italia, holding costituitasi tra Saint Roch e Groupe Adenes con l’obiettivo di  offrire servizi assicurativi – al di là degli aspetti finanziari, hanno evidenziato significative sfide operative nel mercato assicurativo a tutti i livelli, in termini di efficacia dei processi di gestione dei sinistri, rispetto alle aspettative di assicurati e clienti. È essenziale affrontare queste problematiche in maniera efficace per evitare ripercussioni future, tenendo conto anche che tali fenomeni saranno purtroppo sempre più frequenti e di sempre maggiore portata. Vogliamo contribuire a una riflessione sugli aspetti organizzativi peculiari per la gestione dei sinistri legati a questi eventi e sull’impatto che essi hanno sul profilo reputazionale del mercato. È importante che ci si fermi per un momento di riflessione guardando anche alle esperienze organizzative in essere in Paesi che hanno dovuto affrontare questa sfida prima di noi (Francia, Germania e Olanda in particolare). Possiamo prendere spunto da chi ha già sperimentato delle soluzioni: ora è il momento di agire. Ci auguriamo che il dibattito di questi mesi innescato dai nuovi provvedimenti legislativi possa aumentare la consapevolezza di tutti, aziende e cittadini”.

Crediti immagine: Depositphotos

Condividi: