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La comunicazione nell’era del greenwashing: rischi e opportunità

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Immagine da Depositphotos

Le università che insegnano comunicazione si stanno muovendo per definire nuovi modelli di comunicazione orientati alla multidisciplinarietà, come arma di prevenzione nei confronti del greenwashing

Una buona reputazione in ambito Sostenibilità è in grado di creare valore; una falsa buona reputazione, invece, genera esternalità negative arrivando a penalizzare le aziende che operano bene.

Questo, in sintesi, il filo conduttore dell’evento False Esg: Narrazioni aziendali (in)autentiche?, patrocinato dalla Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (Ferpi) e ospitato dall’Università Iulm di Milano lo scorso 6 marzo.

Un panel ricco di relatori che hanno analizzato rischi e opportunità dei trend attuali in materia di narrazione di Sostenibilità. Partiamo da un dato di fatto: il Parlamento europeo, seppur con qualche rallentamento, sta lavorando per definire un nuovo approccio alla Sostenibilità.

Il regolamento sui requisiti delle agenzie di rating Esg, la direttiva contro il greenwashing e quella sulla Corporate Responsibility Due Diligence sottolineano l’importanza di un’informativa corretta, accurata e affidabile, meglio ancora se validata da un revisore legale o da un soggetto terzo indipendente, da parte delle aziende nei confronti degli stakeholder.

Il rischio? Causare un danno a consumatori e investitori che fanno affidamento su quelle informazioni per prendere decisioni; dal punto di vista giuridico il greenwashing si avvicina al concetto di falso in bilancio, con tutto quello che ne consegue.

Prevenire il greenwashing attraverso nuovi modelli di comunicazione

Le università lo hanno capito, tant’è che si stanno muovendo in modo coordinato sulle tre direttrici (ricerca, didattica e terza missione) per definire nuovi modelli di comunicazione orientati alla multidisciplinarietà, come arma di prevenzione nei confronti del greenwashing.

conferenza ferpi

Secondo Federica Ricceri, professore di Economia Aziendale Iulm, esperta in Sustainability Reporting, “È importante affiancare a competenze di tipo tecnico quelle di tipo critico per fare detection di fenomeni di greenwashing. Inoltre, è importante avvicinare il mondo delle aziende per comprendere i processi intorno alla Sostenibilità“.

Dati, pensiero critico e conoscenza interna dell’azienda diventano i pilastri tangibili ed evidenti all’occhio esterno degli stakeholder per costruire le fondamenta della credibilità e, di conseguenza, della buona reputazione.

Secondo Ada Rosa Balzan, founder e Ceo di Arb, autrice ed esperta di tematiche Esg, “i processi trasparenti sono uno degli elementi chiave. L’approccio deve essere scientifico; bisogna sdoganare un percorso che dipende anche dalla governance dell’azienda“.

Già, la G di Governance. Spesso trascurata perché meno attraente di un indicatore che misuri la percentuale di donne tra il top management, l’utilizzo di forza lavoro minorile o le emissioni in atmosfera, in realtà è qui che si gioca la vera partita della Sostenibilità.

Affrontare l’argomento della governance, infatti, richiede un’introspezione quasi filosofica sul purpose, o senso di impresa, sui valori etici e sull’autenticità della stessa narrazione.

Dal modello di governance disegnato e adottato seguirà la definizione di obiettivi sociali e ambientali coerenti e adeguati. Oggi siamo a un punto zero: “più del 60% dei manager non ha chiarezza dei criteri Esg, con il rischio di scivolare nella moda o nell’adempimento burocratico. Bisogna formare i manager all’integrated thinking e alla lungimiranza come capacità di andare oltre ai risultati di esercizio per vedere i cambiamenti generati” sostiene Cristiana Rogate, founder Refe – Strategie di sviluppo sostenibile.

Cambiare la prospettiva, lavorare sul concetto di autenticità, interrogarsi su processi e dati, ridurre l’emotività di una narrazione eccessiva: sono queste le sfide che le aziende devono affrontare per raccontare e raccontarsi.

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Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora come consulente e formatore in ambito sistemi di controllo interno, compliance e gestione dei rischi e come coach in ambito life e business coach. Crede nella Sostenibilità come modello imprenditoriale e come generatore di valori condivisi all'interno di un gruppo. Curiosa per natura, nel tempo libero le piace leggere, correre all'aria aperta, praticare pilates e dedicarsi alla degustazione di vini | Linkedin

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