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Rifiuti tessili, idee per il recupero e il riuso delle fibre, riducendone gli sprechi

riuso delle fibre tessili

Parlamento e Commissione europea chiedono di adottare obiettivi più vincolanti per la lotta allo spreco di fibre tessili, portando almeno al 20% la riduzione dei rifiuti nei processi di lavorazione. Ma si lavora anche a idee di riuso e di recupero delle fibre

Il settore tessile in tutta la sua catena ogni anno produce una grande quantità di rifiuti, si parla a livello globale di più di 92 milioni di tonnellate annue (K. Niinimäki 2020), di cui solo una minima parte, attorno all’8%, riesce a essere recuperata e rigenerata a nuova vita.

Inoltre, grazie a studi di Lca (Life cycle assesment), si è stimato che durante la produzione stessa di fibre di nuova generazione, almeno un 20% del materiale venga perso.

Questi dati mostrano che urge più che mai adottare soluzioni efficaci e innovative per il settore tessile, così da riuscire a valorizzarne a pieno gli scarti e i rifiuti.

I deputati europei, a questo proposito, invocano anche l’introduzione di una estensione dei sistemi di responsabilità del produttore (Epr), attraverso i quali i produttori che vendono prodotti tessili nell’Unione europea dovrebbero coprire i costi per la raccolta, lo smistamento e il riciclaggio separato

Idee e soluzioni per il riuso e il recupero delle fibre tessili

Sul tema si è tenuto recentemente, presso il dipartimento di biotecnologie e bioscienze dell’Università degli studi di Milano – Bicocca, l’evento Ideas and solutions for the recovery and reuse of textile fibres (idee e soluzioni per il recupero e il riuso delle fibre tessili), promosso da Chimica Verde Bionet (Cvb) e da Federcanapa in collaborazione con il consiglio di coordinamento didattico di biotecnologie Bicocca Biotech@BtBs (GreenPlanner era mediapartner).

Lo scopo principale dell’evento era quello di affrontare i problemi legati al recupero, ripristino e riuso delle fibre tessili, che a oggi non vengono ancora a pieno valorizzate al termine del ciclo di vita di un indumento.

Questo è stato fatto portando diverse realtà presenti sia sul territorio nazionale, ma anche europeo, le quali stanno affrontando questi problemi per così identificare delle soluzioni innovative e applicabili a livello industriale.

Spesso capita che il mondo della moda si vesta di una serie di problemi legati anche a una errata, se non falsa, comunicazione di sostenibilità; si sente spesso parlare di fast fashion, greenwashing, false etichette e ingannevoli simbolismi che circondano questo settore.

Di notevole interesse durante l’incontro è stato l’intervento di Marco Ricchetti, coowner di Blumine (la socia di Richetti, Aurora Magni, è collaboratrice della testata giornalistica Greenplanner.it) che ha portato alla luce argomenti come: zombie data, falsi miti e certificazioni a livello regolatorio.

Gli zombie data non sono altro che informazioni screditanti, fuorvianti, false e inverificabili, che possono circolare per anni e diventare rappresentative di un settore; per esempio, concetti come: è la seconda industria più inquinante al mondo, il 20% dell’inquinamento delle acque deriva dalla moda o che è causa del 10% delle emissioni totali di CO2, sono tutte informazioni vecchie e ormai non più verificabili perché le fonti originare sono diventate obsolete e rimosse dalla letteratura.

Il problema quindi di questi zombie data è che proprio come degli zombi, seppure antiquati, sembrano ancora vivi e possono causare non pochi danni.

Per combatterli, secondo Ricchetti “serve incrementare le certificazioni a livello regolatorio e, a livello europeo, ottenere delle direttive mirate per ridurre l’impatto ambientale e così proteggere i consumatori e l’intero mercato dal greenwashing“.

Un altro tema affrontato, in questo caso raccontato dalle aziende, è il problema del sorting (smistamento) delle fibre tessili per poter effettuare un riciclo in modo efficace e mirato.

La difficoltà sta proprio nel sorteggiare le varie fibre dalle diverse componenti presenti negli indumenti di scarto, in modo da riuscire a recuperare la parte rivalorizzabile dell’indumento, eliminando tutti quegli inserti non riciclabili e destinati allo smaltimento.

Realtà italiane e internazionali come Ita Group, Ommi, Closecoop e Ntgas.no stanno proprio lavorando in impianto su queste tematiche. A oggi, le migliori tecnologie che permetto un sorting efficace sono quelle che si basano sulla combinazione di una lavorazione meccanica e di opportuni rilevatori in grado di indentificare e sorteggiare le fibre in base alla loro composizione.

Una volta recuperate le fibre, queste possono essere avviate verso processi di preparazione, processamento e riciclo meccanico/chimico per così effettuare un upcycling del materiale di scarto di partenza ottenendo un nuovo prodotto tessile.

Invece, altre realtà come quella di Radici Group stanno puntando alla realizzazione di tessuti tecnici ideali per lo sport i quali, in caso di danno come uno strappo, possono essere efficacemente recuperati e rigenerati, per tornare nuovamente a essere tessuti tecnici ideali per ogni applicazione.

Il concetto è quello di dotare gli indumenti di specifici marchi che permettano il riconoscimento immediato del prodotto e così del materiale da cui è composto, in modo da avviarlo verso un mirato trattamento di recupero e rigenerazione.

Making sustainable products the norm (rendere la normalità i prodotti sostenibili) è stato il titolo d’intervento di Paolo Foglia, fondatore di Orienta, una compagnia di consulenza per strategie e opportunità in termini di sostenibilità.

Seguendo questa filosofia, Foglia ha presentato tre aspetti fondamentali che dovrebbero essere coordinate di riferimento per la generazione di prodotti sostenibili per così renderli parte della nostra quotidianità:

  1. promuovere l’ecodesign per creare prodotti più sostenibili, circolari e con migliori performance in termini di tempo e utilizzo
  2. responsabilizzare e proteggere i consumatori dato che questi hanno un ruolo fondamentale nel supportare la transizione ecologica
  3. promuovere dei modelli di business responsabili e sostenibili per le aziende di ogni settore

Quello che emerge da tutta la giornata è che a oggi si deve puntare alla realizzazione di fibre di qualità e performanti, evitare al meglio gli sprechi dell’industria tessile e puntare i riflettori sul riciclo delle fibre.

Una fibra performante e di qualità ha ottime capacità meccaniche e di resilienza nel tempo, sia in termini di durata dell’indumento ma anche in termini di riuso della fibra stessa per nuove generazioni.

Fibre, come quelle derivanti dalla canapa, hanno ottime capacità per poter essere integrate al meglio all’interno di capi a uso comune e permettere un miglioramento in termini di sostenibilità del settore della moda.

articolo realizzato da Andrea Pasquale

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