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Perché costruire città spugne

città spugna

Continuiamo a costruire, nonostante siamo ai primi posti in Europa nella classifica delle superfici cementificate, e continuiamo a farlo nonostante un territorio estremamente fragile che già adesso paga un prezzo altissimo ai cambiamenti climatici. Le città spugna sono una risposta efficace a questo stato di cose, e in più offrono parecchi altri vantaggi

Le chiamano città spugna, infrastrutture verdi e soluzioni basate sulla natura in Canada e in Europa, sistemi di sviluppo a basso impatto negli Stati Uniti, progettazione urbana sensibile all’acqua in Australia, infrastrutture naturali in Perù.

Al di là delle differenze, tutto sommato trascurabili, si tratta di interventi che hanno in comune la consapevolezza che le inondazioni urbane, la siccità e l’effetto isola di calore possono essere contrastati, sostituendo per quanto possibile le superfici impermeabilizzate nelle città con parchi, giardini, spazi verdi, zone umide, strisce erbose e pavimentazioni permeabili.

Non si tratta di innovazioni recentissime: il termine città spugna ha infatti cominciato a circolare in Cina intorno al 2000, in risposta al tradizionale modello di sviluppo urbano basato su colate di asfalto e sterminate distese di edifici in cemento.

Da allora, anche in risposta un’alluvione che nel 2012 ha colpito Pechino, causando quasi un centinaio di vittime, e lo sconcerto di larghe fasce della popolazione, le autorità cinesi hanno trasformato la città spugna in una politica nazionale, applicata in prima battuta a una trentina di distretti sparsi in tutto il Paese.

Da lì in avanti, complici l’aggravarsi della crisi climatica e la necessità di trovare risposte ai crescenti livelli di inquinamento di molte aree urbane, in molti hanno iniziato a guardare alle città spugna come possibile soluzione.

Oltre a rendere più permeabili gli spazi urbani, i progettisti delle città spugna spesso intervengono sulle reti fognarie, con bacini di ritenzione dell’acqua in eccesso e con l’integrazione tra sistemi artificiali e naturali.

In questo modo, si riesce a catturare, trattenere e raccogliere l’acqua piovana in eccesso, che può poi essere riutilizzata per l’irrigazione e, se necessario, può essere trattata per l’uso domestico.

Inoltre, vantaggio non trascurabile, le città spugne sono amiche della biodiversità e migliorano significativamente il benessere degli abitanti: più aree verdi equivalgono a meno inquinamento, più silenzio, più spazi per muoversi, giocare e costruire relazioni significative.

Anche il nostro Paese, sempre più colpito dagli impatti della crisi climatica, con lunghe ondate di calore e siccità che si alternano a fasi brevi con precipitazioni intensissime, inizia a guardare alle città spugna come modello a cui guardare per modificare la progettazione urbana.

Di recente, la Città metropolitana di Milano e Gruppo Cap hanno presentato il progetto Città metropolitana Spugna: grazie a un finanziamento di oltre 50 milioni di euro, erogato nell’ambito del Pnrr, il progetto prevede 90 interventi in 32 Comuni, per un’area pari a 530mila metri quadrati, con l’obiettivo di migliorare le infrastrutture e arrivare a una gestione più sostenibile delle acque meteoriche.

In particolare, sono stati avviati i lavori nel comune di Pieve Emanuele, che interessano una superficie di più di 14mila metri quadrati. Una prima tranche riguarda piazza Allende, che sarà disconnessa della rete fognaria mediante la realizzazione di box alberati, di trincee drenanti e di pozzi di infiltrazione.

Nei pressi della scuola primaria verrà poi realizzato un nuovo sistema di drenaggio per la strada e il parcheggio basato su trincee drenanti e pozzi di infiltrazione e disconnessione dalla rete fognaria.

Oltre a migliorare il decoro urbano e ad aumentare la resilienza agli eventi estremi, questi interventi consentiranno anche un risparmio energetico di oltre 4.500 kWh all’anno, con un conseguente abbattimento dei costi di gestione.

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