Home Green Jobs Qual è il Future of Work? Quello che mette l’experience delle persone...

Qual è il Future of Work? Quello che mette l’experience delle persone al centro

future of work
Immagine da Depositphotos

Al centro dell’evento, organizzato da Idc, il futuro del lavoro che, attraverso la tecnologia – automazione e intelligenza artificiale messe al servizio del lavoratore – deve trovare un giusto equilibrio tra spazi di lavoro – fisici o virtuali -,competenze e vita personale

La domanda che ci si pone sempre, quando si affronta il tema del futuro del lavoro è se automazione e Generative Ai sono in grado di cambiare il modello attuale.

E se, sono anche in grado di bilanciare vita privata e professionale aumentando, al tempo stesso, la produttività, lasciando spazio all’innovazione e alla focalizzazione su quelli che sono gli obiettivi aziendali. Infine, si deve dare risposta ai timori che riguardano la perdita dei posti di lavoro.

È quanto si è discusso al forum sul Future of Work che Idc ha organizzato a Milano, ponendo ai partecipanti al panel le domande esposte qui sopra… tuttavia, le risposte sull’evoluzione del lavoro e sul loro impatto rimangono inespresse.

Verso un approccio dinamico al futuro del lavoro

Le domande sull’evoluzione del lavoro le pone Andrea Siviero di Idc Italia: l’Ai rimpiazzerà tutti i lavori, oppure è meglio chiedersi come ci aiuterà a fare meglio il nostro lavoro?

L’analista ammette che siamo ancora distanti dal future of work, perché i dipendenti italiani evidenziano frustrazione e lamentano mancanza di comunicazione in azienda; inoltre, sul tema dell’automazione, i dipendenti sono divisi quasi equamente tra chi ci crede e chi la teme.

future of work

Altro punto delicato riguarda il tema degli spazi di lavoro perché per il ritorno in ufficio non si ha bisogno di sapere quando avverrà, ma perché deve avvenire? Perché si deve tornare in ufficio e quali attività richiedono un ufficio fisico per essere svolte?

Non esiste ancora una risposta esauriente a questa domanda, ma è necessario che al centro del dibattito sul Future of Work venga messa l’experience delle persone, che richiede un approccio sempre più personalizzato, attraverso device e hardware specializzati e piattaforme che favoriscono la comunicazione e la collaborazione, per lavorare meglio.

Ammette infatti Carlo Albini di Enel che “il problema della centralità delle persone non è la tecnologia, ma gli altri umani – capi, colleghi, clienti, fornitori – che fanno diventare l’experience delle persone povera“.

Quindi, il focus delle aziende non deve cristallizzarsi sulla tecnologia, bensì sull’ingaggio delle persone e sugli strumenti e le attività che servono a tenerle coinvolte e a far sviluppare loro le competenze professionali necessarie.

Ecco perché l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle organizzazioni – nel 2024 l’investimento in Ai delle aziende, secondo Idc, raggiungerà il 25% – interessa molto anche Hr che guarda con favore agli sviluppi tecnologici per la gestione dei talenti, per formarli e farli crescere, ma anche per analizzare l’organizzazione e l’efficacia del lavoro.

Fotografia perfetta di come l’adozione dell’intelligenza artificiale dipenda soprattutto dai profili professionali più che dalle industry in cui opera l’azienda; ogni professionalità, infatti, necessità di funzionalità specifiche e ha esigenze diverse… e qui si torna al tema della personalizzazione dell’experience.

specificità ai in azienda

Conferma Luca Gaslini di Hp Italia: “oggi siamo attrezzati per affrontare quello che succederà nel mondo del lavoro, ovvero l’hybrid work, ma solo le aziende più attente riusciranno ad attrarre talenti“.

La tecnologia giusta permetterà di mantenere la produttività: che significa sempre più raggiungere, attraverso un bilanciamento tra vita privata e lavoro, le migliori prestazioni lavorative.

La tecnologia gioca un ruolo fondamentale per l’automazione del lavoro e per la gestione dei luoghi di lavoro, ma è anche necessaria una governance del dato, per capire come le persone lavorano e come usano i sistemi e le piattaforme di lavoro. La tecnologia è quindi un abilitatore e non si sostituisce al dipendente, afferma Nora Cecini di Ricoh Italia.

Anche perché, spiega Antonio Matera di Opentext, dal 2021 al 2023 sono stati generati 73 zettabyte di dati (ovvero 10 elevato a 21, pari a un triliardo di byte) e queste informazioni raddoppieranno nei prosssmi 2 anni.

La sfida per aziende e lavoratori, quindi, è riuscire ad acquisire e gestire tutte queste informazioni, per il 90% di tipo non strutturato. Oggi, la maggior parte degli investimenti It vengono effettuati per la gestione del dato strutturato, ma questo, ora, non è più sufficiente.

Crediti immagine: Depositphotos

Condividi: