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Anche se l’antropocene incombe, nell’olocene siamo e qui restiamo

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Immagine da Depositphotos

C’è la mano dell’uomo nei cambiamenti climatici? Il clima ha cominciato a mutare davvero con l’aumento dell’uso dei combustibili fossili durante la rivoluzione industriale, alla fine del settecento…

L’Olocene ha vinto sulla proposta di mutare era in quella antropocenica: gli scienziati della sottocommissione sulla stratigrafia del quaternario, un organismo dell’Unione internazionale di scienze geologiche, raccolti lo scorso inizio di marzo, hanno detto che cambiare era non sarebbe stato giustificato dai criteri usati per definire la cronologia della Terra.

Ciò però, da notare bene, non significa che l’impronta dell’uomo sull’era che viviamo non sia stata riconosciuta. Anzi: c’è chi afferma che l’antropocene potrebbe essere iniziato da quando l’uomo si è dedicato all’agricoltura, interagendo sul territorio che lo ospitava.

Si deve al meteorologo Paul Crutzen e all’immunologo statunitense Eugene Stoermer l’ideazione del termine antropocene. Era il 2000. Gli stessi avrebbero identificato le ricadute dei test nucleari del 1952, con pesanti riverberi sul clima.

Secondo i geologi – si legge in un articolo pubblicato su Internazionale.it, firmato da Erle C. Ellis, che insegna geografia e sistemi ambientali all’università del Maryland – viviamo nell’olocene da circa 11.700 anni, cioè dalla fine dell’ultima era glaciale.

Le società umane influenzano la biodiversità e il clima con l’agricoltura da migliaia di anni, ma circa cinquecento anni fa questi cambiamenti hanno subìto un’accelerazione con l’inizio del colonialismo europeo. Come ha osservato Crutzen, il clima ha cominciato a mutare davvero con l’aumento dell’uso dei combustibili fossili durante la rivoluzione industriale, alla fine del settecento“.

Fonti fossili, idrocarburi e radioisotopi dei test nucleari hanno lasciato tracce indelebili ed “evidenti nel suolo, nei sedimenti, negli alberi, nei coralli e in altre testimonianze geologiche. Il picco di plutonio nel lago Crawford, in Canada, scelto dal gruppo di lavoro come sito di riferimento per determinare l’inizio dell’antropocene, è ben marcato nei sedimenti del fondale“.

Marco Alberto Bologna, dell’università di Roma Tre, è stato raggiunto dall’Ansa per un commento sulla decisione di non battezzare l’era antropocentrica e lui si è trovato d’accordo con la scelta della commissione.

L’Antropocene non è una questione geologica – afferma Bolognaè una trasformazione globale ben diversa. Stiamo provocando una mostruosa trasformazione del clima – fatto che non si vuol far capire per questioni di natura economica – e abbiamo eliminato ecosistemi, usiamo troppe risorse e viviamo in ambiente altamente inquinato. Credo ci sia poco da soffermarsi su questioni formali“.

Crediti immagine: Depositphotos

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