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La Camera approva il nuovo Codice della Strada: le reazioni delle associazioni dei parenti delle vittime

codice della strada
Immagine da Depositphotos

La Camera dei Deputati ha approvato la proposta del ministro Salvini del nuovo Codice della Strada, ma senza accogliere le richieste avanzate da mesi in sede parlamentare e nelle ultime settimane dalle associazioni familiari vittime sulla strada

L’Italia ha un tasso di mortalità stradale di 53 persone per milione di abitanti, significativamente superiore alla media europea (26 in Gran Bretagna, 36 in Spagna). Inoltre, il nostro Paese è in ritardo nella riduzione degli incidenti mortali, registrando solo un -15% nell’ultimo decennio, rispetto alla media europea del -22%.

Tuttavia, nonostante le richieste avanzate dalle associazioni dei familiari delle vittime della strada, il nuovo Codice della Strada non ha recepito nessuna delle proposte avanzate, sebbene il ministro Salvini avesse dichiarato che “il 25% delle osservazioni fatte nelle audizioni è stato accolto“.

Per le associazioni, che in questi mesi hanno chiesto più volte un confronto, l’approvazione è una brutta notizia perché la riforma rappresenta un passo indietro per la tutela della vita umana.

Per Paolo Pozzi e Angela Bedoni, genitori di Lucia, investita e uccisa a 17 anni, nella notte di Natale del 2004, a Melegnano, “è una giornata triste per l’Italia: l’approvazione alla Camera del nuovo Codice della Strada è una brutta notizia perché questa riforma rappresenta un passo indietro per la tutela della vita umana.

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: troppe persone muoiono a causa della velocità delle automobili, nel nostro Paese, quasi il doppio rispetto agli altri paesi europei. È la prima causa di morte tra i giovani, proprio come nostra figlia Lucia.

Ma il nuovo codice, insieme a decreti e direttive, limita gli autovelox, ostacola i provvedimenti comunali di riduzione della velocità e addirittura delega il governo ad aumentare i limiti, per esempio“.

Le critiche delle associazioni al nuovo codice

Come riportato nell’analisi legale dell’esperto di sicurezza stradale Andrea Colombo, la riforma viene criticata perché ha un impianto molto chiaro: debole con i forti e forte con i deboli.

Da una parte, meno regole, meno limitazioni, meno controlli, meno sanzioni e più libertà di circolare e andare veloci nelle città per auto, moto, camion per il trasporto merci…; dall’altra parte, regole più restrittive, meno spazio in strada e quindi, meno sicurezza per i veicoli più leggeri e gli utenti più vulnerabili – pedoni, ciclisti, micromobilità, bambini, anziani, disabili.

Si rivela una riforma contro la sicurezza stradale, con limiti di velocità più alti, restrizioni all’uso di autovelox e controlli automatici in generale, nessun intervento reale sulla distrazione alla guida.

Una riforma contro la mobilità sostenibile, con uno stop immediato alla realizzazione di nuove ciclabili urbane e soltanto una sanzione per chi viola le aree pedonali anche più volte al giorno.

Una riforma contro i Comuni, con nuovi regolamenti e decreti ministeriali che decideranno se, come e dove le città possono usare leve come Ztl, telecamere e sosta regolamentata.

In sintesi, il nuovo Codice della Strada, secondo il parere delle associazioni dei familiari delle vittime della strada:

  • diminuisce la sicurezza stradale
  • boicotta la mobilità sostenibile
  • indebolisce i Comuni
  • rende più difficili i controlli per velocità e sosta abusiva
  • rende possibile l’aumento dei limiti di velocità
  • diminuisce le multe per i limiti di velocità e transito in Ztl e aree pedonali
  • boicotta le Zone a Traffico Limitato e le Aree Pedonali

Sulla mobilità attiva in particolare, il nuovo Codice:

  • blocca la realizzazione di nuove piste e corsie ciclabili
  • restringe la possibilità del doppio senso di marcia per le bici
  • riduce la possibilità di realizzare le case avanzate
  • rende le strade ciclabili meno sicure
  • rende inutile il metro e mezzo salvaciclisti con la clausola “ove la strada lo consenta”
  • crea confusione con l’introduzione di nuove Zone Ciclabili
  • obbliga in futuro i ciclisti a casco e targa

Crediti immagine: Depositphotos

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