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Perché evitare di mangiare carne a Pasqua

allevamento agnelli
Immagine da Pixabay

Agnelli, capretti ma anche polli e grandi animali sono sempre più maltrattati negli allevamenti intensivi. E a Pasqua...

Diventa sempre più importante fare una scelta di campo quando mettiamo la carne in tavola. O evitarla completamente o scegliere animali che sono stati allevati con protocolli degni della salute dell’animale, ma anche dei successivi acquirenti.

Ci sono 5 parametri che l’Organizzazione mondiale della sanità animale (Oie) ha ben identificato (e per la verità non da oggi, bensì dal 1965). Questi prevedono:

  1. libertà dalla fame, dalla malnutrizione e dalla sete
  2. libertà dalla paura e dal disagio
  3. libertà dallo stress da calore e dal disagio fisico
  4. libertà dal dolore, dalle ferite e dalle malattie
  5. libertà di esprimere le proprie caratteristiche comportamentali

Eppure, questi protocolli sono disattesi sempre più in un mercato che fa conti con dati da capogiro: dall’inizio del 2024, fa qualche calcolo Animal Equality, che rileva come, solo in Italia, siano stati macellati oltre 54 milioni di animali per il consumo di carne, tra mucche, vitelli, polli, tacchini, maiali e agnelli.

Un totale di 675.000 animali macellati al giorno, quasi 500 animali al minuto. L’anno scorso, sono stati quasi 620 milioni, senza contare i milioni di pesci uccisi per l’industria ittica.

Dati che collimano con abusi e violenze subite dagli animali da parte dell’industria della carne in Italia e nel mondo, tra ambienti sovraffollati, maltrattamento genetico, violenze e viaggi insostenibili verso i macelli.

Uno sguardo sul mercato degli animali in Italia

Realtà come Esseri Animali e Open Cages continua a segnalare quello che sta succedendo: si va dai polli che presentano evidenti segni di maltrattamento, come ulcere che si sviluppano perché gli animali stanno a contatto con i propri escrementi.

I segni sono ben visibili anche nelle vaschette esposte nei supermercati. Dovrebbero allarmare, così come allarmante è il costo di vendita: tanto basso da dare poco senso al sacrificio di quello stesso animale.

Andrew Knight, veterinario e professore di benessere animale presso la Griffith University, spiega: “Le razze di polli a crescita rapida e le condizioni di sovraffollamento vengono utilizzate dai supermercati per massimizzare i profitti, ma i polli possono risentirne.

Questo è visibile da alcune caratteristiche della carne, come le ustioni ai garretti e il white striping, che i consumatori possono vedere con i propri occhi, come mostrato in questo report… I garretti (tallone) dei polli subiscono ustioni quando i polli sono costretti a riposare su pavimenti carichi di urina e feci per settimane intere“.

Anche l’azienda di ristorazione Kfc è stata invitata dall’associazione Essere animali a impegnarsi a sottoscrivere lo European Chicken Commitment anche in Italia e garantire standard più elevati per i polli allevati dai loro fornitori.

La richiesta nasce sulla base di un’indagine sotto copertura realizzata all’interno di quattro allevamenti intensivi di polli di un fornitore di Kfc Italia.

Il sacrificio degli agnelli pasquali

E con la Pasqua si prevede l’importazione di 750mila agnelli, costretti a subire viaggi estenuanti, soprattutto dall’Est Europa; circa 300mila sono i cuccioli macellati solo nel periodo pasquale. Possiamo, dobbiamo fare a meno di questi simboli sacrificali.

E come afferma Ombretta Alessandrini, campaign manager di Animal Equality Italia: “Sempre più persone decidono di adottare un’alimentazione vegetale avendo a cuore le vite di tutti gli animali. Smettere di consumare carne e gli altri prodotti di origine animale significa smettere di finanziare un’industria che sfrutta gli animali condannandoli a sofferenze terribili“.

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