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Raimante: il nuovo materiale che riutilizza le fibre composite

raimante

Innovazione circolare è anche partire dai materiali già esistenti, magari preziosi e complessi come le fibre composite, per creare un nuovo materiale da riciclo

Innovazione fatta dagli sfridi di fibre come il carbonio, la fibra di vetro, il kevlar o il lino: è quella di Raimante, materiale che porta nel nome la crasi tra il cognome del suo inventore, il designer Enrico Raimondo e la parola diamante.

L’idea è partire dagli enormi quantitativi di scarto di industrie del Made In Italy, come quello delle automobili e reintrodurre sul mercato oggetti, per ora artigianali, realizzati con queste laminazioni di materiali preziosi.

Oggi questa tipologia di scarti non si può riciclare se non tramite un processo di pirolisi, che è un processo di decomposizione termochimica, ma che comporta un grande dispendio di energia e provoca un impatto ambientale significativo.

Infatti per ogni tonnellata di fibre di carbonio riciclate in questo modo corrispondono circa 4,7 tonnellate di emissioni di CO2. A questo si aggiungono anche i costi economici elevatissimi degli scarti, che per un produttore di componenti in fibra di carbonio di medie dimensioni, con uno scarto settimanale di circa 2.000 metri quadri di materiale, si attesta oltre i 7 milioni di euro all’anno.

A cui vanno aggiunti i costi per gestirli come rifiuti speciali a fine vita.

I brevetti e le applicazioni

Raimante è un materiale con sette brevetti a livello europeo, per il riuso e l’accoppiamento in settori diversi di queste fibre composite che vanno dall’interior design agli accessori, dal food and beverage al settore moda.

scarpe in raimante

La sua innovazione circolare sta proprio nella filiera virtuosa, che usa tramite l’upcycling tutte le laminazioni delle fibre per destinarle a nuovi settori.

La creazione di bottiglie in Raimante

Un settore inaspettato come destinazione d’uso è quello del Food and Beverage, perchè Raimante ha un brevetto che permette la certificazione alimentare di oggetti creati per questo settore sia secondo le normative del Ministero della Salute Italiano che per il mercato americano (certificazione Fda).

bottiglie in raimante

Con l’azienda agricola Giannitessari sono state create delle bottiglie del formato da due e tre litri di un loro vino fatte a mano con il Raimante.

Un lungo processo di sovrapposizione di scarti di laminazione di carbonio, aggiunti strato per strato in uno stampo, fino al raggiungimento del giusto spessore, a cui è seguita poi una fase di trattamento superficiale esterno ed esterno.

Le bottiglie di design in Raimante sono così risultate molto leggere, pesano solo 450 grammi, infrangibili, permettendo stoccaggio e trasporto più agili, mentre le fibre di questo materiale non permettono alla luce di passare e con la loro pressione interna superiore ai 15 bar aiutano a preservare la qualità del vino nel tempo.

In ottica circolare sono anche dei contenitori che possono essere restituiti all’azienda e riempiti nuovamente, innescando buone abitudini tra i consumatori.

Sviluppi futuri

In questo momento è un materiale per cui ci sono in atto delle collaborazioni con l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (Unimore) dove è stata fatta la caratterizzazione del materiale, ovvero lo studio del comportamento sotto sforzo meccanico e la sua durabilità; a breve inizierà con un altro ateneo una tesi dedicata alle potenzialità dei suoi usi.

Nell’anno in corso c’è lo sviluppo di partnership industriali per la produzione in rotoli, che dovrebbe portare all’automazione dei processi.

Ecco, nelle parole di Raimondo, il perchè di questo materiale e le prospettive che intravede: “Riusando questi sfridi in tempo reale non solo elimino le emissioni, ma eseguo un nuovo materiale a impatto zero. Basti pensare che a fine del 2025 il fabbisogno mondiale di fibra di carbonio sarà maggiore della produzione stessa (dati di previsione del Gruppo Hera, Bologna, 2023), quindi grazie a questo nuovo materiale, posso diminuire in modo tangibile la forbice tra produzione e fabbisogno“.

I futuri sviluppi anche dopo la partecipazione a inizio marzo a Jec, la fiera internazionale dei materiali compositi a Parigi, guardano a nuovi settori, che così racconta Raimondo: “Quelli che sto iniziando ad approcciare ora sono il mondo navale, l’aerospaziale, i settori del ciclo e motociclo, l’arredo-design e l’elettrico”.

Nuove possibili soluzioni attraverso una filiera di riuso per sostituire la plastica e avere un’alternativa più leggera e prestazionale in varie applicazioni.

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Luisa Prina CeraiLuisa Prina Cerai: piemontese trapiantata a Milano, storica dell'arte, lavora come freelance nella comunicazione tra uffici stampa e digital. Si occupa di circular storytelling come consulente e nel suo progetto instagram @Pensierocircolare | Linkedin
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