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La moda sostenibile cerca nuove parole per arrivare al cuore degli acquirenti

campagna Rufa per Mmr
Immagine Rufa - Mmr

Milano ospita in questi giorni anche la Fashion Revolution Week ed è l’occasione per capire come sollecitare l’attenzione dei consumatori su acquisti di moda sostenibile

La moda sostenibile cerca canali di comunicazione adeguati per sollecitare l’interesse degli acquirenti. Interessante, dunque è un progetto sviluppato dagli studenti del corso di Graphic Design di Rufa (Rome University of Fine Art) che hanno lavorato alla realizzazione di una campagna creativa dove l’attenzione si è concentrata sui principali problemi ambientali e sociali connessi al fast fashion.

Al progetto hanno collaborato gli esperti di Movimento Moda Responsabile e dell’associazione no-profit Rén collective.

Valore della moda responsabile e consumo più consapevole sono state le linee guida dei quattro diversi concept creativi sviluppati pensati per una diffusione multicanale, che spingono il lettore a ragionare sulle conseguenze climatiche, etiche e sull’inquinamento causati dalla cosiddetta moda veloce.

Il lavoro finale è stato presentato attraverso i social durante la Fashion Revolution Week di Milano dal (fino al 24 aprile 2024). Le campagne realizzate hanno il duplice obiettivo di informare le persone sia sulle problematiche legate al fast fashion e al consumo compulsivo, sia sulla possibilità di creare una moda alternativa, legata a pratiche più sostenibili lungo l’intera filiera di produzione e di vendita dei capi di abbigliamento.

L’intento, quindi, è stato quello di generare una campagna di divulgazione e a supporto dei consumatori, per aiutarli a cambiare le proprie le modalità di acquisto.

Alcuni claim: Problema? Soluzione, di Lisa Romanato e Agnese Troncone; I nostri ricordi, di Claudia Fracassi e Gianmario Palombo; Ricuciamo il mondo, di Gabriele Boccini e Raffaele Iannone; Fast fashion, Fast Ending, di Carolina Autili, Ilaria Bucci e Elisa Drosi.

Riparare è come ridare vita

E prima di acquistare vale sempre la pena di riparare. Il progetto Make Do And Mend ripara e riutilizza (citazione di una delle numerose campagne introdotte dal governo britannico nel 1940 per ridurre il consumo di abbigliamento e risparmiare risorse durante la seconda guerra mondiale) nasce dalla volontà di Francesca Passeri e Davide Di Franco.

La Passeri è architetto con forti interessi antropologici. Di Franco è un giovane upcycler. Parma è il loro centro di azione. L’idea è “Così come le donne a casa durante la guerra erano costrette a riunirsi in gruppo e riciclare per poter vestire la loro famiglia, ancora oggi c’è bisogno di senso di responsabilità e di innovare con forme di riflessione partecipata“.

La loro idea di upcycling – fulcro delle loro creazioni e pratica che assume un significato diverso dalla semplice unione di pezzi – è punto di riferimento e spinta alla differenziazione, percorso tipico di ciò accomuna molti giovani fashion designer che si ritagliano una propria identità, lontana dalle produzioni incontrollate ed eccessive e basata su scelte consapevoli tra cui il razionamento e l’utilizzo dei materiali sfruttabili.

Sia Passeri che Di Franco hanno fatto anche diversi workshop con studenti delle scuole superiori.

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