Home Imprese Sostenibili Quanta economia circolare ci può stare in un costume da bagno professionale?

Quanta economia circolare ci può stare in un costume da bagno professionale?

Prodotti con un filato derivante dalle reti da pesca, i costumi da bagno professionali di arena hanno passato l’approvazione della federazione internazionale di nuoto e possono gareggiare. Ne parliamo con Cristina di Tomasso, Csr & Sustainability manager, che ha traghettato l’azienda anche sul fronte Benefit

Bellissima notizia: la Federazione Internazionale Nuoto ha approvato il primo costume da competizione prodotto con fibre riciclate (econyl) derivante in parte da reti da pesca.

Questo punto di arrivo è un bell’orgoglio di Cristina di Tomasso che in arena è la Csr & Sustainability manager. Il che dimostra anche che, a volte, le belle azioni di economia circolare potrebbero trovare nelle istituzioni un ostacolo.

E invece no: i costumi professionali arena (perdonate la minuscola ma è richiesta del brand) molto probabilmente gareggeranno alle prossime Olimpiadi di Parigi mostrando anche il loro lato Green. E pure certificato.

D’altronde, l’elemento acqua è il contesto naturale da salvaguardare per un’azienda come arena che in quel di Tolentino (Macerata/Marche) produce e distribuisce in tutto il mondo costumi da bagno professionali e non.

E di fatto questa attenzione alla natura è stata inserita nello statuto giuridico, recentemente modificato per fare il salto a Società Benefit.

Nativa, società di consulenza che ha accompagnato arena nel percorso Benefit spiega come questo loro cliente abbia incorporato nel proprio statuto il perseguimento del bene comune e si è trasformata in una Double Purpose Company, sottolineando il fermo impegno ad allineare i propri obiettivi aziendali con l’obiettivo di “connettere profondamente l’elemento acqua e le persone, coinvolgendole in uno stile di vita attivo che migliora la loro qualità di vita“.

Con il cambiamento del proprio status giuridico, arena si impegna inoltre a rendere pubblici, su base annuale, i risultati conseguiti nel proprio Impact Report, rendicontando gli impatti sociali e ambientali generati.

E tra le strategie di arena per raggiungere l’obiettivo si trovano anche diverse azioni riconducibili alle tematiche tipiche dell’economia circolare che questa rubrica Pink&Green scova e rilancia dando la parola alle protagoniste.

Così, questa volta abbiamo con noi sia la Di Tomasso, che Silvia Zanazzi che in Nativa ricopre il ruolo di chief regeneration scientist.

Così apprendiamo – come ci racconta la di Tomasso – che arena sta incrementando contenuto di riciclato (collezione piscina 2024 100% con fibre riciclate) e da tessuto 100% poliestere riciclato senza elastomero.

Dettagli importanti. Come anche i test che mostrano la durabilità inalterata da fibre riciclate. In particolare due prodotti iconici sono stati sottoposti al framework Slca (Strategic life cycle assessment, creato The Natural Step International) con l’obiettivo di valutare gli impatti associati a tutte le fasi del ciclo di vita di prodotto (from cradle to gate) rispetto a 4 principi di sostenibilità, che definiscono i modi in cui un’attività umana può essere considerata sostenibile, non solo rispetto all’ambiente ma anche alla società e le persone coinvolte.

E quindi che cosa è emerso e quanto è importante conoscere passo passo la matrice di un prodotto? Per Silvia Zanazzi: “L’analisi Slca ha permesso di comprendere le informazioni chiave da richiedere ai fornitori per approfondire il dialogo con loro, mappare le pratiche virtuose già in essere e stimolare un percorso di co-evoluzione di tutta la supply chain.

In particolare, per esempio, promuovendo l’uso di energia rinnovabile da parte dei fornitori. L’analisi ha sottolineato l’importanza di fornire al fornitore le corrette indicazioni sull’uso e sul fine vita di prodotto e imballo.

E nello stesso tempo ha contribuito ad accelerare l’impiego di materiali riciclati che sono preferibili sempre dove possibile a parità di performance“.

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