Home Agricoltura 4.0 Il fuoco e gli incendi, grandi amici-nemici dell’umanità

Il fuoco e gli incendi, grandi amici-nemici dell’umanità

incendi boschivi in italia
Immagine da Depositphotos

Insieme alle alluvioni, gli incendi sono le manifestazioni più evidenti del riscaldamento globale. L’innalzamento delle temperature e le variazioni nei regimi delle precipitazioni hanno già contributo a cambiarne la natura, al punto che gli studiosi parlano ormai di mega-incendi. Devono cambiare le strategie per affrontarli e contenerli: anche nel nostro Paese, che più di altri paga la presenza delle ecomafie e del loro uso criminale del fuoco

Il fuoco è una delle caratteristiche più antiche del nostro Pianeta: le prime tracce di incendi massicci risalgono a 345 milioni di anni fa, durante il Carbonifero, in coincidenza con l’aumento di concentrazione dell’ossigeno in atmosfera.

Da allora, gli incendi hanno giocato un ruolo ecologico essenziale, contribuendo a rinnovare i suoli e, attraverso la creazione di nuove nicchie, a far crescere la biodiversità animale e vegetale.

Di fatto, i roghi sono stati per milioni di anni il bottone per il reset degli ecosistemi, che grazie al fuoco hanno avuto l’occasione di rinnovarsi e aumentare la propria resilienza. Ancora, hanno contribuito all’evoluzione della nostra specie, che spesso li ha usati per rimodellare gli ecosistemi e piegarli alle esigenze dell’agricoltura.

I cambiamenti climatici cambiano il ruolo degli incendi

Oggi, però, complice il riscaldamento globale, la situazione si sta facendo complicata: l’innalzamento delle temperature e il prolungarsi delle stagioni siccitose sono infatti fattori che vanno a esacerbare il rischio che si sviluppino gli incendi (a volte propiziati dall’accumulo non gestito di materiale secco).

Il risultato è che sempre più spesso le cronache registrano roghi che devastano aree molto vaste, imponendo un tributo pesante di vite umane. Per rimanere nel nostro paese, nel luglio del 2022 sul Carso triestino si è sviluppato un incendio che ha incenerito circa 4.100 ettari di boschi e foreste.

Anche in questo caso, però, il fuoco si è dimostrato un agente di trasformazione e di rinnovamento degli habitat e degli ecosistemi: a distanza di due anni, una ricerca ha fatto il punto sulle trasformazioni della fauna e della flora avvenute nei territori attraversati dalle fiamme.

Secondo le ricognizioni effettuate dalle Università di Udine e di Trieste, con il sostegno dei volontari di Legambiente, già la primavera successiva all’incendio le zone bruciate sono state colonizzate da caprioli e lepri a fini alimentari, meno invece da cervi e cinghiali che hanno comunque mostrato un forte incremento soprattutto nelle zone non incendiate.

Lo sciacallo dorato, specie che mostra altissime densità di presenza in quest’area, appare invece più presente nelle zone non incendiate. I ricercatori hanno poi combinato le misure a terra con i rilievi da satellite per quantificare l’entità dei danni alla vegetazione e la reazione post-evento.

I danni maggiori sono stati riscontrati nelle aree con prevalenza dello scotano e dell’orniello, mentre la roverella ha mostrato una maggiore resistenza al passaggio del fuoco. Tuttavia, i boschi si stanno già riproducendo attraverso il riscoppio delle ceppaie e la rinnovazione da seme, in particolare dove l’intensità dell’incendio è stata minore.

L’incendio del luglio del 2022 è stato comunque l’occasione per affinare le risposte a questi eventi. La possibilità di stimare il contenuto d’acqua della vegetazione da remoto è fondamentale per monitorare il rischio di propagazione degli incendi: nel Carso, gli incendi del 2022 sono stati favoriti dalla biomassa vegetale secca accumulatasi a seguito di una sequenza di estati siccitose.

L’analisi della tolleranza allo stress idrico delle diverse specie legnose native e invasive presenti sul Carso, unita alla definizione della loro infiammabilità, ha permesso di individuare il livello di rischio di incendio associato alla presenza di ciascuna specie negli scenari climatici futuri e di adottare in anticipo misure di prevenzione e intervento tempestivo.

Incendi, innescati dall’uomo

Gli incendi, oltre che da cause naturali come i fulmini, spesso vengono innescati dalle organizzazioni criminali, che se ne servono per controllare il territorio e ricattare l’economia legale.

Proprio sugli incendi appiccati dalle ecomafie ha lanciato l’allarme Mario Serpillo, presidente dell’Unione Coltivatori Italiani, che ha evidenziato i danni ingenti che gli incendi provocano all’agricoltura.

In vista della stagione calda, Serpillo ha auspicato il rafforzamento delle attività di vigilanza e prevenzione sul territorio, coinvolgendo in questi compiti i giovani, che dovrebbero servirsi delle tecnologie più avanzate per diventare veri e propri custodi dei loro territori.

E quando purtroppo scoppia un incendio, non si può far altro che far intervenire volontari e vigili del fuoco per cercare di fermare le fiamme. La Commissione europea ha di recente annunciato di voler finanziare l’acquisto di nuovi aerei antincendio per aumentare la capacità di lotta aerea di RescEu, la riserva strategica di risposta alle crisi dell’Unione europea.

La Commissione stanzierà 600 milioni di euro che saranno utilizzati per l’acquisto di 12 nuovi aerei, che verranno consegnati a partire dal 2027, saranno ospitati in Croazia, Francia, Italia, Grecia, Portogallo e Spagna.

Questi nuovi aerei saranno utilizzati per spegnere gli incendi in tutta l’Unione europea, in particolare durante i difficili mesi estivi, quando le vite, le case e le attività di soccorso sono in pericolo.

Crediti immagine: Depositphotos

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