Home Eco Lifestyle Quali giardini progettare in epoca di crisi climatica. Ne parliamo con Guido...

Quali giardini progettare in epoca di crisi climatica. Ne parliamo con Guido Piacenza

Tra i fondatori della Tre giorni al Castello di Masino (nuova edizione dal 2 al 5 maggio), Guido Piacenza incarna la tradizione di famiglia legata al Parco Naturalistico del Pollone/Burcina. Ai microfoni di GreenPlanner rilascia consigli come affrontare la crisi climatica e il dissesto idrogeologico

Da domani a domenica 5 maggio torna la Tre giorni al Castello di Masino (Caravino – Torino), una delle più antiche manifestazione dedicate agli appassionati di vivaismo (ancora prima della milanese Orticola e della comasca Orticolario).

Il tema di quest’anno è Il giardino possibile: semi per il giardino e per il mondo di domani. Perché anche i botanici, i vivaisti e i giardinieri sono preoccupati di selezionare le piante giuste, quelle che sono in grado di sopravvivere all’attuale crisi climatica apportando beneficio a problemi legati al riscaldamento, alla mancanza d’acqua e agli sbalzi di temperatura, che sono ormai all’ordine del giorno.

Per avere saggezza e consigli su questi temi abbiamo raggiunto Guido Piacenza, biellese doc che ha contribuito a far crescere la cultura della botanica in Italia, proprio anche con l’ideazione della Tre giorni del Castello di Masino.

La famiglia Piacenza ha una lunga tradizione nella gestione del Parco Naturalistico del Pollone/Burcina, la collina biellese vicina all’Oasi Zegna dove i rododendri la fanno da padrona con il loro arcobaleno naturale.

Complice, come ci racconta Piacenza, la composizione del terreno. Terreno che va tutelato e per questo in questa videointervista parleremo anche di dissesto idrogeologico. E poi, massima attenzione alla biodiversità: a cominciare dall’adottare gli sfalci ridotti.

Conoscenza, tecnologia, ma anche recupero delle buone tradizioni: ecco il mix che consiglia Guido Piacenza. Le piante mediterranee (anche quelle provenienti da climi simili come la California o l’Australia dell’Ovest); le succulente, le santoregge e le salvie.

E poi sì ai tetti verdi anche se bisogna attenzionare le piante giuste e dedicarle una buona manutenzione. Contro gli eventi estremi piacenza consiglia anche di sfoltire attentamente la chioma degli alberi in modo che i venti ci “passino in mezzo e non li sradichino“.

Preoccupano i sempre più frequenti casi di grandine: “Le piante subiscono ferite che per anni non saranno rimarginabili“.

E se dovessimo scegliere nuove varietà botaniche attenzioniamo la betulla canadese, il Ceanothus della famiglia dell’olivello spinoso e ben venga il gelsomino che come il nome anticipa è sempre più comune anche nelle nostre città.

Ringraziamo per la collaborazione editoriale Luigi Torello Viera un giardiniere che vorremmo definire “umanista”.

Condividi: