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Moda sostenibile: dal passaporto digitale alle leggi innovative

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Immagine da Depositphotos

Nell’arena della moda sostenibile, l’attenzione si concentra sempre di più sul passaporto digitale, diventato il fulcro delle strategie dell’Unione europea. Mentre l’Ue si prepara a implementare nuove direttive, la Francia sta già tracciando la strada con la legge Agec e l’iniziativa Re-fashion

Il passaporto digitale per la moda sostenibile nasce come uno strumento fondamentale per trasformare il settore della moda all’interno dell’Unione europea, indirizzandola verso una direzione più ecologica ed etica, attraverso una più corretta e trasparente informazione per i consumatori.

Il passaporto digitale per la moda sostenibile: ecco cos’è

Il passaporto digitale per la moda sostenibile rappresenta un’innovazione nell’ambito delle strategie dell’Unione europea per favorire la sostenibilità nel settore della moda.

Si tratta di un sistema di etichettatura digitale, che utilizza codici Qr o altre tecnologie simili, per fornire informazioni chiare e trasparenti sulle caratteristiche ambientali dei prodotti tessili – come abbigliamento, tessuti per la casa e calzature – ai consumatori.

Il passaporto digitale include una serie di informazioni cruciali, come la quantità di materiale riciclato impiegata nella produzione, le caratteristiche di riciclabilità del prodotto, la presenza di sostanze pericolose e la tracciabilità geografica delle principali fasi di lavorazione.

Inoltre, fornisce indicazioni su come evitare il greenwashing, impedendo l’utilizzo di claim ingannevoli come biodegradabile o 100% sostenibile. L’obiettivo principale del passaporto digitale per la moda sostenibile è di educare e guidare i consumatori verso scelte più consapevoli e sostenibili, consentendo loro di fare acquisti in linea con i propri valori ambientali.

L’iniziativa, inoltre, ha l’obiettivo di promuovere la trasparenza lungo tutta la catena di approvvigionamento della moda, incoraggiando le aziende a adottare pratiche produttive più sostenibili e responsabili.

Passaporto digitale: ecco l’esempio francese

La legge Agec (Anti-Gaspillage pour une Économie Circulaire) è stata promulgata nel febbraio 2020, con l’obiettivo di promuovere modelli di circolarità a 360 gradi entro il 2040.

Questa legge, che va oltre il settore tessile e moda, si articola in cinque fasi progressive, tra cui l’abbandono graduale della plastica monouso e l’azione contro l’obsolescenza programmata. Con il Decreto 2022-748 del 29 aprile 2022, si stabiliscono obiettivi cruciali per l’etichettatura dei prodotti che entrano nel mercato francese.

In sintesi, le etichette devono essere digitali, ma è consentito mantenerle cartacee, e devono essere accessibili durante l’acquisto. L’etichettatura diventa obbligatoria per le aziende con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro a partire dal 1 gennaio 2023, con requisiti successivamente ridotti per le imprese di dimensioni minori nei due anni successivi.

Tuttavia, alcune categorie merceologiche, come borse e capi di abbigliamento in pelle o plastica al 100%, rimangono escluse da questi obblighi. Parallelamente, l’iniziativa Re-Fashion introduce una grafica innovativa per guidare i consumatori sulle modalità corrette di smaltimento dei capi di abbigliamento, incoraggiando la donazione, la rivendita e il corretto conferimento negli appositi contenitori.

Queste misure non solo puntano a promuovere la trasparenza e la sostenibilità nel settore della moda, ma anche a educare i consumatori sulle scelte che possono fare per ridurre l’impatto ambientale dei loro acquisti.

Con la Francia in prima linea, è probabile che altre nazioni europee seguano l’esempio, perseguendo una rivoluzione verso una moda più responsabile e consapevole.

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Aurora MagniAurora Magni: difficile incontrarla senza il suo setter inglese al fianco. Una laurea in filosofia e una passione per i materiali e l'innovazione nell'industria tessile e della moda; è presidente e cofondatrice della società di ricerca e consulenza Blumine, insegna Sostenibilità dei sistemi industriali alla Liuc di Castellanza e collabora con università e centri ricerca. Giornalista, ha in attivo studi e pubblicazioni sulla sostenibilità | Linkedin
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