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Vestiti leggeri, soprattutto sull’ambiente

moda sostenibile
Immagine da Depositphotos

Che siano rivolte ai biomateriali o al riutilizzo di scarti, il settore del fashion cerca soluzioni per abbattere il proprio impatto ambientale. Vediamo qualche nuova soluzione già sul mercato

Bastano pochi numeri per certificare che il settore dell’abbigliamento può vantare pessime performance ambientali: su scala globale, è responsabile del 20% dei consumi di acqua dolce e contribuisce pesantemente all’inquinamento dei corpi idrici a causa dell’uso massiccio di pesticidi, erbicidi e fertilizzanti.

Ancora, l’industria che realizza i vestiti e le scarpe che indossiamo produce circa il 10% delle emissioni globali di anidride carbonica, più di quelle dei settori aeronautico e marittimo messi assieme.

Infine, pesa (letteralmente) per quel mezzo milione di tonnellate di microplastiche che ogni anno finiscono negli oceani a causa dei lavaggi degli indumenti sintetici.  Chiaro quindi che servono, rapidamente, alternative sostenibili a un sistema produttivo davvero poco amico dell’ambiente.

La proposta sostenibile che arriva dal Giappone

Cominciamo da una proposta che arriva dal Giappone, dove Spiber, un’azienda che sviluppa fibre a partire da proteine ricavate un processo di fermentazione che combina polimeri e batteri invece che composti petrolchimici o materie prime di origine animale, ha presentato un nuovo tessuto denim, prodotto da Ueyama Textile, un produttore tessile molto apprezzato in Giappone.

spiber - new denim

Finora, Spiber aveva prodotto tessuti realizzati con il 5% di Brewed Protein e il 95% di cotone: adesso, grazie alla collaborazione con Ueyama Textile, Spiber è riuscita a sviluppare un tessuto con il 35% di fibre Brewed Protein e il 65% di cotone biologico.

Oltre a essere estremamente morbide e piacevoli da indossare, queste nuove fibre consentono nuovi approcci al riciclo del denim. L’attenzione per i prodotti di Spiber è comunque molto alta.

Goldwin 0, un marchio giapponese di abbigliamento sportivo, e Yoke, un marchio giapponese di street designer, hanno adottato tessuti denim realizzati con la fibra Brewed Protein, e anche Yuima Nakazato, un marchio giapponese di alta moda, ha presentato alcune collezioni realizzate con il denim tinto con il sumi-ink, di solito utilizzato per la calligrafia e la pittura a pennello dell’Asia orientale.

Arriva dall’altra parte dell’Oceano la notizia dell’accordo tra Inditex e Ambercycle, società specializzata in scienza dei materiali con sede a Los Angeles.

In particolare, Inditex ha firmato un patto triennale che prevede l’acquisto di una parte della produzione annuale di cycora – un materiale ricavato da rifiuti di poliestere industriali e post-consumo che assicura una riduzione del 50% delle emissioni di CO2 rispetto alla produzione di poliestere vergine – per un valore di oltre 70 milioni di euro.

Tale impegno all’acquisto sarà fondamentale per la realizzazione della prima struttura di rigenerazione tessile su scala commerciale di Ambercycle, la cui entrata in funzione è prevista intorno al 2025.

Di recente, poi, anche Michelin Inflatable Solutions e Aluula Composites hanno annunciato una collaborazione per un progetto comune di ricerca e sviluppo che punta a massimizzare il potenziale dei materiali compositi più sostenibili dal punto di vista ambientale.

Aluula produce materiali sviluppati con un processo di produzione brevettato che consente di ottenere tessuti durevoli, leggeri, a tenuta d’aria, impermeabili, resistenti ai raggi Uv e riciclabili.

Sono materiali compositi monopolimerici, realizzati senza l’uso di adesivi, completamente riciclabili al termine della loro vita utile. Tutte caratteristiche che si sposano perfettamente con l’impegno di Michelin Inflatable Solutions, che si articola su tre aree chiave: la lotta al riscaldamento globale, la conservazione delle risorse naturali e la protezione della biodiversità.

Infine, uno sviluppo che potrebbe rivelarsi utile per contrastare lo scioglimento delle masse ghiacciate sulle montagne. Utilizzando fibre cellulosiche provenienti dal legname di foreste gestite in modo sostenibile, Gruppo Lenzing ha ottenuto un feltro protettivo che ha dato riscontri interessanti: una sperimentazione condotta sul campo nel ghiacciaio dello Stubai nel 2022 ha evidenziato che il feltro a base di legno ha contribuito a salvare più di 4 metri di massa di ghiaccio durante un’estate calda e secca.

Crediti immagine: Depositphotos

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