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Batterie per auto elettriche: il potenziale produttivo europeo è grande e va sostenuto

batterie al vanadio
Immagine da Depositphotos

Le batterie per auto elettriche prodotte in Europa potrebbero essere fino al 60% meno inquinanti di quelle prodotte in Cina ma manca il sostegno politico a sviluppare questa industria

Partiamo da un assunto inconfutabile – tranne per chi si ostina a non voler vedere cosa sta succedendo e sfrutta notizie false e tendenziose per contrastare la mobilità elettrica -: è il momento di fare scelte chiare e innovative perché la mobilità fondata sul motore endotermico ha i giorni contati.

Oltretutto, l’industria europea otterrebbe grandi vantaggi dallo sviluppo di un’industria della mobilità elettrica, certamente più innovativa e ad alto valore aggiunto della obsoleta industria del motore endotermico.

Un recente studio dell’associazione indipendente Transport&Environment ha rilevato come l’industria europea avrebbe il potenziale per produrre il 56% della domanda di catodi – componente delle batterie per auto elettriche – ma, al momento, la capacità produttiva resta bassa.

Inoltre, la qualità delle batterie prodotte sul nostro Continente è migliore di quella degli analoghi prodotti cinesi e contribuirebbe a produrre in modo meno inquinante – fino al 60% – gli accumulatori.

Lo studio – An industrial blueprint for batteries in Europe – mostra come, entro la fine di questo decennio, l’Europa potrebbe anche soddisfare tutto il suo fabbisogno di litio raffinato e assicurarsi tra l’8% e il 27% dei minerali per batterie grazie al riciclo e all’economia circolare.

catena del valore industriale in europa

Ma serve il sostegno politico e finanziario dell’Unione europea per migliorare gli impianti di raffinazione del litio e quelli di riciclo, per arrivare a incrementare rapidamente la produzione.

Il report, inoltre, ha analizzato il livello di avanzamento dei progetti annunciati, ed evidenzia che meno della metà (47%) dell’intera produzione di batterie agli ioni di litio, pianificata in Ue da qui al 2030, è sicura di vedere la luce.

Le misure messe rapidamente in campo per rispondere all’Inflation Reduction Act statunitense hanno giovato all’industria europea, che ha consolidato parte della sua nascente industria greentech: lo scorso anno i progetti sicuri si attestavano ad appena un terzo del totale.

Stante questo miglioramento, sono ancora più della metà (53%) i progetti europei che presentano un rischio medio-alto di essere ritardati, ridimensionati o cancellati del tutto.

La situazione in Italia e nel resto d’Europa

Nel nostro Paese, dopo il fallimento del progetto ItalVolt (con una capacità di 45 GWh, già lo scorso anno segnalato come un progetto ad alto rischio) la capacità produttiva nazionale – attuale e in via di sviluppo – seppur sicura al 100%, è scesa a 48 GWh ed è affidata agli impianti di Teverola (Faam, già operativa) e Termoli (Acc, in via di realizzazione).

Finlandia, Regno Unito, Norvegia e Spagna sono i paesi con la maggiore quota di impianti pianificati a rischio medio-alto, specialmente a causa degli interrogativi sui progetti rispettivamente di Finnish Minerals Group, della West Midlands Gigafactory, di Freyr e di Envision Aesc.

Francia, Germania e Ungheria sono i Paesi che hanno conseguito i maggiori progressi in questo anno, dando concretezza a progetti che nella precedente analisi di T&E apparivano a rischio.

In Francia, Acc ha avviato la produzione a Pas-de-Calais, mentre gli impianti di Verkor a Dunkirk e Northvolt a Schleswig-Holstein, in Germania, stanno procedendo anche grazie ai sussidi governativi.

Il Governo dovrebbe capire che le batterie e i metalli che le compongono sono il nuovo oro. Forti requisiti di sostenibilità, come le imminenti norme sull’impronta di carbonio delle batterie, possono sostenere e premiare una produzione locale più pulita e sottrarci alla dipendenza dalla Cina – spiega Carlo Tritto, Policy Officer per T&E Italia – È importante che l’Italia giochi un ruolo propulsivo in Europa, per predisporre un quadro che da qui ai prossimi anni garantisca reale sostegno alla transizione, ad esempio negoziando migliori strumenti di finanziamento per le gigafactory“.

Crediti immagine: Depositphotos

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