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Per le comunità energetiche rinnovabili c’è il bando Alternative di Fondazione Cariplo

comunità energetiche rinnovabili
Immagine da Depositphotos

Sostenere la transizione energetica, accelerando la riduzione del consumo di energia da fonti fossili, e accompagnando le fasce sociali più deboli è fondamentale. Per Fondazione Cariplo le Comunità Energetiche Rinnovabili sono uno strumento di innovazione formidabile

Al via la seconda edizione di Alternative il bando di Fondazione Cariplo che con un budget di 2.500.000 euro e una scadenza fissata per le ore 17 del 25 luglio 2024, sostiene la costituzione di nuove comunità energetiche rinnovabili e solidali (Cers) e di gruppi di autoconsumo collettivi solidali (Aucs) localizzati in Lombardia o nelle province di Novara e del Verbano- Cusio-Ossola.

Comunità solidali, perché? Per Fondazione Cariplo, infatti, dovranno saper conciliare gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Agenda europea con la promozione della coesione territoriale e la riduzione della povertà energetica delle famiglie.

Le Cers e gli Aucs rappresentano un volano capace di generare relazioni inclusive e spazi di aggregazione per la cittadinanza attraverso percorsi di partecipazione e di accompagnamento al consumo individuale consapevolmente sostenibile.

In questo momento è essenziale sostenere la transizione energetica, accelerando la riduzione del consumo di energia da fonti fossili, ma anche accompagnando in questo percorso le fasce sociali più deboli.

Per questo le Cer sono per noi uno strumento di innovazione sotto il profilo climatico ma anche sociale, che punta a realizzare una maggiore democrazia energetica e a essere un mezzo di aggregazione delle comunità, di sviluppo economico locale e di contrasto alla povertà̀ energetica” commenta Elena Jachia, direttrice Area Ambiente di Fondazione Cariplo durante la presentazione del bando.

Partecipare al bando Alternative di Fondazione Cariplo

Le finalità che si propone di raggiungere il bando Alternative di Fondazione Cariplo sono molteplici:

  • contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei in termini di produzione di energia a fonti rinnovabili e di abbattimento delle emissioni di CO2
  • contribuire a rafforzare la coesione sociale e ridurre la povertà energetica nelle comunità locali

Le iniziative ammissibili per progetto, che dovrà avere una durata massima di 24 mesi, possono essere proposte da beneficiari come amministrazioni pubbliche e organizzazioni private non profit, anche in forma di partenariato, che devono riguardare progetti localizzati in Lombardia o nelle province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola.

Devono esplicitare le modalità di coinvolgimento dei soggetti della comunità in condizione di povertà e vulnerabilità energetica. Fondazione Cariplo fornisce ai soggetti vincitori del bando sia un’assistenza tecnica sia un contributo economico.

Come assistenza tecnica, verrà messa a disposizione la realizzazione di uno studio di fattibilità, la definizione dell’atto costitutivo e del regolamento, la definizione del business plan, la progettazione esecutiva degli impianti, individuazione e predisposizione della documentazione necessaria per la richiesta di fondi pubblici, supporto al coinvolgimento di futuri membri.

Come contributo economico, finalizzato alla copertura delle spese per la costituzione, per le attività di coordinamento, amministrazione, gestione e animazione della Cers e Aucs e per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti energetiche rinnovabili (Fer).

Il contributo si differenzia in base alla popolazione del comune dove è situata la Cer o l’Auc:

  • per i comuni con più di 5.000 abitanti e con una singola configurazione, il contributo è di massimo 100mila euro e non superiore al 60% dei costi totali
  • con più di una configurazione, il contributo massimo è di 50mila euro e non superiore al 60% dei costi totali
  • per i comuni al di sotto di 5.000 abitanti: con una singola configurazione il contributo massimo è di 50mila euro e non superiore al 20% dei costi totali
  • con più di una configurazione, il contributo massimo è di 25mila euro e non superiore al 20% dei costi totali

A che punto siamo con le Cers e gli Aucs?

Le Cers in linea con gli obiettivi europei, che intendono coprire con fonti rinnovabili entro il 2030, più del 40% del consumo energetico totale europeo, potrebbero rafforzare la coesione sociale ridurre la povertà energetica nelle comunità locali.

Un fenomeno che nel 2021 ha interessato oltre 2 milioni di famiglie italiane: lo segnalano i dati rilevati dal Rapporto dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (Oipe) 2023.

Su almeno 400 progetti di autoconsumo diffuso proposti in questi anni, risultano in esercizio oltre 150 configurazioni di condivisione energetica virtuale tra Cer e autoconsumo collettivo.

E a fare il punto della situazione è il nuovo Rapporto redatto da Legambiente in collaborazione con il Gse. Nel documento si rileva che la maggior parte sono concentrate nel nord Italia, dove in Piemonte, Veneto e Trentino-Alto Adige è stato raggiunto il più elevato numero di configurazioni attive.

In Italia, tuttavia, la strada per le nuove configurazioni dell’energy sharing non è completamente spianata. Una scarsa informazione sulle modalità e i tempi di realizzazione e sull’entità degli investimenti economici previsti per creare una Cer, la difficoltà nel cambio di mentalità, l’incertezza sul quadro delle norme e i molteplici e complessi adempimenti burocratici, stanno all’origine di un percorso non sempre lineare e scorrevole verso la realizzazione di nuove Comunità.

Lo rilevano i recenti dati del Rapporto di Symbola, Tea e Ipsos, secondo i quali solo il 13% dei cittadini e poco più del 30% delle imprese sanno bene che cosa sono.

In Europa la situazione è diversa: uno tra i paesi leader nella realizzazione dei progetti energetici comunitari è la Germania. Nel 2019 la quota di partecipazione cittadina in progetti legati a fonti rinnovabili era del 30%.

Una curiosità, o meglio ancora una buona notizia: a Feldheim, a sud vicino a Berlino, un comune che conta poco più di 150 abitanti ha raggiunto l’indipendenza energetica. Il paese è alimentato solo con eolico, solare e biogas: a Feldheim si vive green.

Anche la Danimarca è all’avanguardia in tema di Cers che sono radicate ancora prima che venissero emanate le normative a livello europeo: nel Rapporto, infatti si legge che “nel 2013 le turbine eoliche installate di proprietà delle comunità erano l’80 % e dal 2012 tale approccio è stato esteso anche al fotovoltaico“.

Tra i Paesi che si stanno invece adeguando troviamo la Francia e la Spagna: in Francia si contano circa 200 Cers, di cui l’80% con produzione da impianti fotovoltaici. La Spagna invece non è considerata tra i paesi leader nelle Cers e il quadro giuridico non è ancora molto sviluppato.

Ci sono quindi Paesi europei all’avanguardia affiancati da altri che si stanno adeguando, come l’Italia: risparmio e sicurezza energetica tra le ragioni per fondare una Comunità energetica rinnovabile, ma il processo per trasformare il pacchetto normativo europeo in atti giuridici e quindi recepirli e introdurli strutturalmente nei vari ordinamenti nazionali non è rapido.

Tre le normative chiave c’è Clean Energy for All Europeans package: si tratta di una normativa che risale al 2019 e che ha come fine la de-carbonizzazione del sistema energetico europeo, in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.

Renewable Energy Directive (Red II) è la direttiva che disciplina l’autoconsumo collettivo (Auc) e le comunità energetiche (Cer). Rappresenta anche un forte impulso allo sviluppo delle energie rinnovabili, nell’ottica di raggiungere l’obiettivo del 42,5% proveniente da fonti rinnovabili entro il 2030.

La Internal Electricity Market Directive è invece una direttiva europea per armonizzare e liberalizzare il mercato interno dell’energia in Europa.

I benefici ambientali, sociali ed economici delle Cer

Un cittadino, un condominio, una Pubblica Amministrazione o un’impresa che scelga di aderire a una Cer accede a una serie di vantaggi economici:

  • risparmio sulle bollette energetiche, grazie all’autoconsumo dell’energia prodotta si abbattono i costi delle componenti variabili come quota energia, oneri di rete e relative imposte
  • incentivi riconosciuti dalla legge sulla quota di energia autoconsumata istantaneamente, tramite la formula della tariffa incentivante (cumulabile con detrazione fiscale 50%)

Anche l’energia rinnovabile prodotta in eccedenza non va sprecata, ma può essere venduta sul mercato. E la Comunità energetica rinnovabile può proporre servizi ancillari legati al mondo del consumo energetico.

Tutto questo consente di realizzare delle utilità che si aggiungono al ritorno economico in bolletta. Dar vita a una Cer, infine, significa investire sull‘indipendenza e l’efficienza energetica a livello locale dei consumatori, dei Comuni e delle imprese.

E poi ci sono i vantaggi sociali: attraverso un modello energetico, basato sulla condivisione energetica e la collaborazione sociale all’interno delle comunità locali, le Cer favoriscono lo sviluppo di un ambiente solidale e consapevole.

E poi ancora l’aspetto ambientale: le Cer utilizzano fonti rinnovabili per la produzione di energia e in questo modo favoriscono l’utilizzo di energia verde, contribuendo alla riduzione della dipendenza dalle fonti fossili alla base del riscaldamento globale.

L’aiuto per salvare il Pianeta può partire anche da qui.

Crediti immagine: Depositphotos

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