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L’ambiente costruito verso le sfide del futuro: se n’è parlato a REbuild 2024

rebuild 2024

Non c’è innovazione senza trasformazione e questa va condotta in modo collaborativo, generando valori condivisi, ispirati a sostenibilità, decarbonizzazione e standardizzazione. Non dimentichiamoci mai l’importanza della ricerca, che va sempre sostenuta e ispirata perché contamina settori diversi

Ci vuole un po’ di audacia ma anche tanta consapevolezza per affrontare le sfide che il mondo dell’ambiente costruito richiede oggi a tutti gli operatori del settore.

La transizione energetica richiede una trasformazione che a sua volta è innovazione: se n’è parlato a lungo nella due giorni di incontri a REbuild presso Fiera Congressi di Riva del Garda, il 14 e il 15 maggio scorsi.

Un format che ha festeggiato proprio quest’anno la sua decima edizione, affrontando le tematiche del mondo immobiliare con operatori qualificati operanti nel settore del Real Estate, delle certificazioni e dei protocolli di qualità degli edifici, del mondo finanziario e industriale, di quello energetico e progettuale.

Ci restano nella mente tanti spunti, che potranno essere anche successivamente approfonditi, tenendo in considerazione che è la sinergia fra elementi diversi e tra persone diverse che può fare la differenza: collaborazione e contaminazione.

Come ha dichiarato Ezio Micelli, presidente del comitato scientifico di REbuild e docente presso l’università Iuav di Venezia, “non esiste una soluzione, ma ci sono tante soluzioni” che devono interagire e, di volta in volta, applicarsi per trovare il modo migliore di portare anche il mondo delle costruzioni al 2050.

Il titolo di questa edizione di REbuild – Values drives value, valori che generano valore – ha sottolineato le principali parole d’ordine dell’evento, sottolineando che decarbonizzazione, sostenibilità ed economia circolare non devono essere solo uno slogan, ma anche un’opportunità di accrescere la ricchezza di imprese e famiglie.

Fermo restando infatti gli investimenti del capitale privato, non possiamo pensare che il passaggio che chiamiamo transizione energetica possa avvenire senza ripensare il rapporto tra pubblico e privato: in molti degli incontri in programma è emersa la richiesta per chi governa di continuare con una politica di incentivazione, senza la quale è impossibile procedere in un cambiamento così radicale.

La politica, infatti, dovrà essere disponibile a ripensare il rapporto di partnership tra pubblico e privato, sul quale c’è ancora troppa diffidenza, soprattutto da parte delle amministrazioni.

Gli scenari più imminenti vedono infatti una riduzione degli investimenti nella riqualificazione dovuti allo stop dei grandi incentivi.

C’è sì una nuova apertura sulle opere pubbliche dovuta ai fondi del Pnrr ma, come sottolinea Piero Petrucco, vice-presidente Ance – Associazione Nazionale Costruttori Edili, “i dati parlano chiari e con i Superbonus abbiamo riqualificato solo il 6% degli edifici nel nord Italia e il 4% al sud, quindi siamo ben lontani dagli obiettivi della decarbonizzazione di cui si parla in Europa“.

REbuild, i temi trattati, a partire dalla S dei criteri Esg

Gli incontri di REbuild, conferenze e workshop, hanno affrontato cinque tematiche principali:

  1. si è parlato innanzitutto di transizione energetica e decarbonizzazione del patrimonio edilizio costruito e delle possibilità di una economia circolare territoriale
  2. strettamente legata a questo tema c’è poi l’economia: alcune aziende hanno portato case history e dati pratici sul tema della industrializzazione dei componenti edilizi, ovvero della produzione off-site e della robotica
  3. un passo più in là c’è l’innovazione tecnologica, con dibattiti sul contributo dell’intelligenza artificiale alla progettazione bim
  4. si è parlato inoltre dei criteri con cui individuare il valore degli immobili
  5. ma anche di business collaborativi: ogni operazione che genera valore ne innesca una successiva, i valori generano valore

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Nel mondo degli investimenti immobiliari e dei fondi immobiliari, ma anche negli altri settori del mercato, Esg è un acronimo che sta per Environmental, Social and Governance e individua quei criteri che hanno lo scopo di misurare il grado di sostenibilità delle imprese o degli investimenti.

Grazie ai criteri Esg, il rischio di un investimento immobiliare non viene valutato solo dal punto di vista economico-finanziario, ma anche dal punto di vista dell’impatto ambientale, sociale e di governance.

La E di Environmental riguarda naturalmente la sostenibilità ambientale. Ne abbiamo iniziato a parlare ormai da un po’ ed è ormai un tema di rilevanza mediatica; tiene conto dell’attenzione al cambiamento climatico, al contenimento delle emissioni di anidride carbonica, all’efficienza nell’utilizzo delle risorse naturali, al rispetto della biodiversità, alla sicurezza agroalimentare, al rispetto dei ritmi della terra.

La dimensione ambientale è consolidata e man mano che andiamo avanti diventerà un nuovo standard, seppur gli obiettivi siano lontani da essere raggiunti.

La G di Governance fa riferimento al raggiungimento dei precedenti obiettivi attraverso modelli di impresa improntati a meritocrazia, etica e rispetto delle diversità; è il sistema di governo in generale, struttura delle regole e delle strategie che presiedono alla guida di un processo.

Fondamentale, invece, la S di Social che si definisce oggi in modo ancora vago ed è stata oggetto di vari approfondimenti da parte dei relatori degli incontri di REbuild. Sappiamo che si riferisce all’impatto sociale sulla collettività e sui lavoratori, ma si è cercato di approfondire gli ambiti che la riguardano e come misurarla.

Il criterio sociale si riferisce all’azione alle relazioni che è l’azienda intrattiene con i lavoratori fornitori e clienti della comunità in cui opera.

Davide Agazzi di From – Moltiplichiamo Valore Pubblico, con Matteo Callegari di Confindustria Assoimmobiliare, hanno illustrato uno studio che ha cercato di capire come si genera il valore Sociale; sono stati individuati ambiti e indicatori che ci possono aiutare a svolgere questo screening.

Per non essere generici in un ambito di sviluppo bisogna analizzare il ciclo di vita all’interno di un progetto immobiliare e di identificare le azioni chiave che riguardano ogni momento del processo, quindi evidenziare quelle reazioni che in tutto il tempo migliorano la qualità della vita.

Lo studio presentato parla dei vari ambiti di generazione di valore per la società; in particolare, sono stati individuati:

  • un ambito della rigenerazione urbana, con investimenti relativi all’analisi e alle relazioni con il contesto circostante, al consumo di suolo, alla rigenerazione di spazi, spazi aperti gratuiti aperti al pubblico, spazi verdi e spazi per la comunità
  • un ambito dell’impatto economico che induce a pensare a un investimento economico totale che generi localmente posti di lavoro che si connetta con il territorio, quindi che sia localmente sostenibile
  • un ambito del capitale umano, che riguarda la formazione di dipendenti e iniziative per l’inclusione lavorativa e la conciliazione di vita e lavoro
  • un ambito del welfare territoriale, che riguarda investimenti di promozione del benessere degli occupanti di chi vive fruisce e lavora in un immobile e promozione della salute dell’uomo in tutta la filiera
  • un ambito dell’economia locale dedicato allo sviluppo e al sostegno delle imprese locali
  • un ambito della infrastruttura sociale con spazio e servizi che rafforzano il capitale sociale comunitario quindi spazi di aggregazione spazi culturali spazi sportivi legati alle educazione e alla animazione culturale

Il tema sociale si declina anche nel benessere abitativo come driver del valore, con un focus su salute e benessere degli occupanti dell’ambiente costruito; il protocollo Well Building Standard, sviluppato dall’International Well Building Institute dopo oltre 6 anni di ricerca in campo medico, ci viene incontro in questo senso, fornendo la possibilità di certificare gli spazi chiusi di un edificio secondo i concept individuati.

Mario Pola, direttore MyDatec, azienda del gruppo Telema, ha affrontato l’inquinamento indoor e come i parametri siano tutti quantificabili; sottolineando come sia importante il corretto dimensionamento degli impianti di climatizzazione a servizio dell’appartamento, impianti che occupano spazio e che in futuro necessiteranno di una corretta manutenzione.

Importantissimo quindi porre l’accento in un incontro come REbuild sul problema della formazione dei progettisti e degli installatori, un punto cui si trovano di fronte quasi tutte le aziende che lavorano nel settore dell’innovazione tecnologica e dell’elettrificazione degli impianti.

Nuovi materiali e ricerca innovativa

L’innovazione dei materiali e delle tecnologie sposta l’attenzione su aziende ed enti pubblici che investono per sperimentare e trovare nuove soluzioni o in alternativa mantenere fresche e attuali le tradizioni del passato da cui è ancora possibile trarre spunti.

Ne ha parlato Patrizia Aversa, ricercatrice di Brindisi, che ha svolto per conto di Enea una ricerca sulla canapa come materiale da costruzione: una tradizione che viene dal passato soprattutto in regioni del sud come la Puglia dove era molto utilizzata.

Con la canapa oggi si possono fare bio-mattoni e pannelli isolanti e su questo ultimo prodotto dobbiamo particolarmente ragionare perché le aziende hanno investito tanto nell’isolamento contro le dispersioni del riscaldamento ma ci siamo concentrati di meno su problema opposto cioè sul caldo.

La canapa è un ottimo materiale che resiste a muffe e funghi e fornisce una performance avanzata nel periodo estivo. Con lo scarto della canapa, che si chiama cannapulo, è stato svolto uno studio per un dottorato di ricerca del Politecnico di Milano, che in Sicilia ha utilizzato questo materiale in un edificio campione e ha studiato il suo comportamento con temperature superiori ai 35 gradi.

Aversa evidenzia che in Francia la canapa ha già raggiunto degli standard elevati mentre in Italia si sta ancora lavorando per una standardizzazione del prodotto.

Anche il Politecnico di Torino con la ricercatrice Sara Fasano ha svolto studi sugli intonaci e la loro composizione, quindi sui materiali identificativi della tradizione locale e sulla loro possibilità di mantenimento.

Presso Mind Milano Innovation District (l’area di un milione di metri quadri alle porte di Milano, già collegata alle principali reti di trasporto, che aveva ospitato l’Esposizione Universale del 2015 e ora distretto di costruzione e sperimentazione della città del futuro) invece si sperimentano nuove tecnologie.

Come racconta Nadia Boschi, di Lendlease Italy: tra queste si sta cercando di trasformare la filiera del legno per poterlo applicare a edifici multipiano: è stato messo in opera un pannello in legno prefabbricato accoppiato con isolante che ha una doppia altezza, quindi arriva in cantiere già pronto da mettere in opera.

La standardizzazione delle componenti è stato uno dei temi principali di REbuild perché consente una maggiore industrializzazione di tutto il processo edilizio, tempi più veloci in cantiere e un maggior controllo della manodopera.

Se n’è parlato con Mauro Burgio, di Bryden Wood Milano, evidenziando i benefici della standardizzazione e di ciò che la differenzia dalla prefabbricazione; dagli interventi del pubblico è emerso che il limite della prefabbricazione è sempre la facilità di trasporto e quanto questo possa incidere sui costi.

Fa molta ricerca anche Reair che, con Raffaella Moro, ha presentato un prodotto che, mediante un processo di fotocatalisi, mantiene le facciate pulite e minimizza l’effetto degli inquinanti sia indoor che outdoor: eCoating viene infatti attivato dalla combinazione di luce e aria, generando una reazione che è in grado di disgregare gli inquinanti presenti nell’aria, riducendo di molto i costi di manutenzione e di pulizia.

Un villaggio sulla luna: le conclusioni di REbuild 2024

Nella conferenza di chiusura di REbuild, che ha visto sul palco un ospite di eccezione come Walter Cugno, vice-president, Exploration & Science di Thales Alenia Space Italia il tema è stata l’innovazione con un intervento dal titolo Abitare e vivere nello Spazio. La sfida di chi costruisce infrastrutture per altri pianeti.

rebuild 2024 - spazio

Dov’è il legame con il mondo terrestre delle costruzioni? La risposta è semplice: serve a ricordarci che l’uomo per sua natura è esploratore. Con audacia possiamo affrontare le sfide verso lo spazio e, quindi, anche quelle sulla terra.

Quello che accade nella filiera aerospaziale è un esempio di convergenza verso traguardi ben delineati da parte di ecosistemi industriali e ambiti di ricerca e sviluppo, che lavorano su piattaforme orizzontali, in cui i partner collaborano.

La Stazione Spaziale Internazionale è oggi la casa nello spazio di donne e uomini che la abitano costantemente da oltre 20 anni – afferma CugnoOggi la sfida è accompagnare l’umanità ad abitare, in modo sostenibile e duraturo, prima l’orbita e poi la superficie lunare, puntando un domani a stabilire una presenza su Marte“.

Guardare alle infrastrutture spaziali e ai moduli abitativi lunari significa progettare ambienti, pratiche e sistemi che riducano drasticamente l’impatto sull’ambiente e lavorino sulle fonti energetiche, importantissime nello spazio, in un’ottica di contaminazione, integrazione e industrializzazione delle filiere, e con il sostegno del pubblico.

Nella logica della contaminazione tra settori diversi è possibile imparare da alcune tecnologie in corso di sviluppo per i moduli lunari e le stazioni spaziali, testare l’efficienza dei sistemi di accumulo e produzione di energia, di stoccaggio, riciclo e purificazione di aria e acqua, progettare materiali innovativi – per esempio ignifughi, resistenti, elastici, protettivi, insonorizzanti – e sperimentare nuove tecnologie di ultima generazione.

Chiude la decima edizione di REbuild l’intervento moderato da Ezio Micelli con Carlo Masseroli, Nhood Services Italy, Paolo Venturi, Aiccon Research Center, Università di Bologna, Carlo Costa, Autostrada del Brennero e Federico Chiavazza, Sda Bocconi School Management per un confronto su Le sfide della transizione a partire dalle città e dai territori.

chiusura rebuild 2024

Tra le case history il progetto di piazzale Loreto a Milano e quello che potrà essere il nuovo piazzale Cadorna, due esempi che appartengono al programma internazionale Reinventing Cities.

Sullo sfondo c’è il tema delle infrastrutture, come le autostrade, che non potremo ingrandire ma dovremo imparare a usare meglio, applicando logiche diverse dalle attuali.

Tre cose dobbiamo tenere a mente, spiega Ezio Micelli: che la realizzazione dei progetti di sviluppo urbano sostenibile non può prescindere dal concetto di partenariato pubblico-privato, previsto anche nella politica di coesione europea, che deve puntare a un modello organizzativo collaborativo che crei valore per tutti.

Il valore non si genera nella sommatoria dei processi perché non è appunto una sommatoria ma il valore è produttorio: per agire sul valore dobbiamo pensare a una moltiplicazione dove se uno dei fattori fosse zero porterebbe a zero il risultato generale” conclude Micelli.

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Cristina MolteniCristina Molteni: Laureata in architettura al Politecnico di Milano, si occupa di progettazione e di direzione lavori, con particolare attenzione agli edifici Nzeb e alle caratteristiche ecosostenibili dei materiali; svolge studi di fattibilità per lo sviluppo e la riqualificazione urbanistica | Linkedin
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