Home Smart City Venezia sprofonda e la sua subsidenza mette a rischio anche la sua...

Venezia sprofonda e la sua subsidenza mette a rischio anche la sua geodiversità

venezia sprofonda
Immagine da Depositphotos

Come triste “sarà” Venezia – riprendendo le parole della canzone di Charles Aznavour – se non invertiamo la rotta di subsidenza con le coste marine a rischio nell’80% e perdita di geodiversità. Lo si deduce da una nuova ricerca del Cnr che, però, indica anche le strade percorribili per salvare la città

Entro il 2050 l’80% delle morfologie lagunari di Venezia potrebbe essere classificato come estremamente vulnerabile, con un raddoppio delle aree colpite rispetto agli anni Novanta.

È questa la previsione rilasciata da Consiglio nazionale delle ricerche di Padova (Cnr-Igg) rispetto all’innalzamento del livello del mare e il progressivo abbassamento del suolo che stanno gravemente minacciando la diversità delle coste basse, soggette all’azione delle maree, che hanno reso la laguna di Venezia uno dei paesaggi costieri umidi più peculiari del Mediterraneo per la sua ricchezza di geodiversità.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science of the total environment, ha esaminato la vulnerabilità della laguna di Venezia rispetto all’innalzamento del livello del mare e al contemporaneo abbassamento del suolo causato dall’affondamento del terreno.

Questa doppia minaccia mette a rischio le fragili strutture naturali del paesaggio lagunare, fondamentali per la biodiversità e la stabilità ecologica della laguna.

Luigi Tosi è il dirigente di ricerca del Cnr-Igg di Padova. È lui che ha messo nero su bianco i dati della ricerca che parlano chiaro: entro il 2050 le morfologie lagunari, oggi situate tra 25 e 50 cm sopra il livello del mare, si ridurranno di 16 km2. Mentre quelle che oggi sono tra 0 e 25 cm si ridurranno di 18 km2.

Questa perdita di eterogeneità morfologica – spiega il ricercatore – avrà un impatto negativo sui preziosi benefici ecologici che l’ambiente lagunare fornisce!“.

Stiamo parlando delle barene, le velme e i bassifondali, geodiversità che contribuiscono a definire il paesaggio lagunare e dipendono da quote altimetriche specifiche prossime al livello del mare.

E tra i rischi più evidenti ci sono anche “la perdita dell’importante meccanismo di assorbimento della CO2 – spiega Cristina Da Lio, ricercatrice di Cnr-Igg e collega di Tosi – così come la minaccia ai cicli vitali delle specie lagunari e il pericolo di un sovraccarico di nutrienti dannoso per l’equilibrio dell’ecosistema“.

Cosa fare allora per Venezia: lo chiediamo a Tosi

Per mantenere le loro peculiarità e contrastare l’innalzamento del livello del mare e la subsidenza, cioè l’abbassamento del suolo, è essenziale che queste aree crescano in altezza.

Tale processo può avvenire grazie all’accumulo di sedimenti trasportati dalle maree sulla loro superficie. Secondo lo studio, il progressivo appiattimento e il restringimento di questi ambienti portano a un deterioramento morfologico della laguna e a una perdita di geodiversità“.

C’è ancora speranza?

Finora, le strutture naturali della laguna hanno mostrato una certa capacità di adattarsi all’innalzamento del livello del mare – prosegue TosiTuttavia, con l’accelerazione continua di questo fenomeno e la mancanza di nuovi sedimenti, il sistema lagunare sarà messo a dura prova.

Le barriere mobili del Mo.S.E., se da un lato proteggono il centro storico dalle maree eccezionali, dall’altro riducono l’apporto di sedimenti alle aree emerse come le barene. Senza nuovi sedimenti, queste aree non riusciranno a crescere in altezza e rischiano di scomparire“.

Su che tecnologia possiamo contare?

Stiamo combinando indicatori ambientali provenienti da diverse fonti, tra cui lo studio della stratigrafia e dei paleo-ambienti, analisi geotecniche e informazioni ottenute dai satelliti, è riuscito a valutare la sensibilità e il pericolo a cui è esposto il sistema lagunare e identificare le zone più a rischio per l’innalzamento del livello del mare, evidenziando dove è più urgente intervenire per proteggere la laguna.

Integrando indicatori di variabilità morfologica, struttura del sottosuolo olocenico, fenomeni di subsidenza e l’andamento della crescita del livello marino, sono state elaborate mappe dettagliate di sensitività, pericolo e vulnerabilità, facilmente interpretabili.

Tali mappe, che indicano le aree più sensibili, offrono una panoramica chiara e accessibile delle condizioni e dei rischi che le zone costiere affrontano, fornendo così una base solida per decisioni e interventi mirati nella gestione del territorio e nella salvaguardia ambientale” conclude il ricercatore del Cnr.

Crediti immagine: Depositphotos

Condividi: