Home Energy and Mobility Sviluppare la filiera dell’idrogeno per renderla sempre più sostenibile

Sviluppare la filiera dell’idrogeno per renderla sempre più sostenibile

idrogeno
Immagine da Depositphotos

L’impiego dell’idrogeno come vettore energetico può dare un contributo rilevante alla decarbonizzazione dei settori hard-to-abate, come il trasporto e l’industria pesante. Le iniziative per produrlo e distribuirlo creando filiere specifiche sono sempre più numerose, in Italia e all’estero, e sono sempre più sostenibili e a bassa intensità di carbonio

L’idrogeno è l’elemento più abbondante nell’universo (perlomeno in quello osservabile – ma non sulla Terra, sempre presente in forma aggregata – ndr), ed è anche il più semplice. È poi inodore, insapore e molto infiammabile.

Dovrebbe essere anche incolore, ma negli ultimi anni, complice la necessità di sfruttarne il potenziale come vettore energetico per contrastare i cambiamenti climatici, la tavolozza dei colori dell’idrogeno si è ampliata a dismisura e oggi per questo elemento si parla ormai di una decina di colori.

Ovviamente, si tratta di etichette che indicano quanto è climate friendly il metodo utilizzato per produrlo: c’è l’idrogeno nero, prodotto dal carbone bituminoso attraverso la gassificazione del carbone, quello marrone, prodotto attraverso la gassificazione della lignite, quello turchese ottenuto dalla pirolisi del metano, il rosso, che per alcuni è ricavato dalle biomasse mentre per altri deriva dall’energia nucleare (ci sarebbe anche il rosa, ricavato sempre dal nucleare, ma utilizzato direttamente nei processi di elettrolisi).

Messi assieme, però, questi colori pesano per una parte residuale, dato che per la maggior parte (circa il 95%) l’idrogeno prodotto oggi è infatti grigio, che significa che viene prodotto a partire dal metano (o dal metanolo) attraverso lo steam reforming, con un processo ad alta intensità di carbonio.

Per abbattere le emissioni si punta sull’idrogeno blu, che è quello in cui le emissioni derivate dallo steam reforming vengono catturate e sequestrate, o su quello verde, che è quello che usa come base di partenza fonti di energia rinnovabile ed elettrolizzatori.

I progetti per rendere la produzione di idrogeno sempre più sostenibile

Su questi due ultimi colori, blu e verde, si concentrano gli sforzi di aziende e consorzi che puntano sull’idrogeno per contrastare la crisi climatica e garantire un sistema di distribuzione dell’energia stabile e affidabile.

Cominciamo con un annuncio che arriva dalla Germania, dove Tüv Süd ha sviluppato un nuovo standard, il Tüv Süd Cms 77, per la certificazione dell’idrogeno a basse emissioni di carbonio (idrogeno blu) e dei suoi derivati (attualmente ammoniaca) in conformità ai criteri stabiliti dai quadri normativi di vari Paesi e regioni.

In particolare, lo standard Tüv Süd Cms 77 richiede una riduzione di almeno il 70% delle emissioni di gas serra durante la produzione di idrogeno e ammoniaca a basso contenuto di carbonio (idrogeno e ammoniaca blu) affinché il prodotto possa essere definito a basse emissioni di carbonio.

Oltre poi a dare una definizione all’idrogeno/ammoniaca blu, lo standard Tüv Süd Cms 77 regolamenta la costruzione e l’uso di strutture per la cattura e lo stoccaggio geologico del diossido di carbonio che possano trattenere la CO2 per lunghi periodi e stabilisce i requisiti e le linee guida per misurare e documentare le emissioni di carbonio dell’idrogeno blu e dei suoi derivati.

Questo processo è allineato agli standard internazionali, tra cui Iso14040, Iso14067, Iso27915 e Iso17029.

Avvicinandoci al nostro paese, incontriamo il caso di Axpo, il più grande produttore di energia rinnovabile in Svizzera, che sta progettando un impianto da 15MW per la produzione di idrogeno presso la centrale idroelettrica di Wildegg-Brugg.

La centrale fornirà l’elettricità necessaria per la produzione e una parte dell’idrogeno sarà trasportata alla vicina stazione di rifornimento Voegtlin-Meyer attraverso una nuova conduttura: l’impianto potrà infatti produrre circa 2.000 tonnellate di idrogeno verde l’anno, sufficienti per alimentare circa 300 camion o autobus.

Ibb prevede inoltre di utilizzare il calore di scarto prodotto dall’elettrolisi e di mettere questa energia rinnovabile a disposizione delle industrie della zona.

Venendo al nostro paese, quando si parla di idrogeno il riferimento obbligato è il Pnrr, che prevede un investimento totale per lo sviluppo della filiera idrogeno pari a 3,64 miliardi di euro.

Di questi, 500 milioni sono stati stanziati per la creazione di 52 Hydrogen Valley con l’obiettivo di creare ecosistemi integrati che integrano la produzione, il trasporto e l’utilizzo dell’idrogeno in vari settori vari come la mobilità e l’industria.

Questi hub – che si inseriscono all’interno della strategia nazionale per lo sviluppo della filiera idrogeno, al momento in lavorazione dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e fortemente promossa da H2It, l’associazione italiana idrogeno che aggrega più di 150 tra grandi, medie e piccole imprese, centri di ricerca e università che lavorano nel settore dell’idrogeno – verranno realizzati sfruttando infrastrutture e tecnologie all’avanguardia, ma anche attraverso di aree industriali dismesse e con la promozione della ricerca e dello sviluppo in ambito energetico.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica degli investimenti, il Mezzogiorno è l’area che vanta il maggior numero di progetti, 28 su 52, per un investimento totale di 225 milioni di euro (50%).

Al Nord sono previsti vita 17 progetti per 162,5 milioni (36%) e al Centro 7, per un totale di 62,5 milioni (14%). Guardando alle singole regioni, gli investimenti più ingenti sono concentrati in tre regioni del Sud: Campania (6 progetti finanziati), Puglia (5) e Sicilia (4), che hanno ammesso a finanziamento 40 milioni ciascuna.

A seguire, Lombardia (4 progetti finanziati per un totale 33,5 milioni) e Trentino-Alto Adige (4 progetti; 28 milioni). Le Hydrogen Valley avranno un ruolo chiave nella costruzione del mercato dell’idrogeno: il finanziamento di centri di produzione di idrogeno rinnovabile implementerà l’uso di diverse tecnologie, stimolando la domanda e lo sviluppo di una filiera dell’idrogeno completa, e saranno poi fondamentali per decarbonizzare i settori carbon intensive e contribuire all’indipendenza energetica del paese.

H2It rimarca il ruolo fondamentale che le Hydrogen Valley possono giocare nell’avvio di un mercato dell’idrogeno: il finanziamento di centri di produzione di idrogeno rinnovabile implementerà l’uso di diverse tecnologie, stimolando la domanda e lo sviluppo di una filiera idrogeno completa.

Saranno poi fondamentali per decarbonizzare i settori carbon intensive e contribuire all’indipendenza energetica del Paese. Inoltre, l’alto numero di proposte progettuali approvate (oltre 100, di cui molte non sono state finanziate per mancanza di fondi) dimostra la capacità della filiera di rispondere alle esigenze nazionali con progetti ad alto contenuto tecnologico e innovativo.

Crediti immagine: Depositphotos

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