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Biowaste: nuove sfide e scenari. Ecco cosa raccontano i dati del Centro Studi del CiC

raccolta rifiuti organici
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Per il biowaste si profilano nuove sfide e nuovi scenari: presentati i dati sull’andamento della produzione e della raccolta dei rifiuti a matrice organica del Centro Studi del Consorzio Italiano Compostatori

Il biowaste può essere il fiore all’occhiello dell’economia circolare in Italia, dove il sistema industriale del riciclo organico, con la produzione di compost e biometano, si conferma settore chiave per l’economia circolare, ma qualità e quantità devono migliorare.

Attraverso il riciclo valorizzare i rifiuti e allo stesso tempo ridurre le emissioni climalteranti. Il Centro Studi del Consorzio Italiano Compostatori (Cic) a partire dal Rapporto Rifiuti 2023 dell’Ispra, ha elaborato e analizzato i dati che raccontano l’andamento della produzione e della raccolta dei rifiuti a matrice organica.

Dati presentati a Roma durante il convegno Il Biowaste in Italia: il contributo delle aziende Cic alla produzione di energia e materia. Alla luce dell’analisi effettuata, sono state rilevate una serie di criticità che il settore del biowaste dovrà affrontare: dalla crescita zero dell’umido raccolto, al rischio di sovra capacità impiantistica.

In Italia, nel 2022, sono state raccolte 7,25 milioni di tonnellate di rifiuti organici, ovvero più del 40% di tutta la raccolta differenziata gestita nel nostro Paese” evidenzia la presidente del Cic, Lella Miccolis, intervenendo durante il convegno.

In Italia, nel 2022, quindi, si è registrata una diminuzione di oltre 140.000 tonnellate di rifiuti rispetto al 2021.

La quantità e la qualità sono imprescindibili

Considerando il totale di rifiuti a matrice organica (frazione umida, verde, fanghi civili e agroindustriali) complessivamente trattati negli impianti italiani, si stimano invece oltre 8 milioni di tonnellate di rifiuti, circa 55.000 tonnellate in più dell’anno precedente: il 60% è costituito da frazione umida, il 20% da verde, il 14% da fanghi di depurazione e l’8% da rifiuti dell’agroindustria.

Dalla trasformazione dei rifiuti a matrice organica, sono state ottenute circa 2 milioni di tonnellate di compost e oltre 400 milioni di metri cubi di biogas.

Se per il verde gli obiettivi principali futuri sono recuperare le quasi 250mila tonnellate di raccolte perse negli ultimi anni – soprattutto nelle regioni del Nord – e stimolare la crescita nelle regioni del Centro-Sud, per quanto riguarda la frazione umida il Centro Studi Cic evidenzia la necessità di puntare alla copertura delle raccolte su tutto il territorio nazionale, come previsto dalla Direttiva quadro Rifiuti (2018/n.851).

L’Italia ha introdotto dal 1° gennaio 2022 l’obbligo di raccolta della frazione umida, anticipando di due anni il resto dell’Unione europea, che l’ha fissato dal 1° gennaio 2024.

Ma, nonostante ciò, al 2022, anno di riferimento dei dati rilevati, ci sono ancora quasi 700 comuni italiani in cui non risulta essere stata attivata la raccolta differenziata della frazione umida, per un totale di oltre 900mila abitanti (circa il 49% al Sud, il 38% al Nord e il 12% al Centro).

Considerando che una buona raccolta differenziata presso le utenze domestiche può portare a intercettare un quantitativo di rifiuto pari ad almeno 50 kg per abitante all’anno, bisogna considerare un ulteriore cifra di oltre 800 comuni, in cui risiedono circa 5 milioni di abitanti, che non raggiungono tale soglia e dove si potrebbero vedere dei miglioramenti significativi.

Nonostante i Criteri Ambientali Minimi del Mase prevedano obiettivi massimi alle impurità fisiche, il Centro Studi Cic rileva che la purezza merceologica media della frazione umida raccolta è scesa da quasi il 94% all’attuale quasi 93%: la frazione umida raccolta e avviata agli impianti di trattamento presenta quindi una percentuale di materiali impropri, non compatibili pari a circa il 7% del materiale.

Il rifiuto si colloca quindi nella classe di qualità B rispetto al sistema di valutazione elaborato dal Cic.

“È urgente ribadire quanto sia importante non solo la quantità ma anche la qualità del rifiuto organico raccolto in modo differenziato che sta diminuendo anche a causa dell’utilizzo ancora elevato di sacchetti non compostabili nonostante il divieto: solo un ingrediente di elevata qualità, per esempio un umido con poche impurità fisiche, può garantire un sistema efficiente, sostenibile e in grado di generare prodotti di qualità” sottolinea Massimo Centemero, direttore del Cic.

Migliorare la qualità della raccolta dovrebbe diventare un obiettivo prioritario di tutte le amministrazioni per evitare che ci sia un ritorno negativo sui cittadini attraverso la Tari oltre che sull’ambiente – ribadisce Lella Miccolis che prosegue – ciò è possibile con campagne di comunicazione mirata che devono puntare a sensibilizzare tutti i cittadini, sottolineando come il loro contributo sia decisivo per contenere i costi, sostenere la green economy e combattere la crisi climatica“.

Crediti immagine: Depositphotos

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