Home Energy and Mobility La transizione costa, ma è necessario essere affidabili per attrarre gli investimenti

La transizione costa, ma è necessario essere affidabili per attrarre gli investimenti

e-mobility start
Immagine da Depositphotos

Le aziende investono – anche tanto – nella transizione verso la mobilità elettrica ma solo una minima parte di questo denaro arriva in Europa – con l’Italia ultima tra le grandi economie Ue – perché manca certezza sugli obiettivi di decarbonizzazione 

Il traguardo è già stato fissato – il 2025, anno in cui dovrà essere fermata la produzione di motori endotermici – ma in Europa c’è ancora molta incertezza su questo obiettivo e manca ancora una politica industriale, forte e condivisa a livello di unione, per costruire la catena di approvvigionamento per la mobilità elettrica.

E, in questo clima incerto, le industrie automobilistiche extra-europee preferiscono investire in altri mercati – Stati Uniti in primis – snobbando di fatto l’Europa: infatti, solo il 20% degli investimenti nel nostro continente provengono da industrie extraeuropee, mentre in Nord America gli investimenti stranieri toccano il 65%.

La mappa degli investimenti nell’e-mobility

Come si muovono i capitali a livello mondiale per supportare il passaggio alla mobilità elettrica? L’associazione indipendente T&E Transport & Environment ha realizzato una mappatura del flusso dei capitali analizzando tutti gli annunci pubblici di investimento, tra il 2021 e il 2023, delle 19 principali case automobilistiche, a livello globale (includendo produttori europei, americani, cinesi, giapponesi, sudcoreani), in produzione di veicoli elettrici, batterie, infrastrutture di ricarica.

Tra il 2021 e il 2023 in Europa – con l’Italia all’ultimo posto tra le grandi economie continentali – sono arrivati poco più di un quarto (26%) degli investimenti globali nell’e-mobility, mentre più di un terzo (37%) è stato destinato a Stati Uniti, Canada e Messico, nonostante il Nord America sia una regione con volumi di produzione minori rispetto a quelli europei.

infografica investimenti e-mobility

Gli investimenti in mobilità elettrica nell’Unione europea

Nel 2023 i principali player dell’automotive hanno destinato all’Europa 42 miliardi di euro di investimenti, rispetto ai 9 miliardi di euro della Cina (dove però il grado di sviluppo di questa industria è già ben maggiore) e ai 58 miliardi di euro del Nord America.

Inoltre, il tasso di crescita degli investimenti in Europa, nel 2023, è diminuito rispetto al 2022. I maggiori beneficiari del flusso di investimenti in Europa, tra il 2021 e il 2023, sono stati il Regno Unito (26 miliardi di euro), la Germania (13 miliardi di euro) e la Spagna (10 miliardi di euro).

Se negli Stati Uniti quasi due terzi (65%) degli investimenti in veicoli elettrici, tra il 2021 e il 2023, provengono da industrie straniere, attratte soprattutto dalle sovvenzioni previste dall’Inflation Reduction Act, l’Europa vive una situazione sostanzialmente opposta.

Nel nostro continente l’80% dei finanziamenti destinati all’elettrificazione del trasporto su strada viene dall’automotive europeo. Emblematico il caso di Stellantis, seconda casa automobilistica europea, che ha diretto il 74% dei suoi investimenti Nord America e ha impegnato solo il 10% nella propria regione – di cui solo 1,3 miliardi di euro in Italia.

Per Andrea Boraschi, direttore dell’ufficio italiano di T&E, “l’Ue ha urgente bisogno di una strategia industriale più forte, di un fondo per la transizione robusto, capace di attrarre un maggior numero di investitori. In questo quadro, il Paese che più di altri deve cambiare strategia è l’Italia.

I numeri del nostro studio provano che le crociate contro la mobilità elettrica si traducono solo nel rimanere ai margini del flusso degli investimenti: un modo pressoché infallibile, purtroppo, per mettere a rischio decine di migliaia di posti di lavoro e un’industria che vale oltre il 5% del nostro Pil“.

Crediti immagine: Depositphotos

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