Home Certificazione Società benefit e la Csddd: la strada è in discesa

Società benefit e la Csddd: la strada è in discesa

benefit corporation
Immagine da Depositphotos

All’indomani dell’approvazione della Direttiva sulla Due Diligence in materia di Sostenibilità aziendale, le società benefit italiane si trovano con in mano diversi strumenti che permettono di essere già allineati. E avvantaggiati. Ecco perché

Le aspettative nei confronti della Direttiva sulla Due Diligence in materia di Sostenibilità aziendale (approvata il 24 maggio Consiglio dell’Unione europea) e soprattutto la sua applicazione sono varie e numerose.

Lato consumatori si attendono una più solida protezione dei diritti dei lavoratori e una maggiore trasparenza nelle informazioni fornite dalle aziende, così da poter agevolare decisioni di consumo consapevoli e migliorare la fiducia nei confronti delle imprese.

La fiducia da parte degli stakeholder sarà premiante nei confronti delle realtà imprenditoriali che applicheranno, in maniera responsabile, una visione nei confronti del rischio che tenga conto anche di aspetti ambientali e di tutela dei diritti umani.

La normativa, infatti, favorisce un approccio metodologico basato sulla valutazione del rischio che sia in grado di migliorare la resilienza e la competitività del tessuto imprenditoriale.

Nel lungo periodo, le imprese raccoglieranno i benefici legati all’innovazione, alla capacità di attrarre e trattenere collaboratori di talento e, non ultimo, all’accesso ai capitali e alle fonti di finanziamento.

Il perimetro di applicazione e gli obblighi previsti

Va detto, che la Csddd o Cs3d interesserà più o meno 6.000 aziende europee; i criteri di applicazione sono di tipo quantitativo: oltre i 1.000 dipendenti, con un fatturato netto di 450 milioni di euro a livello mondiale.

Nel perimetro rientrano anche le corporation extra Ue che generano un fatturato netto in Europa uguale o superiore a 450 milioni di euro (circa 900 aziende). Restano fuori dall’ambito di applicazione le micro e le piccole e medie imprese, nei confronti delle quali, però, il Legislatore prevede alcune misure di tutela.

Dal punto di vista degli requisiti, la Direttiva istituisce un obbligo di due diligence al fine di identificare e indirizzare impatti avversi, effettivi e potenziali, nei confronti del rispetto dei diritti umani e dell’ambiente, derivanti dalle attività dell’azienda, delle sue filiali e dei partner lungo la catena del valore.

Inoltre, la Direttiva richiede alle aziende di adottare e di attuare un piano di transizione per la mitigazione dei cambiamenti climatici, in linea con l’obiettivo di neutralità climatica.

Opportunità e sfide lanciate dalla normativa

Di fronte a un panorama normativo che evolve in modo significativo e che affronta argomenti che coinvolgono molteplici portatori di interesse, quali possono essere le opportunità e le sfide per le aziende?

Ne abbiamo parlato con Massimiliano Pontillo, responsabile relazioni istituzionali di Assobenefit, all’indomani della V Giornata Nazionale delle Società Benefit che, proprio dell’evoluzione normativa europea, ha fatto il tema principale di questo momento di incontro e di confronto con le aziende associate.

Ci troviamo di fronte a un nuovo paradigma di mercato; la sfida, per le aziende, è di avere una nuova visione di impresa, in grado di incidere nella cura e nella cultura del territorio. Si tratta di definire una nuova identità politica, quale attrice del cambiamento sociale“.

Già; le società Benefit partono avvantaggiate in quanto, al momento di esprimere la propria scelta costitutiva, integrano l’obiettivo di risultato economico con il beneficio sociale, secondo il principio del duplice scopo.

In questo modo, si lavora in una logica di ecosistema e di inclusione di una pluralità di interessi e prospettive.

Per quanto riguarda la Direttiva sulla Due Diligence vanno coinvolti, fin dall’inizio, i vari soggetti che fanno parte della catena del valore, per generare un impatto complessivo positivo migliore.

Ci stiamo muovendo verso un modello di stakeholder economy che valorizza un percorso strategico di azione e di condivisione tra gli attori di un sistema, che si caratterizzi per l’inclusività” conferma Pontillo.

…questione di costi

E l’impatto sui costi delle imprese? In assenza di leve e agevolazioni di natura fiscale, gli obblighi introdotti richiedono sforzi e impegno da parte dell’imprenditore che, non a caso, si chiede quanto può guadagnare dalla conformità verso i requisiti normativi.

I numeri però parlano chiaro: dagli studi sulle performance tra il 2019 e il 2022 le società Benefit hanno registrato risultati economici mediamente migliori rispetto alle altre imprese tradizionali, con una crescita del fatturato pari al +37% (contro un +18% delle aziende tradizionali) e una redditività misurata dall’Ebitda margin pari al 9% (contro un 8,3%).

Inoltre, le imprese Sb si dimostrano maggiormente aperte all’innovazione e all’internazionalizzazione. Una risposta concreta e lungimirante alle sfide dell’Europa, dunque esiste.

Lo stesso Mauro Del Barba, presidente di Assobenefit, durante la Giornata Nazionale ha sottolineato come “il modello e relativo valore dell’assetto giuridico delle società Benefit rappresenti un’opportunità in un contesto più ampio che riguarda l’Europa tutta e il cambio di paradigma che si sta costruendo“.

I prossimi passi

Ricordiamo che la Direttiva di cui abbiamo parlato fin qui si inserisce nel lungo percorso di armonizzazione del quadro europeo dedicato alla Sostenibilità iniziata nel 2022 e, in particolare, mette sotto la lente di ingrandimento le problematiche relative al rispetto dei diritti umani lungo la catena del valore delle aziende.

La Direttiva entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea. Gli Stati membri avranno due anni di tempo per recepire la Direttiva e comunicare i testi pertinenti alla Commissione. L’applicazione della normativa sarà graduale per 3-5 anni dall’entrata in vigore.

Crediti immagine: Depositphotos

» Leggi tutti gli articoli di Esg in azione (#esginazione)

Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora come consulente e formatore in ambito sistemi di controllo interno, compliance e gestione dei rischi e come coach in ambito life e business coach. Crede nella Sostenibilità come modello imprenditoriale e come generatore di valori condivisi all'interno di un gruppo. Curiosa per natura, nel tempo libero le piace leggere, correre all'aria aperta, praticare pilates e dedicarsi alla degustazione di vini | Linkedin
Condividi: