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Progettare (bene) in Europa

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Immagine da Depositphotos

Anche se spesso viene percepita come un’entità lontana e difficile da capire, l’Unione europea è in realtà un formidabile motore di innovazione economica, tecnologica e sociale, le cui politiche possono dare grandi vantaggi ai territori e alle regioni in cui vengono applicati. Servono però competenze specifiche per accedere ai programmi dell’Unione e portarli a compimento, e una guida preparata dall’Unione nazionale comuni comunità enti montani aiuta a fare chiarezza

Il termine europrogettazione indica i processi e le tecniche che servono per elaborare e portare a compimento progetti finanziati con i fondi europei.

Ma perché è stato necessario creare una categoria apposita, quella dell’europrogettazione, appunto, considerato che i processi e i criteri di elaborazione dei progetti finanziati da grandi attori internazionali non sono strutturalmente diversi da quelli utilizzati nell’europrogettazione?

Si tratta comunque di project management e i criteri per organizzare, gestire, valutare e rendicontare un progetto dovrebbero essere sempre validi.

Tuttavia, sono almeno due i fattori che rendono particolari l’architettura e le modalità di erogazione e utilizzo dei fondi comunitari.

In primo luogo, occorre tenere conto delle specificità strutturali dell’Unione europea, che è uno dei più importanti attori politici ed economici del mondo per:

  • popolazione (l’Ue è il terzo blocco demografico al mondo, dopo Cina e India)
  • Pil (l’Unione è il secondo mercato al mondo, dopo gli Stati Uniti e prima della Cina)
  • volume degli scambi commerciali (l’Ue il più grande esportatore del mondo, prima di Cina e Stati Uniti)
  • investimenti esteri (l’Unione europea è la principale fonte e destinazione di investimenti a livello mondiale)
  • retaggio culturale (l’Ue è la principale destinazione turistica a livello mondiale) e per il ruolo nella cooperazione internazionale (l’Ue è il principale finanziatore di progetti di cooperazione internazionale)

Inoltre, questa è la seconda particolarità, i progetti sono un’applicazione delle politiche decise a livello comunitario.

Tipologia e accesso ai fondi europei

In particolare, i fondi europei rappresentano da molti decenni una fonte di finanziamento importantissima per gli attori del Terzo settore, oltre che per le istituzioni e le imprese attivi in svariati ambiti, importanza che è diventata ancora più evidente per la necessità di recuperare i danni economici e sociali prodotti dalla pandemia di Covid-19.

Allo stesso tempo, gli studi e le ricerche dimostrano però che sono ancora moltissimi gli attori dei territori che percepiscono i fondi europei come una realtà lontana dal proprio operato.

Nella maggior parte dei casi, questa percezione nasce dalla carenza sia di informazioni in materia, sia dalla difficoltà a reperire strumenti con cui comprenderne gli effettivi punti di contatto con la propria attività e a tradurli in pratica.

Non senza costi, dato che la scarsa propensione a servirsi dei fondi europei per realizzare le proprie idee comporta che ogni anno miliardi di euro di fondi europei non vengano utilizzati, con conseguente perdita di opportunità per le organizzazioni, per i territori, per la ripresa e, più in generale, per lo sviluppo dei paesi membri.

Per provare a categorizzare i fondi e i programmi comunitari si possono utilizzare le istituzioni, le politiche e le strategie di riferimento, i fondi e i programmi appartenenti alla categoria identificata, i documenti di programmazione specifica tipici della categoria, le caratteristiche dei bandi e, infine, le caratteristiche dei progetti.

Cominciamo dai fondi strutturali e rurali, quelli considerati più vicini ai territori perché gestiti localmente, normalmente a livello regionale o nazionale.

Questa tipologia di fondi va a sostegno della politica regionale e di coesione, della politica agricola comune e della politica marittima e della pesca. I bandi per questa categoria non sono accessibili attraverso una piattaforma unificata, ma dai siti web dei ministeri nazionali e delle direzioni regionali incaricate dello sviluppo economico, del lavoro e delle politiche sociali e delle politiche agricole (Psr).

Ci sono poi i programmi di cooperazione territoriale, che operano in un ambito territoriale più ampio: transfrontaliero, transnazionale (un’area più estesa composta da più regioni di paesi diversi) o interregionale (territori o attori locali di tutta l’Ue accomunati da sfide simili).

Sono presentati in inglese o in una lingua considerata veicolare nel territorio di riferimento e richiedono un partenariato più complesso e internazionale, che dimostri un impatto adeguato sul territorio di riferimento.

Inoltre, devono essere allineati con la politica regionale e di coesione dell’Ue, oltre che con le politiche, le strategie e le azioni portate avanti nel territorio e nelle tematiche di riferimento dalle autorità regionali responsabili.

I programmi comunitari tematici a gestione diretta rappresentano probabilmente l’ambito dell’europrogettazione più conosciuto, riguardano infatti gli attori di tutta l’Unione europea e hanno un sistema di riferimento unico.

Ognuno dei programmi comunitari a gestione diretta corrisponde a una linea dedicata nel budget comunitario. Sono presentati in inglese e richiedono normalmente un partenariato complesso, trasversale a paesi e realtà diverse dell’Unione europea.

Devono essere allineati con la politica (o le politiche) di riferimento a livello Ue nell’ambito e nel sotto-ambito specifico in cui operano. I programmi per la cooperazione esterna hanno una forte dimensione territoriale, ovvero sono dedicati alla collaborazione con, o allo sviluppo di, un determinato territorio.

Inoltre, sono gestiti in modo decentralizzato, attraverso le delegazioni dell’Ue nei paesi terzi, o attraverso modalità di gestione indirette (ovvero con fondi affidati alle istituzioni dei paesi terzi o a organizzazioni internazionali).

La quinta categoria è quella dei programmi per la cooperazione esterna, che rappresentano una manifestazione della politica estera dell’Ue e di strategie specifiche dell’Ue in materia di sviluppo e cooperazione, delle grandi priorità generali dell’Ue (Green Deal, digitale, sviluppo e crescita sostenibile, migrazioni, governance, pace e sicurezza) e di una serie di politiche e strategie in ambiti più specifici (democrazia e diritti umani, educazione e competenze, energia, ambiente, uguaglianza di genere, salute, sviluppo urbano e regionale, alimentazione e sicurezza alimentare, acqua e servizi igienici).

Sono presentati in inglese o nella lingua del paese beneficiario e richiedono normalmente un partenariato che includa capacità tecniche nel settore di riferimento e presenza e conoscenza del contesto locale del paese beneficiario.

C’è poi il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, che persegue obiettivi strategici che rappresentano un punto di incontro tra le grandi priorità dell’Unione europea e l’agenda specifica delle autorità nazionali, dei diversi ministeri, degli enti locali e di altri grandi stakeholder.

Il Dispositivo prevede importi minimi da dedicare alle priorità dell’Ue (soprattutto transizione verde e trasformazione digitale), e i governi nazionali sono vincolati al raggiungimento di milestone e target concordati con la Commissione europea e a provare la realizzazione dei risultati (con una rigida tempistica).

Dall’altro lato, la coerenza con le politiche e le strategie nazionali è essenziale, perché il Pnrr ha messo a disposizione risorse per riforme e interventi in parte già previsti, ma a lungo bloccati per mancanza di fondi.

La maggior parte degli interventi ha un carattere molto specifico e in molti casi assume la forma di una gara d’appalto piuttosto che di una sovvenzione.

Per fare chiarezza in quello che è un quadro ampio e per molti versi complesso può essere utile Formarci all’Europa, la guida realizzata dall’Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani) che illustra nel dettaglio gli strumenti e le metodologie per sviluppare e portare a termine progetti in ambito europeo.

Dall’analisi di contesto e dalla definizione degli Swot (Strenghts, Weaknesses, Opportunities, Threats), dall’individuazione dei trend e della strategia complessiva, la guida è uno strumento indispensabile per chi lavora nell’ambito dell’europrogettazione.

In particolare, la guida approfondisce una serie di programmi, come il Vademecum Alcotra (per la promozione dei rapporti tra Italia e Francia), il Vademecum Central Europe (per costruire un’Europa centrale green, smart e sempre più connessa), il programma Erasmus+ (per sostenere la sviluppo nel campo dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport), e i Vademecum Life, Med, Next e Spazio Alpino, dedicati rispettivamente alla crescita economica a basse emissioni di carbonio, alla promozione dell’area mediterranea e alla cooperazione tra paesi transalpini.

Crediti immagine: Depositphotos

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