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Giornata mondiale del vento: il 15 giugno si festeggia l’energia eolica

energia eolica
Immagine da Depositphotos

Tra le energie rinnovabili fondamentali per il perconrso di transizione energetica c’è anche quella eolica: nonostante la parte del leone la faccia il fotovoltaico – sicuramente più accessibile e facilmente installabile – l’eolico, on e offshore – in Italia ha un peso determinante nel nostro mix energetico

Il 15 giugno 2024 si festeggia a livello mondiale la Giornata del Vento – Global Wind Day – nata per far conoscere al grande pubblico le potenzialità dell’energia eolica, ovvero generata dalla forza del vento attraverso grandi pale (ma esiste anche un mini-eolico).

Una campagna di comunicazione che è coordinata a livello mondiale da Wind Europe, dal Global Wind Energy Council e da varie associazioni nazionali, tra cui la nostra Anev – Associazione Nazionale Energia del Vento e di protezione ambientale – che riunisce circa 70 aziende del settore eolico.

La fonte eolica ha grandi potenzialità nel nostro Paese, soprattutto quello offshore – ovvero installato in mare – grazie alla nostra conformazione geografica che presenta un enorme distesa di litorali.

I dati riportati di Wind Europe riportano che lo scorso anno in Italia abbiamo prodotto 23,4 TWh di energia eolica, coprendo il 7,6% della domanda elettrica nazionale e il 9,1% della produzione totale.

L’energia eolica è la terza fonte rinnovabile per generazione energetica e conta per il 20,7% del totale delle fonti rinnovabili elettriche. Tuttavia, la potenza installata nel 2023 ha registrato un leggero calo rispetto al 2022, con circa 488 MW installati, il 7% in meno rispetto all’anno precedente.

La previsione delle aziende aderenti ad Anev è di raggiungere i 2,1 GW entro il 2030, a partire dal 2025, a livello di eolico offshore e di passare da 1,5 GW del 2024 a 2,1 GW nel 2026 a livello onshore.

Per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto al convegno annuale di Anev in occasione della Giornata del Vento, “Sviluppare l’eolico è un obiettivo centrale nel Pniec e nell’agenda di governo […]. è indispensabile pianificare, come già sta accadendo, crescenti investimenti sulle reti e rafforzare l’accumulo, in linea con l’impegno raggiunto al G7 di Venaria di contribuire a sestuplicarne la capacità al 2030“.

Al ministro ha risposto Simone Togni, presidente di Anev, per il quale “Lo sviluppo delle rinnovabili in Italia passa dall’abilitazione dei fattori esterni necessari a raggiungere tali obiettivi comunitari che sono lo sviluppo delle reti, […], la realizzazione di sistemi di accumulo, […] e la rimozione degli ostacoli burocratici e amministrativi che ancora pongono dei limiti e dei ritardi nello sviluppo delle nuove tecnologie“.

Tuttavia, alle barriere burocratiche citate da Togni si aggiungono spesso quelle ideologiche che vedono nell’installazione delle turbine un drammatico affronto al paesaggio.

Da questo punto di vista molto si sta lavorando coinvolgendo reti ambientaliste e paesaggistiche per stilare un documento condiviso per l’individuazione di aree idonee in cui installare gli impianti eolici.

Nel frattempo, in Italia si lavora per ampliare il parco eolico

A Mondonuovo, nei Comuni di Mesagne e di Brindisi, in Provincia di Brindisi, Rwe ha avviato i lavori di un parco eolico onshore che prevede l’installazione di nove turbine da 5,9 MW. L’entrata in esercizio dell’impianto, che avrà una capacità totale di 53 MW, è prevista per il 2025.

In una prima fase di costruzione verranno adeguate le vie di accesso al sito e realizzate le aree per il montaggio delle gru. I lavori proseguiranno con la costruzione delle fondazioni, larghe fino a 20 metri, per poi procedere con l’installazione delle turbine.

Per il trasporto delle pale del rotore, Rwe utilizza una speciale tecnologia detta blade lifter, che consente di sollevarle e condurle attraverso curve strette e vicoli.

A livello di parchi eolici offshore, invece, Seapower sta lavorando alla creazione di una filiera tutta italiana per la ricerca, lo sviluppo e la produzione delle turbine eoliche galleggianti.

Per la profondità dei nostri mari, infatti, è possibile prevedere solo turbine eoliche installate su grandi piattaforme galleggianti, ancorate con opportuni sistemi di ormeggio al fondo del mare.

Sono, quindi, necessari circa 20 GW di nuove installazioni di eolico principalmente galleggiante e offshore ipotizzando di coprire circa il 70% delle nuove installazioni delle rinnovabili.

Per installare i 20 GW previsti, saranno necessarie circa 1.300 turbine galleggianti, ognuna di potenza nominale di 15 MW. Ci sarà bisogno di infrastrutture portuali capaci di gestire la logistica per lo spostamento, l’assemblaggio e il trasporto sul sito delle varie componenti delle turbine, ma sarà anche necessario il potenziamento della rete elettrica per il trasporto dell’energia prodotta a 20 km dalla costa, alle centrali elettriche poste a terra.

Secondo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sono attualmente in corso 15 progetti di procedura per ottenimento della Via, per un totale di 9,6 GW e investimenti di circa 30 miliardi di euro e 75 progetti su cui è in corso la procedura di valutazione preliminare (scoping), che cumulano una potenza complessiva di 60 GW, di cui 48 già conclusi.

Da smarcare però due problematiche importanti: l’assenza di una pianificazione dello spazio marittimo, per la quale l’Italia è già sotto procedura di infrazione da parte della comunità europea; e la probabile incapacità di fornire, nei giusti tempi, alcuni componenti fondamentali per la realizzazione dei parchi eolici, quali, per esempio, le sottostazioni elettriche galleggianti, per le quali non c’è uno standard assestato.

Crediti immagine: Depositphotos

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