Home Eco Lifestyle Soluzioni per limitare la desertificazione e la siccità: l’importante è adottarle

Soluzioni per limitare la desertificazione e la siccità: l’importante è adottarle

desertificazione
Immagine da Depositphotos

La desertificazione e la perdita di biodiversità dei suoli avanza rapida. Ne parliamo oggi 17 giugno dove celebra l’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla desertificazione con un tema ben in vista: le tecnologie per limitare la siccità

Il degrado dei nostri suoli, che porta alla desertificazione e alla siccità in vaste aree del Pianeta, è un problema drammatico per il quale, lancia l’allarme Ibrahim Thiaw, segretario esecutivo dell’Unccd, oggi “fino al 40% del territorio mondiale è già degradato, colpendo quasi la metà dell’umanità“.

Per questo, ogni anno – siamo giunti alla trentesima edizione – il 17 giugno si celebra l’adozione della Convenzione delle Nazioni Unite per la Lotta alla Desertificazione. Quest’anno la giornata ha l’obiettivo di sollecitare tutti all’azione con lo slogan Uniti per la terra: la nostra eredità. Il nostro futuro.

Una giornata importante che rappresenta l’occasione di promuovere nei cittadini la consapevolezza dei complessi problemi legati al degrado del suolo, alla desertificazione e agli effetti della siccità, ma soprattutto per stimolare l’adozione di soluzioni per invertire questi processi.

Far finta di nulla o pensare che il problema non ci tocca, non aiuta. Tanto più che in Italia, secondo i rilevamenti di Ispra, il territorio presenta già evidenti segni di degrado, che si manifesta in forma diverse, dall’erosione alla salinizzazione, dalla compattazione alla contaminazione e all’impermeabilizzazione.

Calcolando i principali indicatori adottati dalle Nazioni Unite per il calcolo delle aree degradate, ovvero lo stato e il trend di copertura del suolo, di produttività e di contenuto di carbonio organico, al 2019 risulta in stato di degrado il 17,4% della superficie nazionale, lungo tutto il territorio.

Per riscoprire la cultura del suolo, oggi poco considerata tra le emergenze ambientali, tema invece cruciale per la sopravvivenza dell’umanità, va le la pena di leggere il rapporto 2023 – Il suolo italiano al tempo della crisi climatica – redatto da ReSoil Foundation.

Tuttavia, la minaccia è globale e senza agire, entro il 2050, si stima che il 95% del territorio terrestre sia destinato a degradarsi. I suoli degradati sono poveri di materia organica e, per questo, non trattengono l’acqua in modo efficace, amplificando ulteriormente i problemi causati dai cambiamenti climatici come siccità, incendi e scarsità d’acqua.

La gravità della situazione può essere consultata attraverso una mappa che il movimento Salva il Suolo ha realizzato per rendere visibile la percentuale di degrado del suolo globale prevista entro il 2050.

mappa suolo degradato
Immagine di movimento Salva il Suolo

Una soluzione può arrivare da soluzioni rigenerative che mantengano la materia organica del suolo tra il 3 e il 6% (in base alle condizioni regionali), riducendo il degrado e la siccità.

L’obiettivo di Salva il Suolo, spiega il suo Cto Praveena Sridhar, “è aumentare la sensibilità dei cittadini nei confronti della crisi del suolo, perché solo così le politiche potranno cambiare. La crisi c’è, ma le soluzioni rigenerative per la salute del suolo esistono“.

Anche Ispra, negli ultimi anni, ha avviato specifici progetti volti alla definizione dei modelli per la valutazione delle capacità di risposta al degrado e di ripristino dei suoli degradati.

Inoltre, l’ente italiano partecipa come partner al progetto Horizon Europe Monalisa che sta sviluppando un indice di rischio di desertificazione per le aree maggiormente problematiche nel bacino del Mediterraneo e in altri paesi europei, oltre alla realizzazione di casi studio di azioni per la protezione e lo sviluppo sostenibile del territorio.

Siccità e soluzioni tecnologiche per il contrasto alla desertificazione

Lo sviluppo tecnologico e l’innovazione sostenibile stanno portando soluzioni concrete a problemi gravi come quello della desertificazione. Tra le ultime soluzioni disponibili c’è anche la desalinizzazione dell’acqua di mare, nel rispetto dell’ambiente e con costi di esercizio sostenibili.

Soluzioni simili già vengono utilizzate negli Emirati Arabi, ma non mancano modelli europei, come Spagna, Cipro, Malta e la Grecia. Anche nel nostro Paese ci sono applicazioni delle tecnologie di dissalazione a osmosi inversa per ottenere acqua dolce e di qualità dal mare.

Tuttavia, il processo di filtraggio dell’acqua necessita di un approccio integrato, che prenda in considerazione, oltre alla conservazione, al riutilizzo e al trattamento dell’acqua di mare, anche i costi di gestione e la sostenibilità ambientale.

La soluzione di Culligan, azienda che opera a livello mondiale nei sistemi di trattamento dell’acqua, utilizza la tecnologia di desalinizzazione a osmosi inversa che permette di recuperare fino al 50% dell’acqua di processo, con un recupero dell’energia per ridurre al massimo consumi e costi operativi.

Sono disponibili 7 modelli di dissalatori, con portate da 5 a 40 m3/h, per trattare acque con salinità fino a 3.000 ppm di Tds, in grado di ridurre la salinità da 37.000 ppm a circa 320 ppm, paragonabile a quella dell’acqua oligominerale.

Il filtraggio e rimozione del sale e dei contaminanti (tra cui minerali disciolti, batteri, particolato e altre impurità) è pari al 99%, per un’acqua potabile sicura. La tecnologia Culligan inoltre ottimizza il pH con l’effetto di proteggere le membrane dell’impianto da incrostazioni e mantenere la qualità e il gusto dell’acqua.

Una soluzione basata su tecnologia Culligan è stata messa sull’isola d’Elba in cui le 4 linee a osmosi inversa desalinizzano l’acqua marina e la trasformano in acqua potabile, con una capacità di 80 litri al secondo, pari a 288 m3/h, quantità sufficiente a soddisfare le richieste di abitanti e turisti in estate.

Produrre acqua dall’aria, è possibile

Una singolare soluzione al problema della mancanza di acqua arriva da Seas, Sociètè de L’Eau Aèrienne Suisse, tra i protagonisti del settore Air-to-Water, che ha installato nuovi sistemi in grado di produrre acqua di alta qualità dall’aria, catturando e trasformando l’umidità presente nell’atmosfera.

impianto seas

I sistemi captatori-potabilizzatori di acqua di recente installazione sono stati posizionati, per esempio, a Maui, nelle Hawaii (il progetto, in collaborazione con la Us Navy, garantisce la fornitura fino a 50 litri al giorno di acqua potabile di alta qualità); in California (macchine Seas da 250 litri e 500 litri sono state testate e approvate dalla Us Navy di San Diego per produrre acqua potabile in zone dove questo elemento scarseggia, è assente o è inutilizzabile perché inquinato).

Oltre alle installazioni della marina statunitense, sistemi Seas sono stati installati in una guest house alle Maldive e in un hotel a Formentera per la produzione dell’acqua potabile per tutti gli ospiti e il personale.

Anche a Granada, in spagna, è stato installato un sistema Air-to-Water che consente al personale e agli ospiti del municipio di bere acqua di qualità.

Ma come funziona il processo? Il sistema Seas cattura il vapore umido contenuto nell’aria che viene condensato in acqua distillata, filtrata, sottoposta a un trattamento per eliminare i batteri e successivamente mineralizzata. L’energia necessaria al trattamento viene da sistemi rinnovabili.

Crediti immagine: Depositphotos

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