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La Nature Restoration Law passa al Parlamento europeo. Peccato che l’Italia abbia votato contro fino alla fine

nature restoration law
Immagine da Depositphotos

Il Governo Meloni ha votato contro la Nature Restoration Law, ma per fortuna il provvedimento è passato. Una vittoria storica per le associazioni ambientaliste. Eppure le lobby degli agricoltori non sono d’accordo

La Nature Restoration Law è stata in bilico fino alla fine, con nazioni come l’Ungheria (dove non ci sono diritti civili non ci sono neanche quelli in rispetto alla biodiversità) contrarie.

Purtroppo tra i 6 Stati che non la volevano fare passare c’è stata, fino alla fine, anche l’Italia con diverse lobby di agricoltori che gridano ora all’impossibilità di raggiungere gli obiettivi prefissati. L’Austria, invece, ha fatto la differenza. E la legge è passata con una maggioranza qualificata.

Nature Restoration Law: approvata al Parlamento europeo

In sostanza, la nuova legge prevede:

  • il ripristino e il miglioramento dello stato di conservazione di ecosistemi terrestri e marini di particolare interesse, con traguardi progressivi (20% entro il 2030, 100% di tutti gli ecosistemi che necessitano di essere ripristinati entro il 2050)
  • il ripristino degli ecosistemi urbani. Gli Stati membri si adoperano affinché nel 2030 non si registri alcuna perdita netta di spazi verdi urbani né di copertura arborea urbana rispetto al 2021 e nel 2050 vi sia un incremento di almeno il 5%. Entro la stessa data deve essere garantita la presenza di almeno il 10% di copertura arborea in tutti i centri urbani
  • il ripristino della connettività naturale dei fiumi. Gli Stati membri realizzano un inventario delle barriere alla connettività longitudinale e laterale e individuano quelle da rimuovere entro il 2030, per contribuire al raggiungimento dell’obiettivo Ue di ripristinare almeno 25.000 km di fiumi a scorrimento libero entro il 2030
  • ecosistemi agricoli. Incremento degli stock di carbonio nei suoli, dello stato di conservazione di farfalle e uccelli tipici degli agroecosistemi, dell’estensione di superficie agricola con elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità
  • redazione di un Piano di Ripristino, che abbia un orizzonte temporale fino al 2050 e contenga la quantificazione delle zone da ripristinare, l’indicazione delle misure atte al raggiungimento dei target, un calendario per l’attuazione

Le opere previste dal regolamento europeo riguarderanno così zone umide, fiumi, coste, mare, praterie, boschi, ambienti agricoli, verde urbano, con un programma di ripristino della natura tanto imponente quanto necessario.

Anche per la nostra salute che in questo caso viene garantita dalla legge europea cui anche il nostro Paese non potrà ora evitare di dare attuazione. E per questo dovrà essere definito un piano nazionale con obiettivi chiari, concreti e vincolanti.

Ed è qui che gli agricoltori affermano che è impossibile raggiungere questi target. Così si è espresso il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini:Non è pensabile ripristinare almeno il 20% delle aree terresti e marittime Ue entro il 2030 e tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050, senza tener conto di quanto gli agricoltori stiano, ulteriormente, affrontando per preservare biodiversità e paesaggio da cambiamenti climatici ed erosione, come l’impegno per garantire a tutti cibo sano e di qualità, nonostante la fase di profonda instabilità geopolitica ed economica“. 

Questione di fondi dice la Cia su cui punta l’attenzione per tenere il budget Pac fuori da tutto questo e quindi trovare altre risorse per la Nature Restoration Law. Posizione che rispecchia quella del Governo Meloni.

Le associazioni ambientaliste esprimono soddisfazione

Siamo di fronte a un evento davvero senza precedenti per l’opera di conservazione della biodiversità europea – ha subito dichiarato Alessandro Polinori, presidente della Lipu-BirdLife Italiache apre un orizzonte di speranza concreta per la natura, il clima, il benessere delle società umane. Il ringraziamento della Lipu va ai suoi attivisti, a BirdLife International, alle istituzioni europee che hanno lavorato intensamente, ai milioni di cittadini italiani ed europei che hanno sostenuto questa azione e a tutte le associazioni ambientaliste, la cui prova di forza e intelligenza è stata decisiva anche grazie alla campagna #RestoreNature #WeAreNature“.

Dante Caserta, responsabile Affari Legali e Istituzionali del Wwf Italia ha commentato: “è una vittoria storica della società civile europea che difende l’ambiente e vuole costruire un rapporto equilibrato tra uomo e natura. Spiace che in un passaggio cruciale per la tutela della natura in Europa, il Governo Meloni abbia clamorosamente mancato l’appuntamento con la storia, opponendosi ideologicamente a un provvedimento cardine del Green Deal europeo e scegliendo la disinformazione delle lobby dell’agroindustria contro gli interessi dei cittadini“.

«Una vittoria importante che comunque consideriamo solo il primo passo – dichiara Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia –, contro le miopi spinte contrarie, perché la crisi climatica, la perdita di biodiversità e il degrado di ecosistemi naturali devono avere risposte lungimiranti e immediate. Molta strada verso quella transizione ecologica di cui si parla da anni è da percorrere e la società civile non può più attendere. La strategia che cerca di contrapporre agricoltura e ambiente è dannosa per tutti: pertanto siamo felici che la proposta del ripristino della natura sia diventata legge e consapevoli che devono essere intrapresi al più presto. Tra quelli già contenuti nel Green Deal e depennati, i più urgenti sono la cancellazione dell’uso dei pesticidi e l’obbligo della rotazione colturale e soprattutto del riposo dei terreni».

 

Crediti immagine: Depositphotos

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