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Migrazione climatica: ampliare il permesso di soggiorno per calamità ambientale

migranti climatici
Immagine da Depositphotos

La crisi climatica è tra le cause di migrazione e la situazione è destinata a peggiorare: per questo, chiede ActionAid, è necessario ampliare il permesso di soggiorno per calamità anche a chi scappa dal suo Paese a causa dei cambiamenti climatici

Il cambiamento climatico non conosce frontiere: è questo il titolo della ricerca di ActionAid (qui trovate il documento) che ha l’obiettivo di comprendere meglio il fenomeno della migrazione climatica, per determinare le eventuali modifiche agli aspetti giuridici e normativi della mobilità umana legata ai disastri naturali, al degrado ambientale e al clima che cambia.

Evidenze recenti, infatti, hanno mostrato come la mobilità climatica sia principalmente un fenomeno interno che si verifica lungo l’asse rurale-urbano, mentre i movimenti transfrontalieri generalmente rimangono all’interno della stessa regione.

Questo meccanismo rende complesso prevedere il numero di futuri migranti climatici a causa della mancanza di un chiaro legame causale, delle limitazioni dei modelli climatici adottati, della scarsità di dati e dell’influenza dei regimi di governance delle migrazioni.

Secondo l’analisi di ActionAid, l’Unione europea e l’Italia non riconoscono ancora la necessità di garantire maggiore protezione a coloro che fuggono dal loro Paese di origine a causa della situazione climatica, che rende queste zone invivibili.

Siccità, ondate di calore, inondazioni e tempeste in molte aree geografiche, oltre ad avere devastanti conseguenze sociali ed economiche, stanno costringendo le popolazioni di queste zone – oltre la metà della popolazione mondiale – a fronteggiare difficoltà nell’accesso all’acqua, riduzioni della produttività agricola e il deterioramento e l’erosione dei mezzi di sussistenza.

Oggi, in Europa, non esiste ancora una protezione umanitaria stabilita dal quadro giuridico per i migranti climatici. Roberto Sensi, Policy Advisor Global Inequality ActionAid Italia, speiga che “la governance internazionale delle migrazioni attuale è il risultato di profonde disuguaglianze economiche e sociali. In questo contesto, gli interessi degli stati prevalgono sui diritti umani, con un’agenda incentrata sul paradigma della deterrenza e sull’esternalizzazione delle frontiere.

La risposta alle migrazioni climatiche risente di questo approccio, focalizzandosi esclusivamente sulla dimensione esterna che promuovere l’adattamento in situ, trascurando l’ampliamento della protezione legale interna come efficace intervento a sostegno della migrazione come forma adattamento ai cambiamenti climatici“.

Attualmente, la protezione per coloro che sono costretti a fuggire a causa di fattori climatici e ambientali è affidata alla competenza nazionale.

In Italia, nonostante le modifiche alle norme sul diritto d’asilo apportate dal 2018 in poi con il susseguirsi di Governi di colori e composizioni diversi, la protezione temporanea – che fornisce protezione collettiva e temporanea per rilevanti esigenze umanitarie, in occasione di conflitti disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in Paesi non appartenenti all’Unione europea – viene affiancata proprio nel 2018 da uno strumento specifico e individuale, il permesso di soggiorno per calamità, che dà protezione a chi fugge per causeclimatico-ambientali di migrazione.

Il Governo Meloni elimina la possibilità di convertire in permesso di soggiorno per motivi di lavoro quello ottenuto per calamità e limita le possibilità di rinnovo, garantendo un livello minimo di protezione e non lascia spazio per una maggiore permanenza del beneficiario sul territorio nazionale.

Per questo ActionAid chiede al Governo italiano di rafforzare e ampliare questo strumento per dare protezione ampia a chi arriva in Italia per motivazioni legate a disastri e crisi climatica.

Crediti immagine: Depositphotos

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