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Postbiotici: premiata una tesi italiana sui loro effetti positivi sull’organismo

probiotici e salute intestino
Immagine da Depositphotos

Nel solco di una linea di ricerca che raccoglie sempre più interesse nella letteratura scientifica, è stata selezionata tra le migliori in Europa la tesi di dottorato dell’italiana Giulia Bisson, che ha esplorato le potenzialità di alcune molecole prodotte da batteri lattici come postbiotici, con effetti positivi sul nostro organismo

La tendenza a esplorare approcci postbiotici a scapito dell’utilizzo di microrganismi vivi, probiotici, per rafforzare il nostro benessere psicofisico è ormai una strada sempre più battuta nei laboratori di ricerca.

La strategia, in effetti, sembra vincente per numerose ragioni, su tutte in termini di sicurezza e di regolamentazione, ma anche per una facilitata produzione e conservazione di queste formulazioni: passare dai probiotici ai postbiotici significa superare l’assunzione di popolazioni microbiche vive che vadano a colonizzare il nostro intestino.

Si vanno a somministrare, invece, preparazioni costituite da microorganismi inanimati e/o da componenti di essi che conferiscono un beneficio per la salute all’organismo che li assume. Al netto, insomma, delle preoccupazioni che può destare il fatto di immettere nell’organismo microrganismi, loro sì, in perfetto stato di salute.

Certamente anche l’importanza e l’interesse per l’argomento trattato hanno giocato un ruolo nel garantire a Giulia Bisson l’attenzione da parte della Federazione europea di ingegneria chimica (Efce): nelle scorse settimane la sua tesi di dottorato in Alimenti e salute umana all’Università di Udine è valsa così alla neodottoressa, unica rappresentante di un ateneo italiano, la selezione tra i 17 migliori giovani europei nell’ingegneria e tecnologia alimentare.

L’indagine, presentata da Bisson al convegno annuale della Federazione, tenutasi il mese scorso ad Aachen, in Germania, si è concentrata nello specifico sui polisaccaridi prodotti dai batteri lattici, una classe di molecole molto ampia e variegata, ma soprattutto già promettente in diversi campi e applicazioni, dalla cosmetica fino all’industria alimentare.

Questi composti sono comunemente impiegati, tra le altre cose, per migliorare la stabilità e la texture di alcuni alimenti o nei prodotti cosmetici per le loro proprietà idratanti e di lifting sulla pelle.

In controtendenza, il progetto della giovane dottoressa dell’ateneo friulano ha voluto studiare invece l’effetto di questi composti per uso postbiotico, come messo in luce solo più recentemente dalla comunità scientifica.

Un passo importante della ricerca, in questo senso, è stato quello di valutare gli effetti degli esopolisaccaridi (Eps) isolati sul microbiota intestinale di alcuni donatori: questa fase, nello specifico, è stata resa possibile grazie alla collaborazione con il Teagasc Food Research Centre di Cork, in Irlanda.

Gli esopolisaccaridi: nuovi alleati della nostra salute?

giulia bisson

Quando ho iniziato questa ricerca non avevo aspettative precise” confessa Giulia Bisson, ora assegnista di ricerca nel campo della nutrizione umana per il Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali ancora a Udine.

Gli esopolisaccaridi sono oggi molto utilizzati dall’industria alimentare in diverse applicazioni, per esempio nel pane senza glutine per migliorarne le caratteristiche tecnologiche, come il volume dopo la lievitazione.

Sono insomma grandi protagonisti delle tecnologie alimentari, ma ancora poco si sa invece delle proprietà e degli effetti benefici di queste macromolecole sulla salute umana“.

Vi è, in effetti, nello studio di questi composti un ulteriore grado di difficoltà: le caratteristiche intrinseche dei polisaccaridi sintetizzati dai microrganismi e dei batteri lattici nel caso di questo studio nello specifico, sono strettamente legate al microrganismo che li produce.

Il che significa da un lato che le potenziali attività biologiche delle molecole sono fortemente influenzate dalla fonte e dalle modalità attraverso cui esse vengono prodotte, dall’altro rende però anche bene l’idea della varietà e del ventaglio di potenzialità che questa classe di composti offre a chi decida di esplorarne il vasto scenario.

È interessante studiare il mondo degli Eps e accorgersi di come si riesca ad ampliare il panorama di molecole bioattive con potenziali applicazioni nel campo industriale. Per me è stato affascinante scoprire l’efficacia antimicrobica di alcune delle molecole che ho isolato, in particolare contro la Listeria monocytogenes, un patogeno comune nell’industria alimentare.

E ovviamente interessante è stato anche osservare un risultato per quel che riguarda l’impatto sul microbiota intestinale umano: siamo riusciti a dimostrare che uno degli Eps che ho isolato in questo studio mostrava un effetto positivo nella modulazione del microbioma, favorendo la crescita di alcuni microrganismi buoni, come i Bifidobacterium spp” racconta Bisson.

Un traguardo che è un punto di partenza: il futuro di questa ricerca

Il riconoscimento tra i migliori PhD d’Europa ricompensa la neodottoressa, di origini trevigiane, con una grande soddisfazione personale, un più ampio network coltivato durante la trasferta in Germania e, certamente, una nuova energia per il futuro.

Anche la ricerca nel campo degli esopolisaccaridi a uso postbiotico, da parte sua, è tutt’altro che al termine del suo percorso: nei prossimi anni toccherà ora alla comunità scientifica colmare i vuoti che ancora restano in questa linea di indagine.

In primis, sarà necessario fare luce sui meccanismi che regolano l’attività biologica di questi polimeri, così da far fronte efficacemente allo sviluppo e alla regolamentazione di prodotti a base di esopolisaccaridi; servirà, poi, elaborare strategie nuove e sempre più precise per migliorarne la produzione dal punto di vista di specificità e di resa.

Al momento, infatti, il basso rapporto tra la quantità di Eps che siamo in grado di purificare rispetto ai volumi di coltura microbica di partenza non rendono sostenibile una scalabilità industriale per la produzione di postbiotici attraverso le biotecnologie.

Sul suo futuro Giulia Bisson è molto riservata: il suo presente ora è un assegno di ricerca sulla nutrizione umana e l’argomento della sua tesi di dottorato è messo momentaneamente da parte.

Nulla esclude, però, che più avanti alcune risposte a queste domande ancora aperte sull’eventualità di ricorrere a polisaccaridi di origine microbica come postbiotici non arrivino di nuovo da lei e dalla sua voglia di mettersi un’altra volta in gioco su un motivo di studio che merita di qui in poi certamente più attenzione.

Crediti immagine: Depositphotos

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