Home Eco Lifestyle Valle d’Aosta, meta felice anche per chi ama l’archeologia

Valle d’Aosta, meta felice anche per chi ama l’archeologia

museo aosta

Ritrovamenti interessanti quelli attorno al capoluogo valdostano: una mummia di marmotta che risale a 6.600 anni fa e un sito in continuo sviluppo: ovvero il museo megalitico che, a poco a poco, rivela la vita primitiva in valle con tutti i suoi segreti

È forse la marmotta più vecchia del mondo, sicuramente dell’Italia. Lo hanno stabilito le analisi al radiocarbonio sulla sua mummia, che la fanno risalire a 6.600 anni fa, ovvero nel Medio Olocene quando coabitava con l’uomo del Neolitico (4.691-4.501 a.C.).

Praticamente intatta, ora la chiamano marmotta del Lyskamm, ovvero la montagna dove è stata rinvenuta a 4.200 metri dalla guida alpina Corrado Gaspard. Il giaccio di quel versante, ritirandosi, ne ha mostrato la presenza: era il 14 agosto del 2022.

E ora, dopo un paio di anni di analisi, è custodita in una teca super-moderna a forma esagonale priva di ossigeno, sostituito da argon purissimo, nel Museo di scienze naturali di Efisio Noussan, che ha sede nel castello di Saint-Pierre (aperto tutti i giorni – per info 0165/5931).

Con il fantastico ritrovamento di questa marmottina è stato avviato il progetto di ricerca Marmot Mummy cui hanno collaborato Eurac Research di Bolzano (forte anche della gestione della mummia Otzi), le Università di Torino e di Milano, l’Istituto di Scienze Polari del Cnr, la Fondazione Montagna Sicura e la Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d’Aosta.

Noi di Greenplanner.it abbiamo incontrato Santa Tutino, direttore del Museo Noussan  e Velca Botti, ricercatrice del Museo regionale di Scienze naturali della Valle d’Aosta.

La marmotta del Lyskamm ci serve anche come bioindicatore e mostra diversi aspetti interessanti: primo fra tutte come in quell’epoca e a quelle quote ci fossero probabilmente vaste praterie.

Ma della Marmotta del Lyskamm non si sa ancora tutto. Per esempio, come sia morto questo soggetto di giovane adulto e come mai si trovi in quella zona. Tra le ipotesi che fosse stato catturato da un rapace da cui poi è caduto.

Ipotesi che avevamo preso al vaglio – spiega la Tutinoanche se sul corpo non sono state ritrovate tracce di artigli“.

La Stonehenge italiana si trova in Valle d’Aosta

50 e passa steli di epoche diverse il cui significato, a poco a poco, sta emergendo dalle analisi degli archeologi, dopo il primo ritrovamento datato 1969.

Più piccoli degli stelli di Stonehenge, sono stati manufatti con pietre sia locali sia di montagne che si trovano non proprio nelle vicinanze. Cosa vorranno dire?

Li si può ammirare e studiare da vicino all’Area megalitica di Saint-Martin de Corléans. Siamo in quella che una volta era considerata zona periferica di Aosta dove, dal 2016, un museo ospita le tracce evolutive dell’uomo che ha vissuto questa valle.

Dai salassi ai romani, passando per i celti e, forse, si scopriranno anche tante altre civiltà che a poco a poco hanno introdotto nuovi metodi di agricoltura e lavorazione della pietra, del legno, del rame e del ferro (di cui le montagna di Cogne è sempre stata ricca).

Un’area dove si concentrano ritrovamenti sacri di diverse credenze e frequentazioni: ma non tutto è stato ancora svelato dagli studi degli archeologi. Che hanno però una fortuna: la buona conservazione dei reperti.

Ad Aosta le attività archeologiche sono in fermento. Altri recenti scavi, quelli a seguito del nuovo ospedale, stanno riservando diverse sorprese.

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