Immergersi nella bellezza e nella fragilità degli ecosistemi marini e della biodiversità che li abita per imparare a salvaguardarli e rigenerarli: è questo l’obiettivo della Summer School realizzata da E.On insieme a Unesco-Ioc e Università di Bari e rivolta a giovani esperti del settore, provenienti da tutta Italia e non solo. Siamo stati alle Isole Tremiti per osservare da vicino le buone pratiche insegnate ai ragazzi che vi hanno preso parte e scoprire con loro i metodi più efficaci per proteggere i tesori del Mediterraneo
Immergersi, letteralmente: c’è tanto azzurro nello scenario suggestivo dell’arcipelago pugliese delle Tremiti, ma in questa vasta distesa di blu moltissimi altri colori animano le isole, al di sopra e al di sotto del livello del mare.
E sono forse proprio questi colori, soprattutto sott’acqua, a dare per primi l’idea di quanto le coste delle isole Tremiti rappresentino un tesoro prezioso e sorprendentemente eterogeneo in termini di biodiversità, certamente un unicum nell’Adriatico e in Europa.
Di qui nasce la scelta di confermare in questa cornice la nuova edizione della summer school dedicata alla tutela dell’ambiente e degli ecosistemi marini locali promossa da E.On in collaborazione con Unesco-Ioc.
L’iniziativa rientra nel progetto Energy4Blue, attraverso il quale l’utility intende promuovere azioni concrete volte a contribuire alla tutela delle risorse del mare, coinvolgendo direttamente i cittadini in attività di ripristino e di salvaguardia sul territorio italiano.
Una settimana intensa e compatta, in cui lezioni teoriche si sono alternate a attività pratiche sul campo, attraverso uscite in barca, immersioni e monitoraggi della fauna marina e dello stato di salute dei diversi habitat.
Al centro di tutte quante queste attività la Posidonia oceanica, protagonista del programma di questa summer school per via del suo ruolo fondamentale nel mantenimento della biodiversità nei nostri mari.
Protagonisti, però, sono stati soprattutto i giovani biologi marini a cui questa iniziativa era rivolta: ragazzi animati dal desiderio di impegnarsi in prima linea nella scoperta e tutela di questa pianta, endemica proprio del Mar Mediterraneo, giunti nell’arcipelago pugliese da tutta Italia, Europa e, in qualche caso, perfino da oltreoceano.
Riforestare, anche sott’acqua: l’importanza della Posidonia nella salvaguardia dell’ecosistema marino
Posidonia oceanica costituisce, in effetti, un elemento insostituibile per i nostri mari: questa pianta marina (non alga, ci mettono in guardia a più riprese gli esperti) forma praterie sottomarine che rivestono per grandi tratti il fondale marino, dando vita a uno degli habitat più produttivi ed eterogenei nelle acque del Mediterraneo.
In queste foreste subacquee, una moltitudine di specie trova infatti rifugio e nutrimento, oltre che un ambiente sicuro per la riproduzione e la crescita dei nuovi individui.
Tutelare la Posidonia significa, dunque, salvaguardare la biodiversità dei nostri ecosistemi, ma anche investire sul futuro delle nostre attività. Gli effetti positivi che questa pianta restituisce all’ambiente in cui si insedia sono, infatti, molteplici e si manifestano su più livelli.
Innanzitutto, nel supporto che essa offre nell’arginare l’erosione delle coste: tramite le sue radici, che insinuandosi saldamente nel fondale vanno a stabilizzarlo, la Posidonia contribuisce a ridurre l’effetto delle onde e delle correnti.
Inoltre, esattamente come le foreste della superficie, svolge una funzione preziosa di carbon sink: queste praterie sono in grado di catturare CO2 dall’atmosfera e di immagazzinarla nei loro tessuti e nel sedimento marino.
Tutti importanti contributi che, se da un lato si sommano a determinare un’importanza ecologica irrinunciabile per il mare e le attività che da esso traggono profitto, dall’altro non bastano ad assicurare alla Posidonia un presente (e un futuro) esente da preoccupazioni: l’inquinamento, l’ancoraggio delle barche, la pesca a strascico e le smodate costruzioni costiere danneggiano gravemente le praterie di Posidonia e spesso portano alla loro scomparsa.
Occorre dunque non soltanto prendersi cura delle foreste sottomarine che ancora resistono e colorano i fondali, ma anche riforestare e risanare questo polmone verde nascosto nel blu del nostro mare.
Il progetto Save the Wave
È proprio in questo che risiede il senso profondo di Save the Wave, il progetto di E.On cui fa parte questa summer school, ultimo tassello di un tracciato che inizia nel 2022 dalla collaborazione con Unesco-Ioc.
L’obiettivo è quello di diffondere la conoscenza di questa pianta e veicolare, anche attraverso essa, l’importanza di proteggere e ripristinare gli ecosistemi marini del Mediterraneo.
Un percorso già avviato a Palermo, con attività di citizen science rivolte ai ragazzi delle scuole e alla comunità che popola e usufruisce delle spiagge di Mondello, e che alle Tremiti concentra invece su giovani addetti ai lavori il proprio focus.
I 14 studenti e laureati che hanno preso parte alla summer school di Save the Wave hanno potuto seguire così un vero e proprio laboratorio di formazione sulle tecniche di rigenerazione e monitoraggio delle praterie di Posidonia nell’arcipelago.
Tra le attività, anche immersioni volte alla raccolta di talee di Posidonia distaccate dagli ancoraggi poco attenti e la ripiantumazione di queste ultime nelle aree identificate dagli esperti, tra cui Giovanni Chimienti, ricercatore per l’Università di Bari, da anni impegnato nello studio e nella salvaguardia dei tesori ecologici delle Isole Tremiti.
“La partnership di E.On con Unesco nell’ambito del progetto Save the Wave ha coordinato diverse attività per la tutela degli ecosistemi marini – ha raccontato Mauro Biraghi, direttore marketing & corporate communication per E.On – Le due iniziative principali consistono nella piantumazione di praterie di Posidonia oceanica, sia sulla baia di Mondello, a Palermo, sia qui, alle Isole Tremiti.
Altre attività prevedono, invece, il coinvolgimento della cittadinanza e degli studenti in particolare: quelli più giovani, a Palermo, e quelli un po’ più cresciuti, gli universitari, con la summer school che si svolge alle Tremiti“.
Insegnare la tutela dell’ambiente: ai giovani, ma non solo
Sebbene caratterizzate da modalità e target leggermente diversi, nel racconto delle diverse espressioni che il progetto ha avuto, negli anni quanto nei differenti territori, è facile individuare il filo rosso che tiene insieme tutte quante le iniziative che vengono finanziate: l’esigenza è quella di portare la conoscenza e la sensibilità del tema tra la gente che partecipa degli ambienti marini a rischio e facilitare uno scambio e una contaminazione tra chi, come i biologi marini del futuro, può replicare e contribuire a diffondere le buone pratiche e le soluzioni innovative trasmesse dagli esperti per contrastare il problema.
“Uno degli aspetti più importanti di questa summer school, parallelamente all’aspetto tecnico, sta proprio nel coinvolgimento di tutte le realtà e delle istituzioni delle zone dove si va ad operare la protezione e il ripristino degli ecosistemi” ci ha spiegato Valentina Lovat, associate program specialist per Ocean Literacy in Unesco.
“Insegniamo ai partecipanti anche a come approcciare queste istituzioni, dal municipio alla capitaneria di porto, dalla guardia costiera fino agli esercenti che lavorano e vivono in queste zone.
Coinvolgiamo tutta la comunità locale, la popolazione ma anche i bambini: il progetto Save the Wave lavora tutto l’anno in collaborazione con le scuole pugliesi, grazie anche al rapporto che abbiamo stabilito con i docenti dell’Università di Bari”.
Si cerca di portare in questo modo il mare e la sua biodiversità tra i banchi di scuola per alimentare anche nelle nuove generazioni la consapevolezza delle sfide che li interessano. E lo si fa, soprattutto, ancora una volta in maniera capillare: mentre sulle Isole Tremiti si svolgeva la summer school di Save the Wave, sull’Isola d’Elba invece veniva annunciata un’altra buona notizia per i nostri mari.
Nel corso del Sea Essence International Festival, primo festival internazionale dedicato alla tutela e alla valorizzazione del mare e della sua essenza, è stata riconosciuta l’Isola d’Elba come la prima unità territoriale d’Europa in cui tutti gli istituti scolastici sono ufficialmente certificati come Blue Schools.
Quella delle scuole blu un’iniziativa della Commissione europea promossa anche in questo caso da Unesco-Ioc, il cui obiettivo è coinvolgere scuole, insegnanti, studenti e studentesse in programmi di Ocean Literacy (educazione all’oceano), per trasmettere loro le competenze e la mentalità necessarie a preservare gli ambienti marini.
Progetti come questi rappresentano un faro di speranza per il nostro mare: ci auguriamo che in futuro siano sempre più frequenti interventi così incisivi per il risanamento delle ferite che proprio l’uomo continua a infliggere a questi ecosistemi.
E d’altra parte, scambiando qualche parola con gli abitanti dell’isola di San Domino, ci siamo convinti che la strada giusta sia proprio questa, diffondere la cultura e il valore del mare.
Gli abitanti delle Tremiti in questo sono forse più avanti: loro sembrano averlo ben chiaro da sempre quanto il nostro benessere in qualità di esseri umani sia inequivocabilmente correlato allo stato di salute dell’ambiente in cui viviamo.
Non resta allora che portare lo spirito dell’isola il più in largo possibile, prima che per alcuni ecosistemi a rischio sia troppo tardi.













