Ci sono diversi metodi per salvaguardare l’acqua quando si vuole coltivare qualcosa di buono: dalle colture idroponiche a quelle naturali legate alla permacultura
Di acqua ne abbiamo sempre meno, ma per coltivare ce ne vuole tanta. Anche in Italia: si calcola infatti che a causa della nostra posizione geografica siamo il secondo Paese in Europa per il maggior ricorso all’irrigazione, impiegando per questa attività circa il 60% dell’acqua disponibile, che corrisponde al 2,5% delle risorse idriche totali del Pianeta.
Così, 17 miliardi di metri cubi all’anno servono per coltivare le nostre verdure/piante (parte di queste poi servono per gli allevamenti ed è qui che casca doppiamente l’asino).
Ma per fortuna ci sono delle buone soluzioni. Tra cui l’uso di acque reflue, il ricorso alle tecnologie che permettono un’agricoltura di precisione, fino all’idroponica. Ma c’è anche chi segue le buone pratiche della permacultura e insegna a usare sapientemente l’uso dell’acqua per far crescere gli ortaggi.
Il metodo di coltivazione idroponico
L’idroponica è un metodo alternativo di coltivazione fuori suolo, in una soluzione di acqua e minerali, che consente anche la riduzione dello sfruttamento del territorio.
Grazie a questa tecnica non è più necessario prelevare insistentemente acqua per l’irrigazione, di conseguenza i consumi idrici si possono ridurre anche del 90% rendendo possibile il recupero e il riutilizzo dell’acqua impiegata.
L’idroponica è già un mercato fiorente e in forte crescita, che prevede entro il 2027 di sfiorare i 19 miliardi di dollari per giro d’affari, ma richiede grande competenza specialistica per sviluppare tutte le sue potenzialità, una costante attività di ricerca e sperimentazione da parte dei fornitori di tecnologia e un grosso impegno nella formazione degli agricoltori del futuro.
Questa tecnologia è consigliata da Culligan che ha messo a punto il progetto Save Water.
A scuola di permacultura
Un corso per imparare Come progettare con l’acqua in Permacultura lo propone il Centro Esperienziale L’ Asino e la Luna di Cerveteri (Roma) che segue le indicazioni di Bill Mollison (biologo, agronomo, naturalista ed accademico australiano).
Il corso ideato da Lorenzo Costa e Danilo D’Antoni prevede dal 18 al 22 settembre, 5 giorni teorico-pratici per imparare a progettare la gestione dell’acqua che parte dalla raccolta dell’ acqua piovana.
Il corso si svolgerà interamente all’aperto e allieve e allievi saranno ospitati nell’area camping del Centro, formando una piccola comunità temporanea che per cinque giorni cercherà di vivere in modo armonico con la natura circostante.
Le giornate saranno alternate da sessioni di teoria e momenti di pratica. I posti sono limitati e la prenotazione obbligatoria (entro il 9 settembre 2024). Per ricevere tutte le informazioni, scrivete a corsi@lasinoelaluna.it
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