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Obiettivi Sdg: il Global Compact mostra che c’è ancora molto da fare

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Immagine da Depositphotos

Obiettivi Sdg e imprese: un recente studio ha analizzato l’impegno delle aziende di 10 Paesi, tra cui l’Italia, nell’integrazione di questi obiettivi nel loro business: ne emerge un quadro che mostra come le aziende si concentrino soprattutto su parità di genere, lavoro dignitoso e cambiamento climatico ma senza misurare i risultati in modo sistematico ed efficiente… e senza porsi obiettivi di miglioramento

I network europei del Global Compact delle Nazioni Unite hanno da poco pubblicato un report dedicato alle aziende appartenenti al settore privato (European Private Sector Sdg Stocktake 2024) e realizzato attraverso una survey distribuita dal 15 marzo al 31 maggio ai 10 paesi del network, tra cui l’Italia.

Sono state raccolte 1.422 risposte, così suddivise: il 43% delle risposte proviene da Pmi, il 33% da società a media capitalizzazione, il 13% da micro imprese e il restante 11% da grandi aziende.

I risultati dell’indagine

Dallo studio emerge che 7 aziende su 10 (il 69% dei rispondenti) hanno una conoscenza approfondita degli Sdg e che 6 su 10 (il 59%) li integrano all’interno della strategia aziendale; inoltre, il 32% degli intervistati sottolinea come gli Sdg siano un valido aiuto per rispondere ai requisiti espressi dalle normative europee.

Tuttavia, a sei anni di distanza dalla due date del 2030, c’è ancora molto da fare. Lo studio infatti mostra che il contributo agli Sdg non è ancora misurato in modo sistematico ed efficiente: solo un terzo degli intervistati ha fissato obiettivi specifici, misurabili e vincolati nel tempo per verificare il proprio impegno e la propria azione, così come i progressi.

La definizione degli obiettivi rappresenta quindi un punto fondamentale, che influisce sulla capacità di contribuire effettivamente al raggiungimento degli stessi e di misurare in maniera attendibile, l’avanzamento.

Idealmente, ogni organizzazione, in fase di pianificazione strategica, dovrebbe arrivare a formulare i propri obiettivi, inclusi quelli di Sostenibilità, in modo specifico e chiaramente definito, assegnando un criterio di misurazione per valutare l’andamento in corso d’opera, indentificando altresì obiettivi che siano rilevanti e sui quali l’organizzazione può compiere azioni, il tutto entro scadenze temporali: un obiettivo con queste caratteristiche viene definito smart (specifico, misurabile, attuabile, rilevante e con una scadenza temporale definita).

Alla questione relativa alla formulazione degli obiettivi si aggiunge un’altra considerazione: solo il 21% dei partecipanti alla survey ha identificato gli obiettivi prioritari e ha misurato gli impatti, sia negativi che positivi, derivanti dalle proprie attività operative.

Inoltre, non tutti gli obiettivi risultano equamente inclusi nelle strategie: il rapporto evidenzia che il settore privato europeo intraprende principalmente azioni a favore della parità di genere (Sdg 5, per il 44% dei partecipanti), del lavoro dignitoso e della crescita economica (Sdg 8, per il 44% dei partecipanti) e del contrasto al cambiamento climatico (Sdg 13, per il 40%), facendo venire meno il senso stesso del modello, che prevede una visione sistemica in cui ogni soggetto, seppur in misura differente, può apportare il proprio contributo a ognuno dei 17 Obiettivi e non a una selezione mirata di quelli ritenuti più attraenti, di moda o facili da perseguire.

Bisogna inoltre ricordarsi che la composizione del campione evidenzia una maggiore partecipazione di imprese di piccola dimensione, se non addirittura microscopica.

Queste realtà, in assenza di linee guida operative, possono avere difficoltà nel definire, in modo formale, obiettivi e indicatori con cui misurarli e nell’avere a disposizione una base dati completa e attendibile.

La situazione italiana

Rispetto allo scenario complessivo, l’88% delle aziende italiane intervistate afferma di aver acquisito una conoscenza approfondita degli Sdg e il 72% di aver integrato gli Sdg all’interno della propria strategia.

Le aziende italiane si concentrano sull’Sdg 15 (vita sulla terra), l’Sdg 3 (salute e benessere per tutti) e l’Sdg 16 (pace, giustizia e istituzioni forti).

Inoltre, dal punto di vista della compliance normativa alla Csrd, l’83% delle aziende italiane ha dichiarato che farà riferimento agli Sdg per la redazione dei propri report di Sostenibilità.

Le raccomandazioni del Global Compact

Sulla base dei risultati di questa indagine, i network europei del Global Compact hanno formulato cinque raccomandazioni per le aziende europee del settore privato:

  1. integrare gli Sdg all’interno dei processi e delle attività
  2. rinforzare la comunicazione sugli Sdg e definire indicatori che siano in grado di misurare l’avanzamento
  3. attivare sempre più partnership con attori di diversa natura, per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030
  4. impegnarsi sulla formazione dei propri fornitori sui temi dello sviluppo sostenibile e sugli Sdg
  5. rafforzare la connessione fra Sdg e investimenti finanziari

Crediti immagine: Depositphotos

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Chiara Guizzetti Chiara Guizzetti: laureata in economia, lavora come consulente e formatore in ambito sistemi di controllo interno, compliance e gestione dei rischi e come coach in ambito life e business coach. Crede nella Sostenibilità come modello imprenditoriale e come generatore di valori condivisi all'interno di un gruppo. Curiosa per natura, nel tempo libero le piace leggere, correre all'aria aperta, praticare pilates e dedicarsi alla degustazione di vini | Linkedin
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