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Trasporto merci su rotaia: si risparmia energia e si inquina meno, ma manca ancora l’ultimo miglio

treno merci
Immagine da Depositphotos

Fermerci ha presentato al Green Logistics Expo di Padova la Carta dell’ultimo miglio ferroviario, un documento che promuove il trasporto merci su rotaia, sistema che consente di ridurre dell’80% i consumi energetici e le emissioni di CO2 rispetto alla gomma

Non c’è assolutamente paragone tra l’impatto ambientale del trasporto merci su rotaia e quello fatto con gli autoarticolati alimentati a fonti fossili: i treni merci richiedono l’80% di energia in meno e riducono notevolmente le emissioni inquinanti del trasporto.

Manca però l’ultimo miglio, ovvero un collegamento tra la rete nazionale e il territorio: per questo servono investimenti per migliorare l’accesso alla rete ferroviaria e per adeguare i terminali esistenti agli standard europei.

Trasporto merci: manca l’ultimo miglio per una svolta green per passare da gomma a rotaia

Nell’ultimo miglio del trasporto merci verso le destinazioni finali la gomma è ancora prevalente; in Italia infatti, il traffico ferroviario delle merci rappresenta oggi soltanto il 12% del traffico complessivo.

E in futuro è difficle che avvengano miglioramenti significativi, perché molte linee sono ancora non elettrificate e molti progetti, finanziati dal Pnrr, sono ancora in fase di attuazione.

Nonostante la prospettiva di aumentare i flussi ferroviari appaia dunque “molto complicata e difficile da raggiungere“, spiega Annita Serio, project manager di Mercintreno, la fiera dedicata al trasporto su rotaia a Padova, ci sono vasti margini di miglioramento del trasporto delle merci via ferro.

Cosa che farebbe molto bene all’ambiente: a parità di materiale trasportato, infatti, si stima che da gomma a treno, con il passaggio da combustibile fossile al vettore elettrico, si riducano dell’80% i consumi energetici e in modo analogo, forse persino di più, quelli di anidride carbonica.

In Italia viaggiano oggi circa 38 milioni di tonnellate di merci: con un trasporto su treno invece che su gomma (Euro 6) si stima un risparmio di ben 773.000 tonnellate di CO2.

Il problema dell’ultimo miglio

Per realizzare un piano strategico che migliori e renda più efficiente il trasporto merci su treno è necessario prima risolvere il problema dell’ultimo miglio delle merci.

Da qui nasce la Carta dell’ultimo miglio ferroviario, elaborata dall’associazione Fermerci insieme a Pwc, Rse e Rfi, che elenca le esigenze del comparto ferroviario di ultimo miglio, l’ultimo collo di bottiglia dalla rete nazionale al territorio.

“Se ci sono problemi all’ultimo miglio, si limita il volume di merci che finisce in ferrovia. Ogni criticità in questa fase va superata, quindi” spiega Clemente Carta, presidente di Fermerci.

L’ultimo miglio ferroviario, da sempre, è una delle criticità della logistica. Ci sono stati interventi di sostegno, in passato, ma alcune criticità restano. Infatti, in Italia mancano i punti di accesso alla rete e non c’è integrazione tra la rete ferroviaria nazionale e i siti a ridosso della ferrovia.

Che fare quindi? La Carta dell’ultimo miglio ferroviario suggerisce di “rifinanziare la legge del 2017, all’articolo 47, che dà la possibilità al gestore dell’infrastruttura di lavorare su questo ultimo miglio“.

Su 200 siti che ci sono in Italia interessati, rimarca il presidente di Fermerci, “soltanto il 10% è a norma europea, con treni lunghi 750 metri. Il 55% è di 500 metri in più, ma il lato positivo è che ci sono molti impianti che si possono adeguare senza troppe spese“.

“L’Unione europea – puntualizza poi Bernhard Kunz, consigliere di amministrazione del gruppo svizzero Hupac e associato Fermerci – ha fissato obiettivi ben chiari al 2030, con un 30% di merci spostato su ferrovia per poi salire al 50% entro il 2050. Servono terminali e servono al posto giusto.

Un terminale vive solo del sostegno del mercato: più partenze ha, più diventa strategico. Bisogna mettere in rete, di più, i terminali piccoli, nell’ambito di una strategia nazionale che li affianchi a quelli più grandi. Serve un sistema hub and spoke, come accade per il settore aereo“.

Tra i punti critici quindi ci sono gli investimenti necessari per completare l’opera di infrastrutturazione ferroviaria del nostro Paese: la cucitura tra l’ultimo miglio e l’infrastruttura nazionale è uno dei temi principali a cui dare soluzione.

Per questo, concludono da Fermerci, “tutti gli interventi che si realizzano, devono essere mirati ad accrescere l’efficienza diminuendo i costi per gli operatori. Inoltre, il settore del trasporto merci su ferrovia ha bisogno che gli stakeholder istituzionali continuino a credere nella scelta di shift modale, dalla strada al ferro.

Anche interruzioni di pochi mesi nel percorso, infatti, possono causare problemi seri rispetto all’obiettivo finale che il nostro Paese, in ambito Ue, si è dato: sviluppare una logistica ambientalmente compatibile“.

Crediti immagine: Depositphotos

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