Quando i mosaici delle fogli appaiono rovinati o macchiati, fate attenzione: un virus sta attaccando la pianta. Ecco come si muove la ricerca per riconoscere per tempo e poi salvare le piante infettate…
Gli agricoltori hanno ben presente questa scena: “a un certo punto le foglie si rovinano creando certe strane macchie che sembrano quasi artistiche perché chiare e scure” come fossero dei mosaici”. Situazione che altro non è che la risposta biologica, ovvero un meccanismo di difesa, della pianta a un’infezione virale.
Livia Stavolone, dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Consiglio nazionale delle ricerche, lo spiega così: “Le piante, a differenza degli animali, non possiedono un sistema immunitario per difendersi dai virus, ma utilizzano altri meccanismi, tra cui il silenziamento genico, che blocca la replicazione del virus impedendogli di proliferare“.
Ma non finisce qui perchè “il virus, a sua volta, è in grado di sviluppare delle strategie per aggirare questo meccanismo di difesa, bloccando il silenziamento genico“.
Si innesca, così una battaglia molecolare che produce nelle foglie aree infette e aree sane: ecco la visione di colori diverse.
Al Cnr-Ipsp, numerosi ricercatori sono impegnati nello studio dei virus che colpiscono le piante ortive, arboree e ornamentali, ma il primo a parlare di mosaico riferendosi alle piante è stato, a fine ‘800, il chimico agricolo Adolf Mayer che, studiando una malattia del tabacco, definì questo sintomo “mosaico del tabacco“.
Ancora oggi, non esiste alcun trattamento chimico in grado di proteggere le piante dai virus, quindi l’unica difesa possibile è sviluppare piante più forti e capaci di attivare efficacemente i loro meccanismi di difesa.
Studi sulla manioca
La cassava, nota anche come manioca, è una pianta arbustiva originaria della foresta amazzonica, ma è ampiamente coltivata in tutte le regioni tropicali e sub-tropicali per le sue radici ricche di amido da cui si ricava una farina essenziale per l’alimentazione di oltre 800 milioni di persone nel mondo.
Il virus africano del mosaico della cassava si diffonde rapidamente nelle coltivazioni di questa pianta, sia attraverso l’insetto vettore Bemisia tabaci, sia attraverso la pratica agricola di moltiplicazione tramite talee infette.
L’infezione, sebbene crei un mosaico fogliare dall’aspetto finanche spettacolare, ha conseguenze devastanti: blocca la crescita della pianta e riduce drasticamente la produzione delle coltivazioni.
Ma qualcosa di interessante è emerso recentemente: alcune varietà autoctone di cassava raccolte in tutta l’Africa occidentale hanno mostrato una naturale resistenza all’infezione da Acmv.
Queste varietà sono state quindi utilizzate in programmi di selezione genetica per sviluppare piante resistenti al virus, destinate agli agricoltori. C’è ancora molto da studiare, ma la strada sembra essere quella giusta. Aiutati dalle scienze omiche.
Queste discipline utilizzano tecnologie avanzate per generare e analizzare, con l’aiuto della bioinformatica, grandi quantità di dati per l’interpretazione di sistemi biologici, sottolinea Stavolone la cui unità sta collaborando con i ricercatori dell’International Institute of Tropical Agriculture (Iita) in Nigeria, oltre che con l’Istituto di tecnologie biomediche del Cnr, dove il team di Andreas Gisel svolge un ruolo chiave nell’analisi bioinformatica dei dati.












