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Medico veterinario: perché potrebbe essere la professione del futuro

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Immagine da Depositphotos

Coscienza, consapevolezza e chiarezza sono le tre c indispensabili a un buon medico veterinario: nei prossimi anni me serviranno almeno 10.000 da inserire nell’organico pubblico…

Oltre ai medici di base, mancano anche i veterinari per seguire al meglio gli oltre 30 milioni di animali domestici ospitati nelle nostre case (l’Italia si posiziona al secondo posto in Europa, subito dopo all’Ungheria, fonte Censis).

L’allarme arriva da un’indagine di Legambiente nella quale emerge la necessità di “potenziare l’approccio One Health, arrivare ad assumere a tempo indeterminato 10.000 veterinari pubblici in servizio entro il 2030, rendere pienamente operativo in tutte le regioni d’Italia il Sistema Informativo nazionale degli Animali da Compagnia (Sinac)“. Parola d’ordine, empatia.

Quindi potremmo dire che quella dei veterinari sia in effetti una professione del futuro. Diventa quindi strategico decidere di puntare sul comparto medico dei veterinari che si dedica alla cura dei piccoli amici: un ruolo che fa di questo professionista sanitario un apportatore di quello che potremmo definire il benessere uomo-animale.

Coscienza, consapevolezza e chiarezza sono le tre c indispensabili per un buon medico veterinario. Come punto di partenza basilare è necessario essere dotati di una sincera empatia sia verso gli animali sia verso i loro proprietari: fondamentale per ridurre i livelli di stress che si creano nel paziente, l’animale che sta male e il suo proprietario.

Una predisposizione che non si può improvvisare o simulare. Diversi fattori sono necessari per essere un buon clinico e in particolare affrontare l’arte della comunicazione, soprattutto quando si ha a che fare con i proprietari: serve una maggiore compliance.

Il Veterinary Defense Society, compagnia di mutua assicurazione per la tutela dei veterinari del Regno Unito, ha valutato che in circa l’80% delle cause dovute a negligenza professionale, la comunicazione inadeguata tra veterinario e paziente e il suo proprietario sia stata determinante.

Nella cassetta degli attrezzi del veterinario dovrebbero trovare posto quindi quelle competenze psicologiche che non si imparano sui libri, ma che si alimentano come dote personale ed esperienza acquisita.

Ci dovranno essere poi tutta una serie di abilità che mirano a sviluppare le capacità imprenditoriali, ottimizzare il lavoro di equipe, migliorare le relazioni umane, fidelizzare il cliente e garantire la sua aderenza ai protocolli di cura.

Tutto questo nell’interesse della salute dell’animale ammalato. Il mestiere del veterinario, quindi, non è semplice: si devono affrontare le sfide diagnostiche, ma, prima di ogni cosa, occorre fronteggiare le problematiche sociali, economiche e personali dei proprietari degli animali.

Considerando che per la maggior parte dei medici veterinari la carriera potrebbe comportare la gestione di una struttura e di un team, ci sono tre aree di conoscenza che meritano un’attenzione speciale da parte del medico veterinario:

  • capacità di comunicazione, fondamentale per avere successo non solo con i proprietari ma anche con i colleghi
  • acquisire capacità di leadership, essenziale per chiunque aspiri o si trova a essere a capo di un team
  • acquisire competenze commerciali, un buon background in finanza, strategia e marketing sarebbe un’eccellente aggiunta alle capacità tecnico-scientifiche acquisite. Bilanciare la formazione clinica continua con le capacità organizzative e personali

Promotori di prevenzione più formati

Conoscenza, competenze comunicative, autocoscienza, competenze nell’esame obiettivo e risoluzione dei problemi medici sono interdipendenti: non si può avere l’una senza le altre.

Dalle cure preventive alle soluzioni terapeutiche avanzate, gli studi veterinari stanno rapidamente adottando innovazioni digitali per migliorare il benessere degli animali.

La collaborazione con gli altri professionisti resta sempre un punto fondamentale, una buona occasione per conoscersi e confrontarsi, così come la formazione e l’aggiornamento.

In Italia, il fabbisogno formativo relativo ai professionisti della salute è in crescita in tutti i comparti della sanità e data la carenza di medici veterinari, il Ministero della Salute in sinergia con il Ministero dell’Università, per l’anno accademico 2024-25, hanno determinato un aumentato del fabbisogno di laureati magistrali a ciclo unico in Medicina veterinaria pari a 1.317 unità, 69 in più rispetto allo scorso anno.

Nella ripartizione regionale, il fabbisogno totale è stato così suddiviso:

  • Piemonte: 110
  • Valle d’Aosta: 3
  • Lombardia: 105
  • Provincia Autonoma di Trento: 30
  • Provincia Autonoma di Bolzano: 25
  • Veneto: 90
  • Friuli – Venezia Giulia: 40
  • Liguria: 15
  • Emilia – Romagna: 85
  • Toscana: 80
  • Umbria: 8
  • Marche: 40
  • Lazio: 100
  • Abruzzo: 30
  • Molise: 30
  • Campania: 80
  • Puglia: 120
  • Basilicata: 80
  • Calabria: 40
  • Sicilia: 150
  • Sardegna: 56

Il principio sul quale si basa questa valutazione è stato il pieno accoglimento dei fabbisogni espressi dalle regioni italiane nella Conferenza Stato-Regioni, numeri in generale più alti di quelli comunicati dagli Ordini professionali.

E le competenze che si possono acquisire attraverso percorsi universitari e di alta formazione possono anche avvalersi di altri due aspetti: il viaggiare e la conoscenza di nuove lingue.

In un mondo interconnesso il professionista veterinario che viaggia e ben padroneggia le lingue e ne conosce delle nuove ha un vantaggio competitivo decisivo.

Vivere e lavorare in paesi con settori veterinari più sviluppati e stabilire relazioni con professionisti di altri paesi e culture può fare la differenza.

La crescente tendenza alla specializzazione rende essenziale per ogni medico che voglia distinguersi in una disciplina, come quella della veterinaria, viaggiare e interagire possibilmente con centri di eccellenza in qualsiasi parte del mondo.

Parlano i dati: i Pet fanno bene a tutti, anziani e bambini, fragili e non

Per 9 italiani su 10 gli animali domestici migliorano il benessere delle persone, in particolare di quelle più fragili, rafforzandone il sistema immunitario. Per 1 italiano su 3 è fondamentale il contributo dei veterinari, non solo per curare gli animali ma per promuovere pratiche di prevenzione e modelli di gestione sostenibili che possano garantire il benessere complessivo delle famiglie e della comunità.

È questo ciò che si legge attraverso i dati della ricerca presentata a Roma durante l’evento Pet e Salute: Benessere reciproco e valore sociale nel nostro rapporto con gli animali da compagnia condotta da Aisa – Federchimica, l’associazione delle imprese salute animale, in collaborazione con l’Istituto di ricerca Swg: circa il 90% degli intervistati ritiene che avere cura di un animale domestico contribuisce in modo significativo alla salute psicofisica delle persone più fragili.

“Gli animali da compagnia sono una fonte insostituibile di benessere per milioni di italiani – spiega Paolo Sani, presidente Aisa – in particolare per le persone più fragili. Il loro impatto positivo sul benessere psicofisico è evidente“.

Tra gli anziani, oltre il 60% di chi vive con un animale domestico valuta il proprio benessere psicologico in modo più positivo rispetto a chi non possiede un pet.

E fanno bene anche alle fasce di età più giovani: “gli studi hanno dimostrato che crescere con animali domestici, come cani e gatti, ha un impatto positivo sui bambini contribuendo a rafforzare il sistema immunitario” commenta Marco Melosi, presidente dell’associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi).

Anche Antonio Sorice, presidente della Società italiana di medicina veterinaria preventiva (Simevep), ne è convinto: “Riduzione dello stress, dell’ansia e della depressione, miglioramento delle relazioni sociali, accompagnate da aumento dell’attività fisica, riduzione della pressione sanguigna e rafforzamento del sistema immunitario sono solo alcuni degli effetti benefici della compagnia dei nostri piccoli amici“.

Crediti immagine: Depositphotos

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