La riqualificazione energetica degli edifici è un passaggio obbligato per ridurre le emissioni del settore immobiliare. Spesso si sottolineano i costi di queste misure, indubbiamente elevati, ma a bilanciarli ci sono i vantaggi per l’ambiente e per le comunità in cui vengono realizzati. Che sono rilevanti, come dimostrano diversi esempi anche nel nostro Paese
La direttiva europea sull’efficienza energetica degli edifici, nella sua versione aggiornata ad aprile di quest’anno, ha delineato il perimetro entro cui si giocherà la partita della riduzione dei consumi e delle emissioni del settore residenziale in Europa.
Una partita, scontato dirlo, che muove interessi colossali, che per il continente vengono stimati in quasi 280 miliardi di euro all’anno fino al 2030. E che, anche nel nostro Paese, sono in effetti giganteschi: secondo i dati elaborati da Scenari Immobiliari e Dils, in Italia sono oltre 1,1 milioni gli edifici residenziali costruiti tra il 1946 e il 1989 che necessitano di interventi di riqualificazione.
In altre parole, sarebbero da riqualificare circa 36.300 edifici all’anno per i prossimi trent’anni, con un impatto economico stimato di 22,6 miliardi di euro all’anno, tra costi sostenuti per la costruzione dell’opera e per persone impiegate per la realizzazione dei lavori, costi per le forniture e le subforniture, aumento dei consumi delle famiglie per effetto dei redditi pagati ai dipendenti delle imprese coinvolte nei lavori.
Oltre alle ricadute economiche, questi interventi generano anche ricadute sociali che, servendosi dell’indice Sroi (Social Return on Investment) sono state quantificate in circa 17 miliardi di euro.
Questi progetti di riqualificazione creano infatti valore sociale per i territori e i quartieri attraverso i progetti educativi, i programmi per la formazione professionale e l’inclusione sociale, gli eventi culturali e sportivi, i workshop, le piste ciclabili e i percorsi pedonali, la diffusione del verde urbano e l’attenzione alla sostenibilità che tipicamente li caratterizzano.
I vantaggi, sociali ed economici, della riqualificazione edilizia
Scenari Immobiliari e Dils portano a modello di intervento le riqualificazioni di Chorus Life a Bergamo e di Porta Nuova a Milano, ma nell’ultimo periodo si sono moltiplicati i casi di riqualificazioni socialmente ed ecologicamente virtuose.
Partiamo da Torino, dove Cra-Carlo Ratti Associati, in collaborazione con il gruppo immobiliare Ipi, ha presentato un progetto di riuso per Palazzo Micca, una torre modernista che sorge nel centro della città.
Il progetto, attualmente in fase di approvazione da parte del Comune di Torino, coinvolgerà una superficie complessiva di oltre 27.000 metri quadrati e prevede la rimozione dell’amianto e la creazione di un piano terra permeabile con una nuova galleria, ispirata a quelle che hanno contribuito a rendere famosa la capitale sabauda.
Sempre a Torino, il progetto di rigenerazione urbana Uptown Torino, realizzato dal Gruppo Building e firmato dallo studio Boffa Petrone & Partners, si è aggiudicato il Premio della Giuria alla ventiduesima edizione dei CasaClima Awards.
L’intervento di recupero, effettuato nell’ex complesso dell’ordine La Salle di Villa San Giuseppe, ha interessato una superficie riscaldata di quasi 4.300 metri quadrati. Grazie alla facciata ricoperta da pannelli in fibra di legno riciclato al 99% e all’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto, l’edificio ha ridotto le emissioni di 5 volte rispetto a un edificio tradizionale.
Dopo Torino, un’altra città del Nord Italia, stavolta Milano, con un intervento di riqualificazione che ha riguardato un complesso di sei torri residenziali costruite negli anni Settanta in via Cà Granda.
Le sei torri (ognuna alta 15 piani) hanno una superficie abitabile di circa 30.000 metri quadrati e il progetto di intervento, per un investimento di 35 milioni di euro, è articolato in due fasi: la prima, che coinvolge una torre alla volta, punta al consolidamento sismico e alla riqualificazione energetica dell’involucro edilizio. La seconda, pianificata per il 2025, interessa invece l’intero complesso delle sei torri, e prevede il rifacimento dell’impianto termico.
Con gli interventi realizzati su quattro delle sei torri (tetto verde in copertura, facciata ventilata su isolamento termico e rinforzi in fibra di carbonio) sono già stati ottenuti importanti risultati: il 62% di risparmio energetico (passando dalla classe energetica F alla C), un incremento della resistenza sismica, un miglioramento dell’estetica delle torri e del comfort interno estivo e invernale.
A conclusione dell’intervento, a fine 2025, le vecchie caldaie saranno sostituite da pompe di calore e le torri diventeranno edifici a energia quasi zero (Nzeb).
Risultati importanti per un intervento che è stato selezionato come esempio di Best Practice dal Building Performance Institute Europe (Bpie) e da Renovate Europe, un’iniziativa dell’Alleanza europea delle imprese per l’efficienza energetica degli edifici (EuroAce, European Alliance of Companies for Energy Efficiency in Buildings).
Crediti immagine: Depositphotos












