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Vini di Sicilia: la svolta è la vitecologia

vini sicilia
Immagine scattata nella sede di Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia

Resilienza alla crisi ambientale vuol dire anche produrre vini migliori per chi li beve e per l’ambiente. Tra le soluzioni discusse durante il terzo simposio organizzato da Fondazione SOStain Sicilia anche quella di produrre una bottiglia in vetro riciclato a km zero, ovvero prodotta sull’isola. Ecco perché Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia approvano

C’erano più di 23 gradi a Palermo quando ha preso il via terzo simposio sulla produzione di vino in Sicilia, organizzato anche quest’anno da Fondazione SOStain Sicilia creata dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia e le 44 cantine siciliane associate.

Arrivare sull’isola da Milano a fine ottobre e imbattersi in giornate caldo estive è piacevole, ma anomalo. E anche gli stessi siciliani sono preoccupati da queste estati infinite e, soprattutto, dalla crisi idrica. Anche la produzione di vino ne risente.

Ottime annate, ma con cali notevoli di vino da imbottigliare tanto che la Doc Sicilia prevede rese massime più basse per ettaro rispetto alle precedenti normative. Qualità dunque rispetto alla produzione.

È ben chiaro come tutto stia diventando un problema di sostenibilità ambientale ed economica. Alberto Tasca d’Almerita è il presidente della fondazione. Siamo a casa sua e nel suo manifesto deduciamo una massima importante: “Scegliere e consumare lo stretto necessario“.

Nel frattempo l’invito agli associati, ma non da oggi, è di adottare tecnologie e soluzioni che abilitino i vitigni e i processi di produzione alla resilienza. Il clima può diventare un nemico, quasi come i patogeni che attaccano (ma non solo da oggi) le piante.

Per fortuna le soluzioni ci sono e si possono facilmente adottare aiutati anche dall’intelligenza artificiale che, se usata bene, dà una grande mano nelle previsioni climatiche e, soprattutto, nella prevenzione degli eventi estremi, con anche la capacità di ponderare l’uso di energia e finanche la gestione della movimentazione, che va dai trattori in campo alla spedizione dei colli in tutto il mondo.

Lucio Brancadoro, professore associato del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali – Produzione, Territorio, Agroenergia dell’Università Statale di Milano è convinto che una buona soluzione per i vitigni siciliani sia anche valutare il biochar.

È tremila anni che si usa afferma il professore. Come mai è andato fuori moda? “Per i costi” non nasconde. Ma, proprio perché l’idea è lavorare insieme, potrebbe risultare utile consorziare un sistema di produzione di biochar raccogliendo le potature e rimettendo in campo questa carbone attivo, che è capace di sequestrare la CO2 almeno per 90 anni – e i calcoli mostrano come 1 tonnellata di biochar equivale a 2 fissate nel suolo.

L’unione fa la forza

Condividere i percorsi di buone pratiche è un fattore fondamentale ed è una sorta di appello a noi italiani che tendiamo a farlo il meno possibile. Ragionare insieme, magari anche su un’idea di bottiglia Made in Sicily, perché potrebbe essere veramente un valore raccogliere il vetro esausto come si deve e trasformarlo nei forni territoriali.

Il tema è introdotto da Lucrezia Lamastra, coordinatrice comitato scientifico della Fondazione e docente del Dipartimento di Scienze e tecnologie alimentari per una filiera agro-alimentare sostenibile (DiStas) dell’Università Cattolica di Milano).

O-I Glass, multinazionale con 10 stabilimenti in Italia – di cui uno proprio in Sicilia (a Marsala, in provincia di Trapani) – e Sarco, azienda fornitrice di rottami di vetro sono già pronti a lavorare accanto a 180 comuni siciliani che hanno già aderito.

Non è marketing (anche se un nuovo logo fa capolino ovvero Comuni 100%Sicilia), bensì una soluzione ambientale perché in questo modo si eviterebbe 1 tonnellata di CO2 ogni 6 tonnellate di vetro riciclato in loco e 1,2 tonnellate di risorse naturali risparmiate.

Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia è convinto della bontà dell’operazione: “Il progetto della bottiglia di vetro a km0 – spiega – è un’iniziativa, che possiamo definire assai virtuosa sia dal punto di vista ambientale che di supply chain in un periodo così complicato come quello che stiamo vivendo, è nata dalla collaborazione tra Fondazione SOStain, O-I Glass, multinazionale leader nel settore presente in 20 Paesi e con 10 stabilimenti in Italia di cui uno proprio in Sicilia (a Marsala, in provincia di Trapani), e Sarco, azienda fornitrice di rottame di vetro“.

“Trasportare il rottame di vetro in Sicilia – continua Rallo – genera minori emissioni che importare la materia prima sabbia dall’estero. Inoltre, per produrre una bottiglia con rottame di vetro è necessario circa un 30% in meno di energia. Fondere la sabbia è molto più dispendioso che fondere il vetro“.

Si tratta quindi di un nobile progetto di economia circolare e rientra tra le pratiche già adottate in questo solco come “il riutilizzo dei sottoprodotti della vinificazione, la riduzione ed il riutilizzo dei rifiuti, e l’adozione di tecnologie per il risparmio energetico e idrico” fa notare ancora il presidente del Consorzio di Tutela, nonché proprietario insieme alla sorella delle cantine Donnafugata.

Biologico e integrato sono altri trend forti che mostrano come il vino in Sicilia voglia sempre più essere vitecologico (il tema è annunciato durante il simposio da Mattia Filippi, esperto di sviluppo enologico di UvaSapiens) che è poi la messa in campo tra i filari de l’agroecologia. O almeno questa è la strada. Doverosa per una Regione che è circondata da Aree Marine protette e biodiversità più unica che rara.

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