Home Green Jobs Come far rivivere il legno? Lo chiediamo a Stefano Pisano

Come far rivivere il legno? Lo chiediamo a Stefano Pisano

stefano pisano

Creatività e passione per i materiali nel recupero e riuso di strumenti musicali e nel restauro di mobili: sono le doti di un maestro della lavorazione del legno. Lo incontriamo nel suo laboratorio nella Lomellina

Stefano Pisano ama circondarsi di legno, molto di questo di recupero che poi lo lavora fornendogli foggia e anima, tanto che ricorda un moderno Mastro Geppetto. Nato geologo, dalla Sicilia si trasferisce in Sardegna e, dopo aver fatto mille lavori, approfondito e praticato l’ayurvedica, capisce che è il legno a dargli vita. Anche professionale.

Lo incontriamo in un laboratorio da liutaio (ma non solo) nella Lomellina lombarda.

I legni, una passione che viene da lontano

Come ama raccontare, la sua passione per i legni, tutti i tipi di legno (anche quello meno pregiato) viene da lontano, come la passione per la musica, che nel suo attuale mestiere di liutaio trovano la perfetta sintesi.

Stefano è nato a Catania da genitori migranti sardi in quella città, dove lui è restato fino all’inizio del liceo. Nei suoi ricordi di bambino e di adolescente vibrano particolarmente le sensazioni che provava passando davanti alle botteghe artigiane di falegnami ed ebanisti, le cui porte erano sempre aperte e dalle quali uscivano profumi di legni, di resine e di colle.

Ma anche la meraviglia che provava nell’osservazione dei maestri d’ascia, che lavoravano nel cantiere nautico ai piedi dell’Etna che, come ricorda, “era il mio parco giochi preferito, dove vedevo nascere pescherecci costruiti con le tecniche tradizionali e dove osservavo con grande curiosità i diversi trattamenti dei legni e le tecniche di piegatura“.

La scintilla nasce con il laboratorio pubblico di Milano Terra del Fuoco per le arti manuali che riguardano il legno (al quale si era avvicinato per la riparazione della sua chitarra) a rappresentare il momento di svolta che lo ha portato a fare una scelta di campo più precisa: intraprendere un’attività artigianale strettamente connessa con creazioni manuali e con il trattamento del legno.

Da qui anche l’approfondimento della materia, attraverso un lungo e intenso percorso formativo, iniziato con corsi di restauro del mobile presso l’Istituto di formazione Fleming del Comune di Milano, dov’è avvenuto anche l’incontro magico con il suo maestro, Bruno Ernestini.

A questa esperienza ha  fatto seguito la formazione presso l’Istituto Nazionale Superiore per il restauro del Mobile di Genova e, successivamente, l’incontro con il suo maestro di liuteria, Mario Rubio.

Tappe fondamentali che gli anno permesso, come vedremo, di arricchirsi di ulteriori competenze nella lavorazione del legno. Ricorda Stefano: “Pratica di studio particolarmente stimolante e sfidante, durante quei corsi, era l’analisi dell’oggetto, del problema connesso allo stesso e l’individuazione della migliore soluzione, in termini di qualità del risultato, tempi di esecuzione, costi“.

Nei legni (volutamente al plurale) si riassumono alcuni  aspetti di un’economia basata sull’apprendimento di antichi mestieri e di un lavoro manuale di artigianato puro, della possibilità di recuperare oggetti, riusarli evitando sprechi e valorizzando le loro storie.

Di fatto, i principi di base di un’economia circolare che vede la persona al centro di un sistema produttivo più a misura e più legato anche al riconoscimento diretto da parte della clientela.

Questi sbocchi non erano ancora così chiari a Stefano prima di iniziare anche a insegnare nei corsi che, in un passaggio di mano, il suo maestro gli ha chiesto di tenere, ma da quel momento è certo che è emerso in tutta la sua evidenza quel livello di responsabilità nell’educare dei giovani, non solo italiani ma anche migranti di varie nazionalità, a possibili sbocchi lavorativi molto diversi dal posto fisso, che permettono di alimentare capacità manuali, curiosità, ricerca e stupore.

Perché, per dirla con Stefano, “Finché c’è il desiderio di apprendere il bambino che è in noi è sempre vivace. Quindi, all’età di 65 anni mi ritrovo a vivere ancora come un eterno apprendista“.

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