Home Agricoltura 4.0 E perché mai il legname fluitato non si può toccare?

E perché mai il legname fluitato non si può toccare?

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C’è sempre più legname depositato nell’alveo e sulle sponde di fiumi, torrenti e laghi a causa di eventi estremi, ma la legge proibisce ai cittadini di prenderlo. Ora qualcosa si sta muovendo. Ne parliamo con Aiel che ha proposto un emendamento specifico al Governo

Lo chiedono i cittadini e anche molti amministratori locali che non sanno più dove mettere il legno che approda accumulandosi su fiumi, laghi spiagge. Tecnicamente si chiama legname fluitato, ossia depositato nell’alveo e sulle sponde di fiumi, torrenti e laghi da agenti atmosferici.

Guai a chi lo tocca: tutto è bloccato dalle incertezze normative (leggi proibito toccare senza autorizzazione), che attualmente ostacolano la valorizzazione energetica di molti residui del verde e che una volta finivano anche nei camini di tante case degli italiani.

Così Aiel, Associazione Italiana Energie Agroforestali, è scesa in campo e ha promosso uno specifico emendamento al Dl Ambiente presentato e sostenuto da senatori bipartisan.

L’emendamento punta a chiarire che i residui derivanti dalla manutenzione del verde sono da considerare sottoprodotti, nel rispetto dei requisiti dell’articolo 184-bis del Testo Unico Ambientale.

Ciò favorirebbe la valorizzazione energetica dei residui legnosi, riducendo la quantità di rifiuti da smaltire e promuovendo l’utilizzo in ottica circolare di questo materiale energetico rinnovabile.

Per saperne di più abbiamo incontrato Domenico Brugnoni, presidente di Aiel, che lo dice chiaramente…

“Confidiamo che il Parlamento accolga favorevolmente l’emendamento, riconoscendo l’importanza strategica dell’approccio circolare portato avanti dalla filiera legno-energia per il Paese. La valorizzazione dei residui del verde urbano come sottoprodotti rappresenta un passo importante verso un modello di sviluppo sostenibile, capace di generare benefici ambientali, economici e sociali“.

Qual è secondo lei l’ostacolo maggiore che deve essere risolto per dare libera gestione a questi sottoprodotti legnosi?

L’ostacolo principale è l’incertezza normativa riguardante la classificazione dei residui legnosi derivanti dalla manutenzione del verde urbano e peri-urbano.

Attualmente, interpretazioni restrittive delle normative europee e nazionali tendono a considerare questi residui come rifiuti anziché come sottoprodotti.

Questa classificazione comporta procedure di gestione più complesse e onerose, limitando la possibilità di valorizzare energeticamente queste biomasse. È necessario un chiarimento definitivo che riconosca questi materiali come sottoprodotti, nel rispetto dei requisiti dell’articolo 184-bis del Testo Unico Ambientale.

Ciò permetterebbe una gestione più efficiente e sostenibile, favorendo l’economia circolare e riducendo gli oneri per le amministrazioni pubbliche e gli operatori del settore.

È anche una questione economica: a chi spetta la gestione di questo legno?

Assolutamente sì, è una questione economica di rilievo. Se i residui del verde urbano sono classificati come rifiuti, i Comuni devono sostenere costi significativi per il loro smaltimento, stimati tra 150 e 180 milioni di euro all’anno a livello nazionale.

Al contrario, se questi materiali fossero valorizzati come sottoprodotti, potrebbero generare un potenziale guadagno di circa 45 milioni di euro, distribuito lungo la filiera locale del legno-energia.

La gestione di questo legno dovrebbe essere affidata a imprese specializzate nella valorizzazione energetica delle biomasse legnose e nella produzione di biocombustibili da filiera corta, in collaborazione con gli enti locali.

Questo approccio non solo ridurrebbe i costi per le amministrazioni pubbliche, ma promuoverebbe anche lo sviluppo economico locale, creando posti di lavoro e favorendo l’uso di fonti energetiche rinnovabili.

I cittadini come possono supportare questa vostra iniziativa politica?

I cittadini possono svolgere un ruolo attivo nel supportare questa iniziativa. Innanzitutto, informandosi sull’importanza della valorizzazione dei residui del verde urbano come fonte di energia rinnovabile e sui benefici ambientali ed economici che ne derivano.

Possono sensibilizzare le amministrazioni locali, rivolgendosi ai propri rappresentanti politici, a livello locale e nazionale, per esprimere il sostegno a iniziative legislative che favoriscano la valorizzazione energetica dei residui legnosi.

Inoltre, possono aderire e lanciare campagne di informazione e sensibilizzazione promosse da associazioni come Aiel, condividendo queste tematiche attraverso i propri canali social e coinvolgendo amici e conoscenti anche partecipando attivamente a incontri pubblici, esprimendo il proprio sostegno a politiche che promuovano l’economia circolare e la sostenibilità.

Infine, adottare comportamenti responsabili nella gestione della manutenzione del verde privato, affidandosi a professionisti qualificati in grado di gestire correttamente i residui, contribuisce a creare una cultura diffusa che riconosca l’importanza strategica dell’approccio circolare portato avanti dalla filiera legno-energia per il Paese.

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