Cala il noleggio perché il nuovo Codice della Strada obbliga a guidare i monopattini con il casco. Ma siamo sicuri che sia il vero problema di questi mezzi?
Eccoli, puntuali come un orologio e come la logica lasciava presumere e prospettare: cominciano a vedersi gli effetti collaterali di alcuni articoli inutilmente paternalistici del nuovo Codice della Strada.
L’obbligo del casco per i monopattini
“Il noleggio ha subito un crollo del 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno per via dell’obbligo del casco“. Sono parole di Andrea Giaretta, vicepresidente di Assosharing, il quale avanza dubbi anche su altre parti della norma che interessa il monopattino.
Compreso l’aspetto di vera sicurezza e dell’igiene. Un casco a noleggio, di taglia maggiore del necessario (se di taglia minore non si riesce a indossarlo) non serve a nulla a chi lo indossa, così come risulta difficilmente proponibile se non correttamente igienizzato fra un noleggio e un altro.
Il casco, aggiungo io, serve a poco se chi lo indossa viene investito da un incapace alla guida di una automobile a 50 chilometri orari. Che è quello che succede nella maggioranza delle collisioni cittadine.
La ratio della modifica al Codice della Strada, che racconta di un provvedimento per la sicurezza di chi lo guida, si sta rivelando un fallimento. Il monopattino, per definizione, è un mezzo leggero, piccolo, agile e che occupa poco spazio. Qualsiasi orpello imposto per la guida del monopattino evidentemente è un ostacolo all’uso del monopattino stesso.
Ma questa ratio, che sostanzialmente dissuade gli utenti dall’uso del mezzo, riversa gli utenti stessi su altre forme di mobilità. Chi può permetterselo economicamente e logisticamente, torna in automobile, contribuendo nuovamente a intasare le città.
E le aziende di sharing mobility ritirano i mezzi a noleggio e vanno in crisi economica.
Anche perché, se chi ha un monopattino elettrico personale alla fine un casco lo compra e patisce la seccatura di doverselo portare sempre dietro, per le aziende che fanno noleggio di monopattini invece è tutto più complicato e costoso perché “non esiste un modo sicuro per agganciare i caschi ai mezzi“.
Inoltre, le aziende di sharing sono costrette a ricomprare frequentemente i caschi danneggiati e soprattutto rubati. Come sempre il problema sta nel fatto che chi pretende di fare normative (anche) per i monopattini, non usa i monopattini.
E quindi è portato a pensare che il monopattino sia classificabile e attrezzabile alla stregua di uno degli scatoloni di ferro vetro e plastica, lunghi 4/5 metri e larghi quasi due, che affollano le strade italiane.
Scatoloni nel quale poter riporre senza grossi problemi qualsiasi oggetto. Nella realtà il monopattino, specialmente quelli pieghevoli, non ha nessun tipo di gancio per poter lasciare in sicurezza il casco.
Ma evidentemente, come già ha detto in altre occasioni, il casco di per sé comincia a essere una sorta di cavallo di Troia per imporne l’uso anche per chi viaggia in bicicletta. E saremmo l’unico paese in Europa.
Un cavallo di Troia quello del casco, che potrebbe avere gli stessi effetti sulla riduzione degli utenti della bicicletta, privata oppure a noleggio. Oppure in alternativa, ancora più grave, l’infrazione alla norma del Codice della Strada non indossando il casco pur continuando a usare la bicicletta (chi non usa il casco in monopattino rischia da 100 a 400 euro di multa).
È di nuovo facile prevedere cosa potrebbe decidere di fare del casco la signora Maria uscita dal parrucchiere. Ma, come sottolineato in tempi recenti, mentre risulta molto facile individuare chi non indossi il casco mentre pedala o mentre va con il monopattino, quindi sanzionarlo adeguatamente o peggio addirittura esponendolo al pubblico ludibrio, non è altrettanto facile pescare quelli che guidano mentre hanno il telefono in mano.
Con l’unica vera differenza che chi guida con il telefono in mano è un potenziale assassino, mentre chi procede in bicicletta senza indossare il casco nella peggiore delle ipotesi mette a rischio solo la propria vita.
Di nuovo una delle bugie e fumo negli occhi il nuovo Codice della Strada.
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Marco Fardelli architetto e designer, ogni anno percorre circa 3.500 km in bicicletta in città, in ogni stagione, per "razionalizzare la mobilità urbana cambiandone l'orientamento, i mezzi e i metodi di spostamento" | Facebook | CityBustoBike










